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Mance: quali tasse e come giustificarle

22 Gennaio 2021
Mance: quali tasse e come giustificarle

Che fare con i soldi in contanti raccolti per le mance? Bisogna indicarli in dichiarazione dei redditi? Si possono depositare in banca?

Un nostro lettore lavora come fattorino in una pizzeria. A fine serata, raccoglie le mance della giornata e le mette in un salvadanaio. Al termine di ogni mese, si reca in banca ed effettua un versamento sul proprio conto corrente del denaro così raccolto. Il lettore ci chiede pertanto che problemi, da un punto di vista fiscale, potrebbe avere comportandosi in tal modo. È necessario “denunciare” le somme in questione nella dichiarazione dei redditi? Bisogna pagare le tasse sulle mance? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Sulle mance si pagano le tasse?

Le mance costituiscono donazioni di piccolo importo per le quali il Codice civile non prescrive alcuna formalità. Possono pertanto essere corrisposte in contanti e senza l’emissione di alcun documento di carattere fiscale. 

Peraltro, come chiarito dalla Agenzia delle Entrate (circolare n. 3/2018), le donazioni di modico valore non sono soggette a tassazione, il che significa quindi che non ci sono tasse sulle mance.

In verità, è esistito, in passato, un orientamento secondo cui le mance rientravano nel reddito di lavoro dipendente e, come tale, sarebbero state soggette a tassazione. Questa posizione è ormai stata abbandonata: la mancia instaura un rapporto diretto tra cliente e lavoratore, dal quale l’azienda è tagliata completamente fuori, anche quando la mancia viene consegnata al datore di lavoro (si pensi al caso di chi paga il conto al parrucchiere o in pizzeria, aggiungendo qualche spicciolo per chi lavora nell’esercizio commerciale). Le mance sono dunque considerate come una liberalità, rimessa alla scelta discrezionale dei singoli clienti.

Come giustificare le mance depositate in banca?

Il problema del lettore è però un altro. Indubbio il fatto che le mance siano esenti da qualsiasi tassazione, che fare con i contanti che si accumulano nel tempo nel salvadanaio? 

Il problema nasce da una disposizione contenuta nel testo unico sulle imposte sui redditi in forza della quale tutti i versamenti di denaro fatti sul conto corrente si presumono essere reddito imponibile, ossia proventi per attività lavorativa. Su di essi, quindi, si devono pagare le tasse. 

Dunque, se tali somme non sono state riportate nella dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate può ritenere che le stesse siano state dolosamente nascoste dal contribuente e che quindi costituiscano il frutto di evasione fiscale. 

In buona sostanza, e detto in modo ancora più pratico, tutti i versamenti di denaro in banca, se non dichiarati, si presumono “reddito in nero”. 

Al contribuente viene però data la possibilità di fornire la prova documentale contraria. Prova però che, nel caso delle mance, non esiste, proprio perché, come anticipato, non solo le convenzioni ma anche il diritto non richiede per le donazioni di modico valore la sottoscrizione di un documento o il rilascio di ricevute o altri documenti fiscali.

Quindi, nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate dovesse controllare il conto corrente del dipendente su cui questi periodicamente ha depositato le mance, l’ufficio potrebbe presumere che si tratti di proventi in nero, in mancanza di “pezze giustificative” che dimostrino la provenienza del denaro e, quindi, la sua natura di reddito esente. 

Naturalmente, il problema non si porrebbe nel caso in cui le mance dovessero essere pagate dal cliente con carta di credito: trattandosi di pagamenti tracciabili, non potrebbero mai destare sospetti e ciò perché il loro importo irrisorio fa sì che sugli stessi non possano esserci controlli.

Dunque, il rischio nasce tutte le volte in cui il dipendente faccia un bonifico unico con tutto il denaro accumulato in frazioni di tempo più o meno estese.

La soluzione al quesito si può quindi porre in questi termini: o il contribuente evita di versare gli importi in banca, utilizzando gli stessi per le proprie spese quotidiane, oppure dovrà privilegiare versamenti più frequenti, evitando così che gli importi raggiungano somme importanti. Quanto debbano essere queste somme per generare i sospetti del Fisco la legge ovviamente non lo dice, ma sarà meglio evitare di superare le tre cifre.



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