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La pensione di inabilità può essere trasferita all’estero?

3 Maggio 2021 | Autore:
La pensione di inabilità può essere trasferita all’estero?

Solo alcuni tipi di pensione possono essere trasferiti all’estero. Leggendo questo articolo scoprirai se la pensione di inabilità è tra queste oppure no.

Vi sono diverse prestazioni erogate dall’Inps di cui il pensionato italiano non può continuare a beneficiare, qualora dovesse trasferirsi all’estero o in uno stato membro dell’Unione Europea. Da qui, la domanda: «La pensione di inabilità può essere trasferita all’estero?».

Prima di rispondere è opportuno fare alcune riflessioni. Se è vero che un principio di derivazione comunitaria stabilisce la persistenza delle prestazioni economiche di carattere periodico erogate da uno Stato membro in base alla propria legislazione, laddove il titolare si trasferisca in un altro Stato dell’area UE, è anche vero che questo principio incontra una deroga da parte della stessa normativa comunitaria, la quale dichiara non esportabili per l’Italia, a partire dal 1° giugno del 1992, le prestazioni monetarie non fondate sui contributi versati, ossia quelle assistenziali [1].

A questo punto, sorge spontanea la domanda iniziale: «Tra le pensioni inesportabili rientra anche quella di inabilità?». Per saperne di più prosegui nella lettura di questo articolo. Ti spiegheremo cos’è la pensione di inabilità e quali sono i trattamenti pensionistici esportabili e non esportabili.

La pensione di inabilità

La pensione di inabilità è una prestazione di natura previdenziale in favore dei:

  • lavoratori dipendenti;
  • lavoratori autonomi;
  • lavoratori iscritti ai fondi pensione sostitutivi e integrativi dell’Assicurazione Generale Obbligatoria.

Possono beneficiare della pensione di inabilità i lavoratori affetti da un’infermità o una patologia che determini l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Per ottenere tale prestazione si richiedono almeno cinque anni di contribuzione e assicurazione (pari a 260 contributi settimanali), di cui almeno tre anni (pari a 156 contributi settimanali) versati nel quinquennio precedente alla presentazione della domanda.

La pensione può essere soggetta a revisione e a revoca, nel caso in cui venga recuperata la capacità lavorativa.

Non è possibile usufruire della pensione di inabilità lavorativa e, contemporaneamente, esercitare lavoro dipendente oppure un’attività che comporti l’iscrizione ad albi professionali o agli elenchi degli operai agricoli e dei lavoratori autonomi quali artigiani, commercianti, coltivatori diretti.

Allo stesso modo, non è possibile cumulare la pensione di inabilità con le rendite vitalizie erogate dall’Inail per i casi di infortunio sul lavoro o malattia professionale e neanche con le prestazioni economiche legate all’invalidità civile, quando riferite alle stesse cause.

L’ammontare della pensione si ottiene sommando all’anzianità contributiva maturata i contributi che consentono di coprire il periodo che manca al raggiungimento dell’età pensionabile, fino a un massimo di 40 anni di contributi totali.

Il pensionato di inabilità può chiedere l’assegno mensile per assistenza personale e continuativa.

La pensione di inabilità può essere trasferita all’estero?

Tra le pensioni non esportabili rientrano:

  • le pensioni sociali ai cittadini senza risorse;
  • le pensioni, gli assegni e le indennità ai mutilati e invalidi civili;
  • le pensioni e le indennità ai sordomuti;
  • le pensioni e le indennità ai ciechi civili;
  • l’integrazione della pensione minima;
  • l’integrazione dell’assegno d’invalidità;
  • l’assegno sociale;
  • la maggiorazione sociale;
  • l’Ape sociale (ossia l’anticipo pensionistico) e il Rei (reddito d’inclusione).

Dunque, non possono essere esportate le prestazioni di natura assistenziale, cioè quelle per le quali non è previsto il versamento di contributi, quindi riconducibili alla residenza del beneficiario nel territorio dello Stato.

Per quanto riguarda la tipologia di pensioni che “seguono” il lavoratore nel caso di trasferimento all’estero, va ricordato che i regolamenti comunitari in materia di sicurezza sociale e libera circolazione dei lavoratori garantiscono che negli Stati facenti parte dell’Unione Europea vengano effettivamente erogati trattamenti come l’assicurazione contro la vecchiaia, l’invalidità e la morte, l’assicurazione per gli infortuni sul lavoro, la disoccupazione, l’assistenza malattia e maternità e le prestazioni familiari.

Per quanto riguarda gli Stati extracomunitari, l’Italia ha concluso convenzioni bilaterali con alcuni di essi. Si tratta di accordi la cui finalità – così come per i regolamenti comunitari ai quali si è fatto riferimento prima – è tutelare i lavoratori che hanno prestato o che svolgono attualmente attività lavorativa, non solo in Italia ma anche negli altri Paesi extra-UE firmatari di tali convenzioni nonché, naturalmente, negli Stati membri dell’unione.

Più in generale, sono esportabili i trattamenti pensionistici di carattere contributivo, in particolare:

  • la pensione di vecchiaia;
  • la pensione anticipata;
  • la pensione di inabilità;
  • le pensioni ai superstiti;
  • indennità di disoccupazione (Naspi);
  • quattordicesima mensilità di pensione.

Quindi, l’esportabilità di questi trattamenti pensionistici, tra cui rientra anche la pensione di inabilità, scaturisce dal fatto che queste prestazioni sono fondate sui contributi versati dal lavoratore, cioè sulla sua carriera lavorativa.


note

[1] Regolamento Ue 1247/1992.


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