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Risoluzione consensuale contratto

4 Maggio 2021
Risoluzione consensuale contratto

Il contratto di lavoro può essere concluso anche per effetto di un accordo consensuale tra le parti.

Nel corso del tempo, i rapporti con il tuo datore di lavoro si sono incrinati. Avete, dunque, deciso di porre fine al contratto di lavoro. Vuoi sapere in che cosa consiste la risoluzione consensuale del rapporto. Al pari di ogni negozio giuridico, anche nel contratto di lavoro, le parti possono decidere di porre fine al rapporto contrattuale. Tale decisione può essere assunta in modo unilaterale da parte del datore di lavoro oppure da parte del lavoratore.

In altri casi, invece, le parti decidono consensualmente di porre fine al rapporto di lavoro attraverso la risoluzione consensuale del contratto. In questo caso, non sono applicabili i termini di preavviso previsti dal contratto collettivo ed è necessario seguire la procedura telematica prevista dalla legge.

Risoluzione consensuale del contratto di lavoro: cos’è?

Il contratto di lavoro, al pari di ogni altro negozio giuridico sinallagmatico a prestazioni corrispettive, può essere validamente stipulato solo con il consenso di entrambe le parti, ossia del datore di lavoro e del lavoratore.

Quando le parti si determinano a porre fine alla relazione contrattuale possono decidere di esercitare il recesso in modo unilaterale oppure consensuale.

Nel primo caso, occorre distinguere tra recesso esercitato dal datore di lavoro, che assume la denominazione di licenziamento, e recesso esercitato dal lavoratore che viene, invece, definito dimissioni.

Quando, invece, le parti si accordano per chiudere con il mutuo consenso il rapporto di lavoro, senza azioni unilaterali ed in maniera condivisa, si parla di risoluzione consensuale del contratto di lavoro.

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: quale forma deve avere?

La legge non prescrive una specifica forma per stipulare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Di solito, anche per evidenti esigenze di certezza giuridica, tale accordo viene sottoscritto dalle parti in forma scritta, come una normale scrittura privata.

A partire dal 2016 [1], tuttavia, non è più sufficiente stipulare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con un documento scritto ma è necessario seguire un’apposita procedura telematica che è stata introdotta per verificare l’effettivo consenso del dipendente circa la conclusione del rapporto di lavoro.

Il lavoratore, in particolare, dovrà entrare nell’apposito portale del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, tramite il sito web www.cliclavoro.gov.it ed effettuare il login attraverso lo Spid (sistema pubblico di identità digitale) oppure con il pin dispositivo Inps e seguire la procedura telematica di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: quali effetti?

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determina degli effetti peculiari, diversi rispetto a quelli prodotti dalla cessazione del rapporto determinata dal licenziamento o dalle dimissioni.

Innanzitutto, quando il rapporto di lavoro si chiude per mutuo consenso, non è necessario rispettare i termini di preavviso di recesso previsti dal contratto collettivo applicabile. Il preavviso, infatti, si applica solo in caso di licenziamento o dimissioni. Le parti potranno, in ogni caso, decidere di non chiudere il rapporto con effetto immediato. In questo caso, è possibile sottoscrivere un accordo di cessazione del rapporto di lavoro con efficacia differita ed indicare una data futura per la chiusura definitiva del contratto di lavoro.

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, al pari di ogni altra ipotesi di cessazione del rapporto lavorativo, determina il diritto del lavoratore a ricevere le spettanze di fine rapporto.

In particolare, il datore di lavoro dovrà erogare al lavoratore:

  1. la retribuzione relativa al mese in cui il rapporto si è concluso per mutuo consenso;
  2. l’indennità per ferie maturate e non godute;
  3. l’indennità per permessi retribuiti maturati e non goduti;
  4. i ratei delle mensilità aggiuntive previste dalla contrattazione collettiva (tredicesima e/o quattordicesima);
  5. il trattamento di fine rapporto.

Inoltre, il datore di lavoro dovrà procedere alla comunicazione obbligatoria di cessazione del rapporto di lavoro agli enti competenti entro 5 giorni dalla data di efficacia della risoluzione del rapporto.

Occorre, infine, ricordare che, in alcuni casi, la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dà diritto alla percezione dell’indennità di disoccupazione Naspi da parte del lavoratore. In queste ipotesi, il datore di lavoro dovrà pagare all’Inps il ticket Naspi all’atto della cessazione del rapporto per risoluzione consensuale. Tali ipotesi sono le seguenti:

  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del dipendente ad essere trasferito ad una sede di lavoro che dista più di 50 km dalla propria residenza e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in più di 8o minuti;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta innanzi all’Ispettorato territoriale del lavoro nell’ambito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

note

[1] D. Lgs. 151/2015.


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