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Pensione: rimanere a lavoro oltre 70 non è un diritto

23 Gennaio 2014
Pensione: rimanere a lavoro oltre 70 non è un diritto

Al datore di lavoro spetta l’ultima parola e stabilire se accogliere o meno la richiesta del lavoratore.

Continuare a lavorare (da dipendente) fino a 70 anni è una facoltà del lavoratore, ma non un suo diritto [1]. L’ultima parola, infatti, spetta sempre al datore di lavoro. A dirlo sono ormai diversi tribunali [2].

Pertanto, il lavoratore licenziato per aver raggiunto l’età minima richiesta per il collocamento a riposo non può contestare tale provvedimento, sostenendo il proprio diritto di rimanere in servizio fino al compimento del settantesimo anno di età per il solo fatto di averlo richiesto all’azienda. Infatti, il tenore letterale della legge [1] non consente in alcun modo di pensare che al dipendente spetti un vero e proprio diritto; egli ha solo la facoltà di chiedere il mantenimento del posto di lavoro al proprio datore, ma sarà quest’ultimo, poi, a scegliere se accettare o meno.

La possibilità di continuare a lavorare una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento è, dunque, subordinata al consenso di entrambe le parti. Il dipendente può chiedere di rimanere in servizio, ma non può pretenderlo.

La legge, comunque, prevede che il proseguimento dell’attività lavorativa è incentivato: in altre parole, ciò significa che chi resta al lavoro beneficia di coefficienti di trasformazione favorevoli e con la tutela dell’articolo 18 che sostituisce la possibilità di licenziamento senza preavviso.


note

[1] Facoltà concessa dalla legge n. 201/2011.

[2] Una sentenza del tribunale di Roma, ma anche un’altra del tribunale di Genova e una della Corte d’appello di Torino, interpretano in questo modo quanto previsto dall’articolo 24 del decreto legge 201/2011.

Autore immagine: 123rf.com


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