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Contatore acqua non funzionante: ricostruzione consumi

23 Gennaio 2021
Contatore acqua non funzionante: ricostruzione consumi

Ho ricevuto una bolletta per fornitura acqua di importo esorbitante e, da verifica effettuata, il contatore risulta infatti non conforme, ovvero le misure effettuate rilevano un errore fuori dalle tolleranze massime ammesse dalla legge. Il contatore non conforme come da verifica effettuata, può essere considerato uno strumento di misura legale affidabile? La fattura è legittima?

Ai sensi dell’art. 30 del Testo integrato per la regolazione della qualità contrattuale del Servizio Idrico Integrato ovvero di ciascuno dei singoli servizi che lo compongono (allegato alla Delibera ARERA del 23 dicembre 2015 – 655/2015/R/idr.), qualora, in seguito a verifica, il misuratore risulti guasto o malfunzionante, il gestore deve procedere alla sostituzione dello stesso, che dovrà essere effettuata a titolo gratuito, dandone comunicazione all’utente finale in sede di risposta contenente l’esito della verifica stessa unitamente alla data in cui intende procedere alla sostituzione.

Inoltre, sempre ai sensi del medesimo articolo, il gestore deve procedere alla ricostruzione dei consumi non correttamente misurati. La ricostruzione deve avvenire “sulla base dei consumi medi degli ultimi tre anni, ovvero, in mancanza di questi, sulla base dei consumi medi annui degli utenti caratterizzati dalla stessa tipologia d’uso”.

Gli importi calcolati sulla base dei nuovi consumi devono essere fatturati nella prima bolletta utile emessa dopo la sostituzione del misuratore malfunzionante.

Ai sensi dell’art. 35 del medesimo Testo integrato, la fatturazione e l’emissione della fattura devono avvenire sulla base dei consumi, relativi al periodo di riferimento. Nell’utilizzo dei dati relativi ai consumi dell’utente finale, il gestore è tenuto al rispetto del seguente ordine di priorità:

a)dati di lettura;

b)in assenza di dati di lettura, dati di autolettura;

c)in assenza di dati di cui alle precedenti lettere a) e b), dati di consumo stimati.

Ciascun gestore è tenuto ad esplicitare chiaramente in un documento, reso noto all’utente finale, le modalità di calcolo dei consumi stimati per la fatturazione in acconto.

Le modalità di fatturazione devono essere tali da minimizzare, nel corso dell’anno, la differenza tra consumi effettivi e consumi stimati.

Le suddette disposizioni sono richiamate anche dal Regolamento del Gestore ove, in proposito alla verifica negativa sul contatore, si legge che “Se risulta, invece, un errore superiore ai limiti di tolleranza stabiliti, il Gestore si accolla i costi di tale operazione, provvede a sostituire il misuratore di consumi, ricostruisce i consumi con le modalità indicate dall’Autorità, con effetto retroattivo dall’ultima lettura regolare non contestata dall’Utente finale”.

Inoltre, “In caso di indisponibilità per un utente finale dei dati di misura ottenuti in base a raccolta da parte del personale incaricato dal gestore o da autoletture, il Gestore procede alla stima dei dati di misura relativamente ad un determinato intervallo temporale da fatturare calcolando il consumo stimato (Cs) così come previsto all’art 11 del TIMSII (consumo medio annuo/365 giorni x giorni da stimare). Nello stesso modo si procede alla ricostruzione dei consumi in seguito alla sostituzione del misuratore guasto o malfunzionante, stimando il consumo da fatturare partendo dalla data dell’ultimo dato di misura disponibile”.

Ebbene, alla luce di quanto precede, visto che è stato accertato che il contatore non risulta correttamente funzionante (l’esito della verifica riporta: “l’errore rilevato nella prova n° 6 è risultato fuori tolleranza del relativo errore massimo ammesso”), il Gestore avrebbe dovuto procedere con la sostituzione e la ricostruzione dei consumi sulla base dei consumi medi degli ultimi tre anni.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv.Maria Monteleone


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