Diritto e Fisco | Editoriale

Innovativa sentenza negli USA sulle opere artistiche. Quando l’opera scappa dal suo autore

21 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 gennaio 2012



Una sentenza che farà discutere: un giudice statunitense ha condannato un tal Richard Price, artista del nuovo millennio, accusato di aver utilizzato frammenti di opere di un altro fotografo per creare collage e rivenderli poi a prezzi elevatissimi.

 

Se Andy Warhol avesse creato la pop art nel nostro secolo, sarebbe stato perseguito dalle leggi federali, questo è certo. Le lattine “Campbell” non sarebbero mai state conosciute e, forse, l’azienda alimentare statunitense non avrebbe avuto la fortuna che ha invece riscosso grazie a questa pubblicità “artistica”.

Ritorna il problema della distinzione tra plagio e diritto di citazione: una linea di confine troppo spesso volubile e poco chiara, ma solo per quanti fingono di non capire l’importanza della citazione. Comporre, partendo da un’opera di altri, una nuova opera è solo un modo per onorare l’autore della prima creazione ed esaltarne la bellezza.

Lo stesso concetto di “fair use”, che negli USA ha favorito la nascita di commistioni artistiche favolose, sembra già al declino. Quel principio del fair use che ha reso, per decenni, le opere protette da copyright disponibili al pubblico come materiale grezzo, senza la necessità di autorizzazione, a condizione che tale libero utilizzo sia messo al servizio del progresso della scienza e delle arti utili.

L’interpretazione delle leggi sul copyright, offerta nelle aule dei tribunali, si è indubbiamente irrigidita negli ultimi anni. Complice di questo atteggiamento cieco e ostinato, la paura dell’industria dei contenuti nei confronti della pirateria informatica e, soprattutto, della possibilità che la tecnologia offre di manipolare le opere e sfruttarle per crearne di nuove. Lo showbitz sta sfuggendo dalle mani dei suoi padroni: è l’opera che scappa dal suo autore.

È la cultura attiva del “remix”, che sta prevalendo su quella della passivafruizione” e di cui abbiamo parlato non molti giorni fa in questa pagina.  Una cultura osteggiata da chi ha paura di perdere il controllo sui contenuti.

Come dire dei genitori che pretendono di avere in casa i figli anche dopo il matrimonio

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