Concorso pubblico: si può fare con la febbre

22 Gennaio 2021 | Autore:
Concorso pubblico: si può fare con la febbre

Il Tar del Friuli dice «no» all’allontanamento di un candidato perché ha la temperatura corporea oltre i 37.5°: verrebbe escluso definitivamente dalla selezione.

Il candidato che si presenta alla prova scritta di un concorso pubblico e, all’ingresso del luogo in cui svolge l’esame, gli viene rilevata una temperatura corporea superiore a 37.5° non può essere rimandato indietro: ha diritto a fare la prova anche con la febbre. Lo ha deciso il Tar del Friuli Venezia Giulia [1].

È successo nella Regione del Nord Est, infatti, quello che siamo abituati a vedere ormai da molti mesi all’entrata di qualsiasi ambiente chiuso, che si tratti di un negozio, di un ristorante, di un centro di salute, di un ufficio pubblico, ovvero: c’è un addetto alla porta che con il termoscanner misura la temperatura a chiunque entri nel locale. Se la febbre supera i 37.5° centigradi, si impedisce l’accesso per il timore che possa avere il Covid e sia contagioso.

Una pratica che non va bene all’ingresso di un luogo in cui si svolge un concorso pubblico. Secondo il Tar, la febbre è un motivo di esclusione che non solo non è legittimato da una legge nazionale o da una specifica norma anti-Covid ma non lo è nemmeno dal bando che disciplina la selezione.

Secondo il Tribunale amministrativo, inoltre, occorre distinguere tra il divieto di entrare in un qualsiasi luogo pubblico con la temperatura corporea superiore al 37.5° ed il caso specifico di un concorso pubblico. Ovvero: non si può mettere sullo stesso piano, precisa il Tar, essere respinti da uno stabilimento balneare dove si va a prendere il sole e da una struttura in cui si svolge un concorso che garantisce il diritto al lavoro, diritto – aggiungono i giudici amministrativi – che non può essere leso da un’estemporanea misurazione della temperatura corporea.

Allo stesso modo, precisa però il Tar, non può essere paragonato il divieto di ingresso in azienda e l’allontanamento dal luogo in cui si svolge un concorso: in quest’ultimo caso, infatti, si viene definitivamente esclusi dalla selezione e si perde l’occasione di avere un’occupazione. Nulla vieta a chi ha indetto il bando di concorso, conclude il Tribunale, di stabilire nel peggiore dei casi una data suppletiva per garantire a tutti i candidati il rispetto dell’imparzialità e della trasparenza.


note

[1] Tar FVG sent. n. 415/2020.


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