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Conte perde la maggioranza assoluta al Senato

19 Gennaio 2021 | Autore:
Conte perde la maggioranza assoluta al Senato

La fiducia ottiene 156 voti a favore contro i 161 necessari. I voti contrari sono 140, le astensioni 16. Attesa per la mossa del premier.

«Se i numeri non ci sono il Governo va a casa, non va avanti». Così ha detto il premier, Giuseppe Conte, durante la replica ai lunghi, quasi interminabili interventi dei senatori che hanno preceduto il voto di fiducia al suo Esecutivo. I numeri della maggioranza assoluta, in effetti, non ci sono: la fiducia ha raccolto 156 voti a favore, 140 contrari e 16 astensioni (due in meno rispetto al numero di parlamentari di Italia Viva. Ora, si attende di capire se Conte terrà fede alla sua parola e salirà al Quirinale per consegnare le dimissioni al Capo dello Stato o prenderà altro tempo per valutare le prossime mosse, tenuto conto che tra i voti a favore ci sono quelli di tre senatori a vita (Liliana Segre, Mario Monti ed Elena Cattaneo) e due di Forza Italia (Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin, entrambi espulsi immediatamente dal partito).

Il risultato finale si è fatto attendere più del dovuto a causa di un «giallo» che ha riguardato il senatore ex M5S Lello Ciampolillo e quello del Psi Riccardo Nencini, arrivati al fotofinish al termine della seconda chiama. La Presidenza aveva appena dichiarato chiusa la votazione, mentre i due parlamentari sostenevano di essere arrivati in tempo. Si è resa necessaria, addirittura, la richiesta della presidente Elisabetta Alberta Casellati di visionare il video dei minuti precedenti della seduta per sapere se entrambi potevano essere ammessi al voto. Si potrebbe dire, insomma, che c’è stato bisogno del Var anche al Senato. Alla fine, sono stati ammessi e hanno votato quasi mezz’ora più tardi di tutti gli altri.

La lunga giornata della partita decisiva è iniziata alle 9.30, con l’arrivo di Conte a Palazzo Madama. Pochi minuti dopo, ha letto il suo intervento, praticamente lo stesso pronunciato ieri alla Camera, se non con qualche connotazione più dura nei confronti di Italia Viva. Un riepilogo dei risultati portati a casa dall’Esecutivo e di come la maggioranza è riuscita a «trasformare la sfida della pandemia in opportunità».

Mai nessun riferimento diretto a Matteo Renzi. Mai pronunciato il suo nome. Il premier ha scelto di non menzionarlo, ma è stato a tutti fin troppo chiaro che ha addossato ogni responsabilità a Italia Viva nel definire la crisi «senza alcun plausibile fondamento». «Agli occhi di chi ci guarda – ha proseguito Conte – ci sono contrappunti polemici, sterili, incomprensibili per chi si misura con l’emergenza economica e i rischi per il futuro».

Nel pomeriggio, Renzi è passato all’attacco. Ha rimproverato a Conte mancanze nella gestione della crisi economica e pandemica, lamentando che il Governo non investe su scuole e sanità. Soprattutto, ha accusato il premier di «cambiare spesso idea pur di non perdere la poltrona».

«Ha cambiato la terza maggioranza in tre anni – l’affondo del leader di Italia Viva -. Ha governato con Salvini, so che oggi è il punto di riferimento del progressismo ma ha firmato i decreti Salvini. Poi è diventato europeista e ora si appresta a cambiare la terza maggioranza diversa. Lei non può cambiare le idee per mantenere la poltrona».

Nella sua replica, dopo una lunga serie di interventi di altri senatori, Conte ha risposto anche a Renzi, togliendosi molti sassolini dalle scarpe. «Potevamo confrontarci – ha fatto presente al numero uno di Italia Viva -, ma voi avete scelto un’altra strada, non quella della leale collaborazione, ma degli attacchi mediatici. Questo è fare il bene del Paese?». E sulle poltrone: «L’importante è sederci con disciplina e onore».

Durante le dichiarazioni di voto, Matteo Salvini ha criticato l’operato del Governo e tentato l’affondo, sostenendo che Conte stia «cercando dei complici da pagare per mantenere le poltrone». Poi, si è guadagnato un richiamo formale della presidente del Senato Casellati per aver fatto una battuta in cui riportava una frase di Beppe Grillo a proposito dei senatori a vita: «Non morite mai, o morite troppo tardi».



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