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Cosa comporta il riconoscimento di un figlio?

8 Maggio 2021 | Autore:
Cosa comporta il riconoscimento di un figlio?

Quello che c’è da sapere sulle conseguenze del riconoscere il figlio nato fuori dal matrimonio.

A volte, succede che dalla relazione tra persone non unite in matrimonio tra loro nasca un figlio. Si può trattare di due soggetti sposati che intrattengono una relazione extraconiugale, ma anche di una coppia di conviventi che non intendono sposarsi, oppure di due fidanzati che si sono lasciati dopo il concepimento del bambino. È possibile, però, per entrambi i genitori riconoscere il piccolo ed instaurare con lui un rapporto di paternità e maternità analogo a quello che le coppie sposate hanno con i loro figli.

Cosa comporta il riconoscimento di un figlio? Mentre in passato la legge distingueva tra figli legittimi (cioè quelli nati da una coppia unita in matrimonio) e figli illegittimi o naturali, attribuendo ai primi una maggiore tutela, oggi non è più così. Si è compreso, infatti, che una diversità di trattamento è profondamente ingiusta, qualunque sia la circostanza nella quale il figlio è stato concepito. Vediamo dunque cosa accade dopo il riconoscimento.

Come si riconosce un figlio?

Il riconoscimento è un atto con il quale un soggetto dichiara di essere genitore di un altro; esso può avvenire:

  • al momento della dichiarazione della nascita del bambino;
  • con una dichiarazione all’ufficiale dello stato civile;
  • davanti a un notaio;
  • in un testamento. In questo caso però il riconoscimento avrà effetto solo al momento della morte del testatore.

Se uno dei genitori ha riconosciuto il figlio per primo occorre il suo consenso per il riconoscimento da parte dell’altro genitore. Se tale consenso manca, colui che vuole riconoscere il bambino (o ragazzo di età inferiore a 18 anni) dovrà chiedere l’autorizzazione del giudice tutelare, che valuterà se ciò risponde alla convenienza del minore.

Quali sono i diritti del figlio riconosciuto?

In passato, i figli nati fuori dal matrimonio (che venivano detti naturali), anche se riconosciuti, godevano di pochi  diritti rispetto a quelli nati da coppie sposate. Ciò in particolare se uno dei genitori aveva già un coniuge e una famiglia. Nel 2012, una legge [1] ha equiparato i figli tra loro, a prescindere dalla specifica situazione dei genitori e delle circostanze del loro concepimento.

I figli riconosciuti, innanzitutto, hanno diritto [2] ad essere mantenuti, istruiti ed educati dai genitori (o comunque da quello che ha effettuato il riconoscimento); hanno diritto all’istruzione secondo le loro personali inclinazioni e le loro aspirazioni.

Inoltre, è stabilito il diritto dei bambini a crescere all’interno della famiglia. Ciò pone fine alla tristissima situazione di tanti figli concepiti a seguito di relazioni extraconiugali, che spesso venivano segregati in istituti.

Come fare se il genitore che ha effettuato il riconoscimento ha già una famiglia legittima per conto proprio, con un coniuge e magari dei figli? Può fare vivere il figlio riconosciuto con sé? Sì, ma occorre l’autorizzazione del giudice, che valuterà se ciò risponde all’interesse del minore; inoltre è necessario il consenso del coniuge, dei figli che abbiano compiuto i 16 anni di età e dell’altro genitore, se ha effettuato anch’egli il riconoscimento [3].

Inoltre, il figlio riconosciuto ha diritto ad intrattenere rapporti affettivi con nonni, zii, cugini ed altri parenti e a frequentarli.

Il figlio riconosciuto eredita dai parenti?

Prima della riforma del 2012, i figli nati fuori dal matrimonio, anche se riconosciuti, potevano essere tenuti fuori dalla successione del genitore defunto, ricevendo dagli altri fratelli una somma di denaro in sostituzione della loro quota di eredità.

Oggi, non è più così: il figlio riconosciuto partecipa a pieno titolo alla successione non solo del genitore, ma anche degli altri parenti, secondo le regole contenute nel Codice civile. Così, se muore un nonno o uno zio, gli può spettare una quota di eredità come se fosse nato all’interno del matrimonio. Ciò sempre che non vi siano altri familiari che hanno diritto prima di lui e degli altri figli, perché la legge stabilisce un preciso ordine nella successione.

Quale cognome assume il figlio riconosciuto?

Vediamo adesso cosa comporta il riconoscimento di un figlio in ordine al cognome che quest’ultimo dovrà assumere. A tal proposito, bisogna distinguere diverse ipotesi [4]:

  • se a riconoscere il figlio è uno solo dei genitori, questo prende il suo cognome;
  • se il riconoscimento è stato fatto da entrambi i genitori congiuntamente, il bambino assume il cognome del padre. I genitori possono però chiedere che il cognome materno venga aggiunto a quello paterno.

Un caso particolare è quello in cui il riconoscimento viene effettuato in un primo tempo dalla madre, della quale il bambino assume il cognome, e solo successivamente dal padre (il che avviene, a volte, a distanza di anni). Perché al cognome della madre venga aggiunto quello paterno occorre distinguere secondo che il figlio abbia o meno raggiunto la maggiore età; Infatti:

  • se il figlio è già maggiorenne, può decidere se mantenere soltanto il cognome della madre, sostituirlo con quello del padre oppure aggiungere il cognome paterno a quello materno;
  • se il figlio è minorenne la decisione spetta al tribunale, su richiesta degli stessi genitori.

note

[1] L. n. 219/2012.

[2] Art. 315 bis cod. civ.

[3] Art. 252 cod. civ.

[4] Art. 262 cod. civ.


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