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La consolle si può modificare: lo dice la Corte di Giustizia

24 gennaio 2014


La consolle si può modificare: lo dice la Corte di Giustizia

> Tech Pubblicato il 24 gennaio 2014



È legale l’elusione del sistema di protezione di una consolle per videogiochi, il cosiddetto jailbreack: il produttore, infatti, è protetto solo qualora le misure siano dirette ad impedire l’utilizzazione di videogiochi contraffatti.

 

Le consolle di viodeogames sono proprio come i computer: il fatto che siano destinate solo al gioco, non toglie che possano essere smontate, modificate, assemblate, potenziate, “corrette”. Dunque, sbagliano le case produttrici a imporre limitazioni ai consumatori con dei meccanismi di protezione e criptazione. L’utente, dopo aver acquistato l’hardware, ne diviene proprietario ed è libero di farne quello che vuole, finanche il cosiddetto jailbreak, ossia la forzatura di tutte le protezioni.

Resta ovviamente fermo che i videogames, invece, non possono essere copiati: quelli restano coperti dal copyright.

A dirlo è una sentenza della Corte di Giustizia che farà storia [1]. L’utente è libero dunque di ampliare le possibilità di utilizzo e di gioco della propria consolle. L’attività di “sblocco” non è assolutamente illegale.

La vicenda

La Nintendo aveva adottato delle misure tecnologiche per evitare che, sulle proprie consolle, girassero copie illegali di videogiochi. Tali sistemi hanno però l’effetto di impedire anche l’utilizzo di giochi sprovvisti di un codice criptato rilasciato solo dalla casa madre. Per cui le terze parti non possono essere avviate sulla consolle. Insomma,
tali misure tecnologiche impediscono l’utilizzazione sulle consolle dei programmi, dei giochi e, in generale, dei contenuti multimediali che non provengono da Nintendo.

La casa PC Box, dopo aver commercializzato dei prodotti indipendenti allo scopo di essere usati proprio su Nintendo, è stata da quest’ultima citata in giudizio per aver superato il sistema di protezione presente sull’hardware.

I videogames e il diritto d’autore

La Corte ritorna anche sulla questione dei videogiochi. Essi sono protetti dal diritto d’autore, a condizione che siano opere originali, ossia rappresentino il risultato della creazione intellettuale del loro autore. E ciò vale anche per le singole parti dell’opera. Nei limiti in cui concorrono all’originalità dell’opera, le parti che compongono un videogioco – come per esempio gli elementi grafici e sonori – sono protette, insieme all’opera nel suo complesso, dal diritto d’autore

note

 

[1] C. Giust. UE sent. del 23.01.2014, causa C-355/12.

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