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Quando la firma non è valida?

21 Gennaio 2021
Quando la firma non è valida?

Che succede se si mette la firma con la mano sbagliata o se si firma con uno scarabocchio o una grafia che non è la propria? Ci si può sottrarre all’adempimento del contratto?

Una volta conoscevo un tale che, ogni volta in cui doveva firmare un contratto, lo faceva con la mano sinistra pur non essendo mancino. «Così – sosteneva – posso sempre dire, in caso di contestazioni, che la firma non è mia e che quindi il contratto non è valido». Un espediente di questo tipo però risulterebbe fin troppo semplice da attuare ed alla portata di tutti, consentendo così di non pagare i debiti e di non assumere obblighi contrattuali. Eppure, c’è qualcosa di vero nell’affermazione di questa persona che, quantomeno, aveva compreso come funziona la contestazione della sottoscrizione in una scrittura privata. 

Viene quindi naturale chiedersi: quando la firma non è valida? Chi firma con la mano sbagliata o esegue uno scarabocchio diverso da quello che è solito fare può, in un momento successivo, sottrarsi all’adempimento del contratto? 

Facciamo l’esempio di chi firmi un ordine alterando la propria grafia e, dopo aver ottenuto la merce, si rifiuti di pagare il prezzo: nel caso in cui il creditore dovesse agire contro di lui per chiedergli i soldi, potrebbe disconoscere la sottoscrizione e sostenere di non aver mai firmato alcun documento? Gli esempi potrebbero moltiplicarsi a dismisura: pensate ai contratti con le compagnie del telefono, alle utenze per il gas e la luce, ai numerosi abbonamenti che vengono a volte stipulati con la semplice intenzione di provare il servizio per un tempo limitato.

Stabilire quando la firma non è valida non è così immediato e semplice come potrebbe apparire. Bisogna prima fare una serie di importanti precisazioni. 

Se l’argomento vi interessa, se state già pensando a come tutelarvi in anticipo ogni volta in cui non avete certezza sull’affidabilità della controparte, questo articolo fa proprio al caso vostro. Ma procediamo con ordine.

Quando non si può contestare la firma su un documento

Tutte le volte in cui si deve firmare un foglio, è bene prima comprendere di quale documento si tratti. Ne esistono di due tipi.

Ci sono innanzitutto l’atto pubblico e la scrittura privata autenticata. In tali atti, la parte appone la firma solo dopo aver esibito un documento di riconoscimento al notaio o al pubblico ufficiale di turno (ad esempio, un funzionario del Comune) che ne attesta l’identità. 

Qui, ciò che conta e che fa fede non è tanto la firma in sé, quanto il riconoscimento preventivo fatto dal pubblico ufficiale, il quale ha proprio questo compito: verificare l’effettiva identità del soggetto firmatario. 

Tale riconoscimento ha un valore di prova massimo, non può essere messo in discussione con una semplice contestazione. Non si può cioè dire, in un momento successivo: «Questa non è la mia firma». La presenza del pubblico ufficiale serve infatti proprio a dare certezza e validità piena alle sottoscrizioni delle parti in modo da evitare eventuali disconoscimenti. 

Nulla esclude, in teoria, che si possa contestare la firma anche se apposta su un atto pubblico; ma, affinché ciò avvenga, è necessario avviare una procedura particolarmente complessa chiamata “querela di falso”.

In secondo luogo, c’è la scrittura privata, che è quel documento redatto direttamente dalle parti (a volte, con l’aiuto dei rispettivi avvocati) e da queste firmate in autonomia senza cioè l’assistenza di un pubblico ufficiale. Qui, il discorso si capovolge rispetto all’ipotesi precedente: le firme, infatti, hanno valore fino a quando la parte che l’ha apposta non la disconosca. In tal caso, infatti, basterebbe sostenere «Questa firma non è mia» per far perdere valore al documento. 

Ciò non significa però che l’altra parte resti fregata e che non possa fare nulla per difendersi, ma dovrà avviare un procedimento rivolto a verificare l’autenticità della firma, a stabilire cioè – con l’ausilio di un perito calligrafico – che la sottoscrizione proviene effettivamente dal soggetto in questione. 

Ricapitoliamo: non si può contestare la firma autenticata dal notaio o apposta su un atto notarile, a meno che non si faccia querela di falso. Al contrario, basta una semplice contestazione per disconoscere la firma apposta su una scrittura privata. 

La firma su un contratto è davvero necessaria?

Se bastasse un semplice disconoscimento della firma per evitare di impegnarsi e non pagare, nessuno stipulerebbe più contratti. Ma sappiamo che così non è. Cos’è che allora sfugge alla comprensione di chi pensa di fare il furbetto con queste tecniche?

Il più delle volte, i contratti non necessitano di un documento scritto per essere validi e per vincolare le parti. La scrittura privata si redige per una maggiore certezza sul contenuto delle clausole, ma non è indispensabile.

Ipotizziamo che una persona faccia un ordine e riceva a casa la merce che poi ritira dal corriere. Senonché, al momento del pagamento, si rifiuta sostenendo di non aver mai richiesto il prodotto. A quel punto, se davvero dovesse essere coerente, dovrebbe rispedire la merce. Se non lo fa, è chiaro che il suo comportamento ha dato esecuzione al contratto: ha cioè dimostrato con la propria condotta di volere quella determinata prestazione e, quindi, si è obbligato.

Se andate in un supermercato, prendere un oggetto dagli scaffali e arrivate sino alla cassa, state dimostrando di voler concludere una compravendita, anche senza aver firmato un contratto. Se quindi ve ne andate con l’oggetto in tasca senza pagare, state commettendo furto. 

Se vi accordate con una ditta edile per una ristrutturazione in casa e dimenticate di firmare il contratto, ma aprite la porta agli operai e consentite loro di iniziare i lavori, state dimostrando di aver voluto la prestazione, anche se non c’è un documento scritto che lo dimostri. 

Pertanto, se il contratto scritto non è indispensabile, anche l’assenza di firma o la sua contestazione non è una sufficiente ragione per non adempiere agli impegni assunti con il proprio tacito comportamento.

Dunque, è vero: se anche firmate con la mano sinistra o con uno scarabocchio diverso da quello abituale, potete sempre dire «Questa firma non è mia», ma se il vostro comportamento denuncia una volontà opposta, ossia quella di dare esecuzione al contratto, è del tutto indifferente che il documento non sia stato firmato. 

Si può firmare in stampatello o con una sigla?

Detto ciò, vediamo quando la firma non è valida concretamente.

La legge non dice come si debba firmare. È del tutto indifferente quindi che la sottoscrizione sia apposta in stampatello, con una sigla o con una grafia difficilmente comprensibile. Solo quando si firma da un notaio è necessario apporre la firma in modo leggibile.

Questo perché lo scopo della firma non è far comprendere il nome e cognome di colui che l’appone ma far sì che la stessa sia riconducibile al suo autore. Il che potrebbe avvenire, per ipotesi, anche con un disegno o con una “X” se eseguita in modo particolare. La firma, quindi, è una precauzione che prende colui che la appone, a garanzia che altri non la possano falsificare. 

Tant’è vero che può contestare la firma solo il suo presunto autore e non l’altra parte. Facciamo un esempio pratico.

Se voi firmate un contratto, la vostra controparte non potrà mai sottrarsi all’adempimento dello stesso sostenendo che la firma non è vostra. Non spetta a lui stabilirlo ma solo a voi. 

Quindi, se firmate con una sigla un contratto, nessuno potrà dirvi: «Firma per bene, questa non è la tua vera firma». Voi siete liberi di firmare in qualsiasi modo siate abituati a farlo. Anche in stampatello o con una sigla.

Sarete voi gli unici a poter contestare la firma in un momento successivo e a sostenere che non è la vostra. Spetterà allora alla controparte dimostrare il contrario, ossia che la firma proviene proprio da voi; e dovrà farlo chiedendo una perizia che la confronti con altri documenti su cui voi avete in passato messo la vostra firma (come, ad esempio, la carta d’identità).

Che succede se si firma con la mano sbagliata?

Quando si firma si lasciano molti più dati di quanto si creda: la velocità con cui si scrive, la pressione sul foglio, l’impugnatura della penna che determina anche una serie di caratteristiche sulla scrittura. Considerando che un perito è in grado di valutare tutti questi aspetti con dovizia di particolari è molto difficile riuscire a farla franca anche quando si usa una grafia non propria o si firma con la mano sbagliata. Senza considerare che è possibile dimostrare la firma di un contratto anche con una prova testimoniale. 

Considerate infine che chi cerca di falsificare la propria firma sul contratto potrebbe essere incriminato per tentata truffa. 

In sintesi, non è necessario che la firma sia in un determinato modo, ma è sufficiente che essa sia stata apposta da quel soggetto e non da altri. Vien da sé, pertanto, che se un perito calligrafico è in grado di riconoscere che la sottoscrizione è stata posta da un determinato soggetto, il tentativo di camuffare la propria firma non sarà servito a nulla.

Quando la firma non è valida?

Ma allora quando la firma non è valida? La firma non è valida solo quando la volontà di chi l’appone sia stata viziata; il che può succedere in tre casi:

  • quando si è sotto una violenza psicologica o fisica (ad esempio, quando l’altro contraente dice: «Se non firmi ti ammazzo»);
  • quando si cade in un errore giustificabile (ad esempio, quando si crede di comprare un oggetto d’oro massiccio mentre è di plastica ricoperta d’oro);
  • quando si viene tratti in inganno dalla controparte (ad esempio, quando il venditore sostiene che l’oggetto che si vuole comprare ha determinate caratteristiche che invece non ha).

Per maggiori informazioni, leggi:



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1 Commento

  1. dal momento che io sono stato truffato proprio con l’ausilio di un magistrato con i truffatori mi sapete dire per favore la legge il regolamento ove si sostiene la tesi su riportata e , precisamente:”Ciò non significa però che l’altra parte resti fregata e che non possa fare nulla per difendersi, ma dovrà avviare un procedimento rivolto a verificare l’autenticità della firma, a stabilire cioè – con l’ausilio di un perito calligrafico – che la sottoscrizione proviene effettivamente dal soggetto in questione. ” ecco mi interessa sapere la termnologia:”effettivamente” ove si denota la” certezza” e non il :”probabile” o il :”forse” . Grazie

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