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Che vantaggi ha un contratto indeterminato rispetto al determinato?

7 Maggio 2021
Che vantaggi ha un contratto indeterminato rispetto al determinato?

Il contratto di lavoro può prevedere un termine di scadenza finale oppure può essere a tempo indeterminato.

Sei stato assunto presso un’azienda con un contratto a tempo determinato. Prima della scadenza del termine, ti è stato proposto di trasformare il contratto in un rapporto a tempo indeterminato. Ti chiedi quali siano i vantaggi del passaggio dall’una all’altra tipologia contrattuale.

Nel nostro ordinamento, il contratto di lavoro a tempo indeterminato è considerato la forma comune di assunzione del personale. La predilezione per questa tipologia contrattuale deriva dal fatto che offre le migliori garanzie al lavoratore in termini di stabilità del rapporto e tutela sociale.

Ma che vantaggi ha un contratto indeterminato rispetto al determinato? Si tratta, in entrambi i casi, di un ordinario contratto di lavoro subordinato che offre al lavoratore tutte le tutele sociali previste dalla legge. L’unica differenza riguarda la durata del rapporto. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è il contratto di lavoro a tempo indeterminato?

Il contratto di lavoro a tempo indeterminato è un contratto di lavoro subordinato [1] nel quale le parti non predeterminano, ab origine, la scadenza finale del rapporto il quale, dunque, continua a produrre i suoi effetti nel tempo a meno che uno dei due contraenti decida di esercitare il recesso dal contratto. Ne consegue che il contratto a tempo indeterminato non ha un termine finale e può durare per anni salva la decisione del datore di lavoro di licenziare il dipendente oppure di quest’ultimo di dimettersi.

Cos’è il contratto a tempo determinato?

In alcuni casi, il datore di lavoro decide di assumere il lavoratore non per sopperire ad esigenze di manodopera strutturali ma per far fronte a picchi di lavoro temporanei. In questi casi, la forma contrattuale più utilizzata è il contratto di lavoro a tempo determinato [2]. Si tratta, in ogni caso, di un contratto di lavoro subordinato nel quale, tuttavia, a differenza del contratto a tempo indeterminato, le parti appongono un termine alla durata del rapporto.

Quando la data di scadenza finale viene raggiunta, il contratto cessa di produrre i suoi effetti senza che vi sia la necessità di disdetta da parte delle parti. Il contratto a tempo determinato, rendendo la prospettiva occupazionale del lavoratore meno stabile nel tempo, può essere sottoscritto solo nel rispetto di una serie di limiti e di vincoli previsti dall’ordinamento.

Che vantaggi ha un contratto indeterminato rispetto al determinato?

Molto spesso, il contratto a tempo determinato è la prima forma contrattuale con cui un lavoratore viene assunto presso un’azienda. Successivamente, se l’esperienza è stata positiva per entrambe le parti, il datore di lavoro propone al lavoratore di trasformare il contratto in un contratto a tempo indeterminato. In questo caso, è lecito chiedersi quali sono i vantaggi che offre la nuova tipologia contrattuale rispetto alla precedente.

Il principale vantaggio consiste nella stabilità del rapporto di lavoro. Come abbiamo detto, infatti, il contratto a tempo determinato ha una data di scadenza finale e non offre, quindi, al lavoratore una prospettiva di stabilità occupazionale nel tempo. Viceversa, il contratto a tempo indeterminato offre maggiori garanzie in tal senso, non solo perché non prevede un termine finale ma soprattutto perché, nel nostro ordinamento, il datore di lavoro può licenziare il dipendente solo se sussiste una giusta causa o un giustificato motivo [3].

Il combinato disposto dell’assenza di una data di scadenza finale e della tutela del lavoratore contro il licenziamento illegittimo rende tale tipologia contrattuale particolarmente stabile dal punto di vista della prospettiva occupazionale nel tempo.

Un’altra importante differenza tra le due tipologie contrattuali riguarda la possibilità del lavoratore di dimettersi. Nel contratto a tempo determinato, essendo stata fissata fin dall’origine la data finale del rapporto, il lavoratore non può dimettersi ante tempus salvo il caso della giusta causa di dimissioni [4], ovvero, il verificarsi di un gravissimo inadempimento da parte del datore di lavoro che non consente, per il lavoratore, la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto di lavoro.

In tutti gli altri casi, il lavoratore deve attendere la data di scadenza finale e, se si dimette anzi tempo, rischia di essere chiamato a risarcire il danno cagionato alla controparte. Nel contratto a tempo indeterminato, invece, salve diverse pattuizioni tra le parti (come, ad esempio, nel caso di apposizione di un patto di stabilità al rapporto di lavoro), il lavoratore può sempre dimettersi volontariamente dal rapporto di lavoro dovendosi unicamente ricordare di rispettare il periodo di preavviso di dimissioni [5] previsto dal contratto collettivo.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Artt. 19 ss. D. Lgs. 81/2015.

[3] Artt. 1 e 3 L. 604/1966.

[4] Art. 2119 cod. civ.


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