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Come gestire un licenziamento: 5 consigli

5 Maggio 2021
Come gestire un licenziamento: 5 consigli

Il lavoratore che riceve una lettera di licenziamento deve sapere quali passi compiere per tutelare i propri diritti.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento per riorganizzazione aziendale. Sei molto preoccupato per il tuo futuro personale e familiare. Ti chiedi cosa puoi fare per tutelare nel modo migliore la tua posizione.

Nel nostro ordinamento, la legge prevede una forte protezione del lavoratore contro il licenziamento illegittimo. Il datore di lavoro, infatti, non può decidere di licenziare il dipendente in modo arbitrario ma può farlo solo se ricorre una giusta causa o un giustificato motivo.

Ma come gestire un licenziamento? In questo articolo forniremo 5 consigli per non fare errori e per tutelare efficacemente i diritti che possono derivare dall’illegittimo esercizio del potere di recesso da parte del datore di lavoro.

Tieni traccia delle comunicazioni e dei documenti di lavoro

La prima cosa da fare quando ricevi una lettera di licenziamento, che determina la cessazione del rapporto di lavoro, è salvare il maggior numero possibile di documenti e di comunicazioni inerenti alla prestazione di lavoro che hai svolto in azienda. Ciò è particolarmente importante in caso di licenziamento disciplinare, ossia, in tutti i casi in cui il datore di lavoro ha deciso di licenziarti poiché ti ha contestato di aver posto in essere dei comportamenti scorretti che violano i doveri previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva a carico dei lavoratori.

Tenere traccia della tua attività in azienda può essere molto utile per smontare le accuse che ti vengono mosse dalla parte datoriale e dimostrare che il tuo operato si è sempre contraddistinto per correttezza e diligenza.

Tale documentazione può essere utile anche in caso di licenziamento per motivi economici come, ad esempio, in caso di recesso datoriale per soppressione del posto di lavoro. Attraverso tale materiale, infatti, potresti dimostrare che, in realtà, non eri addetto solo alle mansioni relative al posto di lavoro che è stato soppresso ma anche ad altre e che, dunque, il licenziamento è illegittimo.

Fai attenzione al termine di impugnazione del licenziamento

La legge prevede che il licenziamento sia legittimo solo se sorretto da una giusta causa o da un giustificato motivo [1]. Per l’accertamento della sussistenza delle ragioni poste alla base del recesso datoriale, il lavoratore può promuovere un apposito procedimento innanzi al giudice del lavoro. A tal fine, il dipendente licenziato deve:

  • impugnare stragiudizialmente il licenziamento entro 60 giorni dalla data di ricevimento della relativa comunicazione;
  • entro 180 giorni dall’invio dell’impugnativa stragiudiziale, depositare presso il tribunale del lavoro un ricorso volto ad accertare l’illegittimità del licenziamento.

Se ricevi la comunicazione del recesso datoriale devi, dunque, prestare attenzione alle date poiché se non rispetti i termini previsti per impugnare il licenziamento sarai definitivamente decaduto dalla possibilità di farlo.

Offri formalmente la prestazione di lavoro al datore di lavoro

La tutela che puoi ottenere se il giudice dichiara il licenziamento illegittimo dipende da una serie di fattori; in particolare:

  • dalla data di assunzione;
  • dal numero di dipendenti addetti presso l’unità produttiva in cui lavoravi alla data del recesso.

In alcuni casi, ad esempio quando il licenziamento viene dichiarato nullo, puoi ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro ed il pagamento di tutte le retribuzioni che avresti ricevuto se non fossi mai stato licenziato, dalla data del recesso sino a quella di effettiva reintegra.

Per ottenere tale tutela devi, però, mettere in mora il datore di lavoro. Ricorda, dunque, nella lettera di impugnazione stragiudiziale del licenziamento, di offrire formalmente la tua prestazione di lavoro, mettendo così in mora il creditore [2], ovvero, l’azienda.

Cerca di scoprire se il datore di lavoro ti ha sostituito

Nel caso del licenziamento per motivi economici, la giurisprudenza prevede che la legittimità del recesso datoriale sia determinata, tra gli altri requisiti, dal rispetto del cosiddetto obbligo di repêchage. Il datore di lavoro, in sostanza, prima di licenziarti deve verificare se può ricollocarti all’interno dell’azienda e può procedere al recesso solo se tale verifica dà esito negativo.

Per questo, è importante sapere se, dopo il tuo licenziamento, il datore di lavoro ha effettuato nuove assunzioni e, in particolare, se ti ha sostituito con una nuova risorsa. Tale condotta, infatti, potrebbe consentirti di dimostrare la violazione dell’obbligo di repêchage e, dunque, l’illegittimità del licenziamento.

Inoltre, se sei stato licenziato per soppressione del posto di lavoro e, in realtà, sei stato semplicemente sostituito emerge da sé la pretestuosità del motivo addotto dal datore di lavoro.

Ricorda di presentare la domanda di Naspi

Se hai ricevuto la lettera di licenziamento ricorda che, a prescindere dal motivo di recesso indicato dal datore di lavoro, se possiedi i requisiti contributivi richiesti dalla legge, puoi ottenere, per un massimo di 24 mesi, l’indennità di disoccupazione Naspi che ti consente di avere una tutela reddituale fino a quando non avrai trovato una nuova occupazione.

Attenzione, però, ai tempi: la domanda di Naspi deve essere presentata all’Inps entro 68 giorni decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro oppure dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.


note

[1] Artt. 1 e 3, L. 604/1966.

[2] Art. 1220 cod. civ.


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