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Se qualcuno fotografa un minore e pubblica la foto su internet o Facebook

23 Gennaio 2014
Se qualcuno fotografa un minore e pubblica la foto su internet o Facebook

Se hai trovato la foto di tuo figlio pubblicata su internet o su un gruppo Facebook, puoi chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale e, se opportunamente documentato, anche quello patrimoniale.

I minori – e quindi anche le foto dei loro volti – sono particolarmente tutelati dalla legge, proprio per la loro condizione di particolare debolezza. A doverlo ricordare non sono solo i giornalisti che pubblichino servizi senza oscurare il viso dei bambini (ne avevamo parlato proprio ieri nell’articolo: “Viola la privacy il telegiornale che non oscura i volti dei minori”), ma anche tutti gli altri cittadini che abbiano il dito facile sulla macchina fotografica (o, di questi tempi, la cam dello smartphone). E allora giova a tutti tenere a mente alcuni punti, ribaditi peraltro in una recente sentenza del tribunale di Milano [1].

Nessuno può permettersi di fotografare e pubblicare le foto di minori, specie se poi tale materiale viene destinato ad internet dove gli effetti lesivi sono moltiplicati. A dirlo è la Convenzione di New York del 1989 [2], secondo cui il fanciullo non può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.

Ma anche la nostra Costituzione è altrettanto rigida nel ricordare che l’interesse del minore – e così anche quello della sua privacy – deve essere sempre preminente a qualsiasi altro interesse (ivi compresa la cronaca). La pubblicazione del volto potrebbe avvenire solo nel caso di notizie che rivestano interesse pubblico [3].

Qualora, dunque, qualcuno pubblichi, senza autorizzazione, l’immagine di un minore – anche se distrattamente e senza volerlo (si pensi a una foto artistica di una strada, dove si vedono chiaramente dei bambini che giocano a pallone), i genitori potranno esigere nei suoi confronti il risarcimento del danno non patrimoniale [4].

Nel determinare tale importo, il giudice farà riferimento ad ogni elemento rilevante come, per esempio, il tempo di esposizione dell’immagine, l’ampiezza della diffusione (che, in caso di internet, sarebbe particolarmente grave), l’età della persona ritratta [5].

Sempre i genitori potranno inoltre chiedere il risarcimento del danno patrimoniale se riescono a dimostrare, davanti al giudice, che la persona danneggiata – appunto il minore – abbia subito un pregiudizio economico per effetto della pubblicazione.

Quale potrebbe essere questo pregiudizio? Immaginiamo un bambino di aspetto particolarmente piacevole, il cui volto venga utilizzato in una foto durante una mostra fotografica o per allestire un sito internet o una campagna pubblicitaria. In tale prospettiva, la parte lesa (o meglio, i genitori) potrà far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per concedere il suo consenso alla pubblicazione. In tal caso, dunque, il giudice farà riferimento – nella determinazione di tale importo – al vantaggio economico conseguito con lo scopo della liquidazione [6].

Un suggerimento per chi abbia in mano uno scatto con il volto di un minore, accidentalmente ritratto. Sempre meglio “pixellare” la foto o usare altri sistemi di fotoritocco (come, per esempio, quello di sfocare l’immagine), in modo da eliminare alla radice ogni possibilità di identificazione del soggetto.


note

[1] Trib. Milano, sent. del 23.12.2013.

[2] Ratificata dallo Stato italiano con L. 27.05.1991 n. 176.

[3] Cass. sent. n. 19069/2003.

[4] Art. 10 cod. civ. e art. 2059 cod. civ.

[5] Nel caso di specie sono stati liquidati 15 mila euro.

[6] Tenendo conto, in particolare, dei criteri enunciati dall’art. 128 comma 2, della legge n. 633/1941 sul diritto d’autore.

Autore immagine: 123rf.com


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