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Quali sono le parti di una sentenza?

4 Maggio 2021 | Autore:
Quali sono le parti di una sentenza?

Struttura della decisione del giudice: dalle motivazioni al dispositivo, tutte le parti di cui si compone la pronuncia del magistrato.

La sentenza è il provvedimento con cui il giudice esprime la propria decisione con riguardo al caso che gli è stato sottoposto. La sentenza può concernere un procedimento civile, penale, amministrativo, tributario; insomma: qualsiasi contenzioso, in genere, termina con la statuizione finale del giudice, che è rappresentata proprio dalla sentenza. In quanto provvedimento, la sentenza si presenta come un documento composto di diverse parti, le più importanti delle quali sono sicuramente la motivazione e il dispositivo. Con questo articolo vedremo più da vicino come si compone e quali sono le parti di una sentenza.

Può sembrare strano, ma è importante conoscere l’“anatomia” di una sentenza. Un provvedimento del giudice privo di una delle sue parti essenziali, infatti, potrebbe essere viziato e, pertanto, impugnato innanzi ad un altro giudice. Se per l’avvocato è essenziale sapere cosa dice la legge a proposito delle parti di cui si compone la sentenza, anche per il semplice cittadino, magari diretto interessato del provvedimento, può diventare fondamentale saper analizzare autonomamente una pronuncia del giudice. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le parti di una sentenza.

Sentenza: cos’è?

Prima di vedere quali sono le parti di una sentenza, è opportuno fornire una breve definizione di questo atto.

La sentenza è il provvedimento con cui il giudice decide sul caso che è sottoposto alla propria attenzione. La sentenza, pertanto, mette la parola fine (salvo future impugnazioni) alla circostanza giunta innanzi al magistrato.

Da un punto di vista maggiormente giuridico, la sentenza è il provvedimento con cui il giudice, decidendo definitivamente, pone fine al grado di giudizio.

Sentenza civile: com’è fatta?

La sentenza, in quanto documento, si compone di alcune parti. Secondo la legge, la sentenza che chiude un giudizio civile deve recare l’intestazione «Repubblica italiana», essere pronunciata «In nome del popolo italiano» e deve contenere:

  • l’indicazione del giudice che l’ha pronunciata;
  • l’indicazione delle parti e dei loro difensori;
  • le conclusioni del pubblico ministero (se presenti) e quelle delle parti;
  • la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione (la motivazione);
  • il dispositivo;
  • la data della deliberazione e la sottoscrizione del giudice. La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta soltanto dal presidente e dal giudice estensore [1].

Sentenza penale: com’è fatta?

Dopo aver visto quali sono le parti di una sentenza civile, vediamo ora com’è strutturata una sentenza resa all’esito di un procedimento penale.

Secondo la legge [2], la sentenza contiene:

  • l’intestazione «In nome del popolo italiano» e l’indicazione dell’autorità che l’ha pronunciata;
  • le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità delle altre parti private;
  • l’imputazione;
  • l’indicazione delle conclusioni delle parti;
  • la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata (la motivazione);
  • il dispositivo, con l’indicazione degli articoli di legge applicati;
  • la data e la sottoscrizione del giudice. La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore.

Parti più importanti di una sentenza: quali sono?

Abbiamo visto sinora quali sono le parti di cui è composta una sentenza. Tuttavia, esistono componenti che sono più importanti di altri, in quanto fondamentali per comprendere la portata della decisione del giudice e per la sua validità.

Le parti più importanti di ogni tipo di sentenza sono tre: la motivazione, il dispositivo e la sottoscrizione. Vediamo in cosa consistono.

Motivazione sentenza: cos’è?

La motivazione della sentenza è la parte in cui il giudice spiega le ragioni della sua decisione. La parte motiva contiene la spiegazione del provvedimento, il percorso logico e giuridico che il giudice ha compiuto per giungere alla conclusione, cioè alla soluzione della controversia.

La motivazione è talmente importante che, nel processo penale, è dal momento della sua pubblicazione che comincia a decorrere il termine per poter impugnare la sentenza. Solamente conoscendo le ragioni che hanno spinto il giudice a orientarsi in un determinato modo ci si può lamentare della decisione.

I vizi logici della motivazione giustificano l’impugnazione della sentenza. Si pensi a un provvedimento che, nella parte motiva, dica una cosa ma poi alla fine, nel dispositivo, concluda in maniera diametralmente opposta.

Dispositivo della sentenza: cos’è?

L’altra fondamentale parte della sentenza è il dispositivo, il quale coincide con la decisione, cioè con la parte della sentenza in cui il giudice esprime il suo giudizio sul fatto.

Il dispositivo è la conseguenza logica della motivazione. La motivazione illustra il percorso che ha condotto a maturare un determinato convincimento; il dispositivo è la statuizione finale, la conclusione.

Il dispositivo è dunque il frutto della motivazione, il suo naturale esito. Il dispositivo è, in genere, preceduto dall’acronimo P.Q.M., che significa “Per Questi Motivi”.

Ad esempio, in una sentenza penale, il dispositivo è quella parte in cui il giudice si pronuncia per l’assoluzione o la condanna dell’imputato; nel giudizio civile, il dispositivo è la parte in cui il giudice stabilisce quale parte abbia ragione.

Sottoscrizione sentenza: perché è importante?

La firma del giudice in calce alla sentenza è elemento fondamentale perché, in assenza, l’intero provvedimento sarebbe nullo.

Secondo la giurisprudenza [3], la sentenza non sottoscritta dal giudice è affetta da nullità assoluta e insindacabile, a meno che non sia stato inserito uno specifico riferimento all’impedimento del magistrato impossibilitato a firmare.


note

[1] Art. 132 cod. proc. civ.

[2] Art. 546 cod. proc. pen.

[3] Cass., sent. n. 17204 del 21 luglio 2010.

Autore immagine: canva.com/


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