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Vaccino Covid: richiamo a rischio per il caso Pfizer

20 Gennaio 2021
Vaccino Covid: richiamo a rischio per il caso Pfizer

L’allarme viene dalle tabelle del gruppo di lavoro del commissario all’emergenza Domenico Arcuri. Molti italiani potrebbero restare senza seconda dose.

Più di un milione e duecentomila vaccinati dall’arrivo delle prime dosi di siero Pfizer in Italia. La buona notizia è che il Paese è primo in Europa per vaccinazioni anti-Covid; la cattiva è che c’è chi rischia che la somministrazione sia vana.

Colpa dei ritardi nella distribuzione del vaccino della multinazionale americana. A causa dei problemi con le forniture, 54mila italiani potrebbero non avere la seconda dose per il richiamo. Lo sostiene l’agenzia di stampa Adnkronos, che ha avuto modo di visionare alcune tabelle, sullo stato delle consegne, elaborate dallo staff del commissario straordinario all’emergenza sanitaria Domenico Arcuri.

I ritardi potrebbero compromettere molte delle vaccinazioni, perché il richiamo va fatto secondo una tempistica tassativa e se non si dispone delle dosi diventa impossibile procedere a quella che, per molti, dovrebbe essere la seconda iniezione. Ne hanno parlato anche i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Francesco Boccia, durante una riunione, ieri sera.

Una delle ipotesi è di far scattare un meccanismo di «solidarietà» per cui le regioni che dispongono di più dosi le passino a quelle più in pericolo di mancati richiami. Un report di Arcuri parla di «forte asimmetria distributiva a livello delle Regioni» e di «potenziale danno alla salute pubblica».

Con Pfizer la tensione è palpabile, fino alla possibilità di un’azione legale. Il Governo ha attivato l’Avvocatura di Stato «per valutare i diversi profili di responsabilità in caso di inadempienza e le possibili azioni da intraprendere a tutela degli interessi del Paese e dei cittadini».

Oggi, sono state consegnate trecentomila dosi, le ultime dosi del carico settimanale di Pfizer. Centomila quelle che l’Italia sta aspettando dalla multinazionale farmaceutica. Arriveranno non prima di febbraio.



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