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Eredità e successione

3 Maggio 2021 | Autore:
Eredità e successione

Le regole che la legge stabilisce sul trasferimento del patrimonio di una persona defunta: chi ha diritto ad ereditare e cosa bisogna fare in pratica.

La morte di una persona di famiglia è, salvo poche eccezioni, un dolore che nell’immediato non consente di pensare a questioni pratiche e di carattere economico. Tuttavia, trascorsi alcuni giorni, occorre attivarsi per svolgere alcuni adempimenti prescritti dalla legge; in particolare, gli eredi devono decidere se reputano conveniente succedere al defunto e compiere di conseguenza una serie di attività. Altre volte, a seguito del decesso di un parente con il quale non c’era frequentazione, si apprende di essere i suoi unici congiunti ed eredi, pur in mancanza di un vincolo affettivo: se il defunto era una persona ricca è una bella sorpresa, che però impone di sapere come muoversi.

Come funzionano eredità e successione? Come si diventa eredi? Succedere a una persona defunta comporta dei rischi? In questo articolo troverai la risposta a queste e ad altre domande: è una piccola guida pratica per orientarsi tra scelte e adempimenti.

Cosa è la successione?

Quando una persona muore, si apre la successione. Il patrimonio del defunto (che è detto de cuius, ossia soggetto della cui eredità si tratta) viene trasferito ad altri.

Il Codice civile [1] contiene le regole che devono servire da guida nell’individuazione degli eredi e negli adempimenti che vanno attuati.

Innanzitutto, si distinguono tre forme di successione:

  • successione legittima [2]. Se il de cuius non ha lasciato un testamento il suo patrimonio va alle persone individuate dalla legge. Si tratta dei parenti, a partire da quelli più prossimi, come il coniuge e i figli, per finire con quelli più lontani, fino al sesto grado (ad esempio zii e cugini). La presenza di soggetti con un grado più stretto di parentela esclude gli altri: ad esempio se vi sono coniuge e figli la successione dei fratelli è esclusa;
  • successione testamentaria [3]. In questo caso, il defunto ha lasciato un testamento. Quest’ultimo può essere olografo, ossia un documento da lui redatto a mano e firmato, che i parenti trovano nella sua casa; pubblico, se il de cuius ha dettato le sue ultime volontà a un notaio; segreto, se egli ha consegnato al notaio una busta contenente le sue disposizioni e il professionista l’ha conservata;
  • successione necessaria [4]. Anche se il de cuius ha fatto testamento, vi sono alcuni congiunti stretti che hanno necessariamente diritto ad ereditare, anche contro la sua volontà. Si tratta del coniuge, dei figli e dei genitori. A queste persone spetta in ogni caso una quota minima del patrimonio del defunto e possono difendere tale loro diritto nel modo che vedremo tra poco.

Chi sono gli eredi?

Sono eredi coloro che succedono nel patrimonio del de cuius per intero o per una quota di esso: ad esempio la metà, un terzo, un quarto e così via.

Il patrimonio del defunto comprende diverse voci:

  • quelle attive. Si tratta della proprietà di beni immobili (case, terreni, magazzini) e mobili (oggetti di vario tipo, arredi); del denaro contante; dei depositi in banca; di eventuali titoli; di crediti verso terzi;
  • quelle passive, cioè eventuali debiti che il defunto aveva verso altre persone o enti.

L’erede, dunque, non acquisisce beni ben determinati, ma una quota che corrisponde a una parte del patrimonio.

Facciamo un esempio.

Poniamo che il de cuius, di nome Franco, sia morto vedovo, lasciando tre figli e senza avere fatto testamento. Il suo patrimonio ha un valore di 900 mila euro. Secondo la legge, i tre figli sono i suoi unici eredi e a ciascuno di essi spetta una quota del patrimonio, del valore di 300 mila euro. Dovranno quindi dividere tra loro i beni, il denaro e i crediti del padre in tre parti, ognuna delle quali abbia questo valore. Poiché il defunto ha lasciato debiti per tremila euro, ognuno degli eredi dovrà farsene carico per un terzo, quindi per mille euro.

Diverso dall’eredità è il legato. Si tratta di una disposizione che può essere contenuta solo in un testamento, con cui il de cuius lascia un suo bene specifico ad una persona. Ad esempio: “Lascio a Maria la villa al mare”. Colui che riceve il legato è detto legatario; acquisisce soltanto il bene indicato dal testatore e non gli succede nei debiti.

Come sapere se si è eredi?

Come sapere, alla morte di un congiunto, se si ha diritto all’eredità? Occorre, innanzitutto, verificare la presenza di un eventuale testamento.

Si possono verificare i seguenti casi:

  • si trova un testamento olografo nella casa del defunto. Le persone indicate nel documento come eredi devono quindi andare da un notaio chiedendone la pubblicazione. Il professionista riproduce il testamento in un suo atto, attribuendogli così pieno valore legale;
  • il de cuius aveva dichiarato le sua ultime volontà a un notaio. Sarà quest’ultimo quindi a chiamare le persone indicate come eredi e gli eventuali legatari.

Se non vi è nessun testamento, gli eredi sono quelli indicati dal Codice civile a proposito della successione legittima. In ordine si tratta del coniuge, dei figli, dei genitori, fratelli e sorelle, degli altri parenti fino al sesto grado. Come abbiamo detto, la presenza di parenti più stretti esclude quelli più lontani. Se non vi sono parenti al de cuius succede lo Stato.

Abbiamo anche visto che alcuni familiari più intimi (coniuge, figli, genitori), detti legittimari, hanno diritto almeno a una quota minima del patrimonio del defunto, anche se quest’ultimo ha fatto testamento. Questa quota viene detta di legittima o di riserva; la restante parte del patrimonio del de cuius è detta disponibile. Se egli, mediante testamento o donazioni effettuate mentre era in vita, ha intaccato la quota disponibile, i legittimari possono rivolgersi al giudice per ripristinarla, mediante una specifica azione denominata di riduzione.

Cosa occorre fare per diventare eredi?

Un particolare importante su eredità e successione è che la qualità di erede non si acquista in automatico, per il solo fatto di averne diritto. Occorre infatti accettare l’eredità.

La legge prevede questo adempimento per consentire agli aventi diritto (che vengono detti chiamati all’eredità) di valutare la convenienza della successione. Infatti, se il de cuius ha lasciato molti debiti, diventare suoi eredi potrebbe essere rischioso.

L’accettazione deve avvenire entro dieci anni dalla morte del de cuius. Essa può essere effettuata mediante una dichiarazione resa a un notaio o a un cancelliere, oppure semplicemente compiendo atti che presuppongono la qualità di erede (ad esempio, vendere un bene ereditario).

Quando si è incerti se accettare o meno, è possibile ricorrere all’accettazione con beneficio d’inventario [5]: in questo caso, un cancelliere o un notaio prendono nota, in un apposito verbale, di tutti i beni e diritti che fanno parte del patrimonio del de cuius e del loro valore. Gli eredi, se vi sono debiti, ne risponderanno entro e non oltre il limite del valore complessivo risultante dall’inventario: potranno vendere i beni ereditari, pagare i creditori e, se rimane qualcosa, tenerlo per sé.


note

[1] Art. 456 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 565 e seguenti cod. civ.

[3] Art. 587 e seguenti cod. civ.

[4] Art. 536 cod. civ.

[5] Art. 484 cod. civ.


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