Diritto e Fisco | Articoli

Delitti contro la maternità: quali sono?

3 Maggio 2021 | Autore:
Delitti contro la maternità: quali sono?

Cosa dice il Codice penale a proposito dell’interruzione di gravidanza per colpa o non consensuale e quali sono le pene previste.

L’interruzione di una gravidanza contro la volontà della madre e del padre è, probabilmente, uno dei traumi più drammatici e insopportabili per una coppia, in particolare per la donna che portava il bambino in grembo. Il Codice penale riconosce in particolare due delitti contro la maternità: quali sono? Uno riguarda l’interruzione colposa, l’altro quella non consensuale.

Nel primo caso, come vedremo tra poco nel dettaglio, l’obiettivo della norma è quello di tutelare in primis il feto. Si parla, ad esempio, dei casi di malasanità, di un ginecologo incompetente che non avverte il rischio di un aborto spontaneo e non interviene tempestivamente per salvare la vita del nascituro. Ma anche di chi provoca un incidente stradale e, tra le conseguenze, c’è anche la morte del feto. Nel secondo, invece, si cerca di difendere il diritto della donna a portare a termine la gravidanza. In entrambi i casi sono previste delle pene severe.

Ecco, spiegati secondo quanto contemplato nel Codice penale, quali sono i delitti contro la maternità.

Delitti contro la maternità: l’interruzione colposa

Sono episodi che, ad una donna incinta, possono causare la perdita del figlio che stava aspettando. Casi che configurano uno dei delitti contro la maternità, ovvero il reato di interruzione colposa di gravidanza [1].

Dice il Codice penale: «Chiunque cagiona a una donna per colpa l’interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni».

Il Codice dice espressamente «per colpa». E qui c’è da fare un’importante precisazione. Esistono tre modi di commettere un reato: con dolo, in maniera preterintenzionale e, appunto, per colpa.

Nel primo, chi commette il delitto ha intenzione di ottenere il risultato provocato dalla sua azione. È il caso di chi spara un uomo alla testa con la volontà di ucciderlo.

Il secondo, cioè il delitto preterintenzionale, è quello commesso da chi vuole aggredire una persona senza l’intenzione di ottenere il risultato provocato dalla sua azione. È il caso di chi dà un pugno ad un altro, quest’ultimo cade, batte la testa e muore. Non aveva la volontà di uccidere ma «solo» di picchiarlo.

Poi, c’è il delitto per colpa, o colposo. In questo caso, non si vuole fare del male, tanto meno ottenere il risultato provocato da un’azione. È il caso di chi non vede un segnale di stop ad un incrocio stradale e causa un incidente in cui muore una persona. O, per avvicinarsi al caso nostro, di chi costringe una donna incinta a lavorare nonostante abbia diritto alla maternità e questo possa compromettere il normale decorso della gravidanza fino a causare la morte del feto.

L’articolo del Codice penale appena riportato riguarda quest’ultima ipotesi, cioè quello in cui l’interruzione della gravidanza avviene per colpa.

Il reato, tuttavia, non consiste solo nell’uccisione del feto. Infatti, la norma continua: «Chiunque cagiona a una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal primo comma, diminuita fino alla metà». In quest’ultimo caso, se il fatto è commesso con la violazione delle norme relative alla tutela del lavoro la pena è aumentata.

Delitti contro la maternità: l’interruzione non consensuale

In questo caso, il contesto in cui avviene l’interruzione della gravidanza è più delicato. Qui si parla di chi impedisce una donna di portare a termine la gravidanza contro la volontà della mamma. Infatti, il Codice penale dice: «Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno» [2].

Come ben si può immaginare, si parla dell’adolescente che rimane incinta ed è costretta suo malgrado ad abortire per imposizione dei genitori o del fidanzato o della donna sposata o convivente che scopre di aspettare un bambino e deve abortire, pur volendo portare avanti la gravidanza, per le minacce del compagno o del marito che non vuole figli. Ma anche – caso forse meno frequente – di chi perde il bambino che aspetta perché, a sua insaputa, ha assunto qualche sostanza in grado di interrompere la gravidanza procuratale di proposito da qualcuno.

La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a riportare lesioni alla donna. Ad esempio, in un caso di violenza domestica, di una rapina in cui la donna viene picchiata o di violenza sessuale. La pena viene dimezzata se dalle lesioni deriva l’acceleramento del parto, cioè se il bambino non muore.

Per completezza, occorre aggiungere che se dai fatti elencati «deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave quest’ultima pena è diminuita».


note

[1] Art. 593-bis cod. pen.

[2] Art. 593-ter cod. pen.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube