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Trasformazione contratto lavoro: è possibile sospendere rate mutuo?

30 Gennaio 2021
Trasformazione contratto lavoro: è possibile sospendere rate mutuo?
Sono titolare di 3 prestiti con la banca. Quando ho richiesto tutti e 3 questi prestiti avevo un contratto di lavoro Full-time a tempo pieno ed indeterminato. Ora non ho più un contratto Full-time ma Intermittente a tempo determinato fino al 30/06/2021 e, ovviamente non so se questo contratto cambierà. Sapendo la banca quanto guadagnavo, perché per tutti e 3 i finanziamenti mi ha chiesto le buste paga, non ha sbagliato ad accettare questi 3 finanziamenti? Esiste un modo legale per annullare questi 3 finanziamenti (senza che ciò possa compromettermi economicamente in alcun modo) o anche solo uno o due di essi o se esiste un modo legale, per ridurre una, due o tutte e 3 queste rate?

La Banca avrà di certo sbagliato nel concedere tutti e tre i finanziamenti, visto l’importo che cumulativamente si creava, anche a fronte del Suo stipendio; se glielo hanno concesso, sarà perché le indagini finanziarie hanno avuto esito positivo, in quanto Lei sicuramente è stato considerato un soggetto affidabile dal punto di vista della solvibilità.

Con riguardo alla possibilità di sospendere i finanziamenti, potrà usufruire delle agevolazioni ideate per chi, in questo periodo di pandemia, ha avuto degli eventi negativi dal punto di vista lavorativo.

In particolare, è prevista la possibilità di sospensione dei finanziamenti fino ad un massimo di nove mesi, per i casi in cui si ha avuto una riduzione dell’orario di lavoro per almeno trenta giorni consecutivi.

Lei può, quindi, fare istanza alla banca per ottenere tale sospensione, vista la mutata situazione lavorativa.

Con riguardo alla possibilità di “rinegoziare” il finanziamento (di avere riconosciuta la possibilità di alleggerire l’ammontare delle rate), questo dipende sostanzialmente dal contratto sottoscritto con la Banca.

Se nel contratto è prevista tale possibilità, allora non ci sarà alcun problema, posto che Lei avrà il diritto riconosciuto dall’accordo di ottenere la rinegoziazione.

Se, invece, tale possibilità non è prevista, allora occorrerà avviare una trattativa con l’istituto di credito, al fine di far capire al direttore di quest’ultima che, a causa della modifica in negativo della Sua posizione lavorativa, Lei oggi non ha la possibilità di affrontare un tale importo di spesa.

Il fatto che ci sia una collaborazione da parte Sua dovrebbe portare la Banca (strategicamente converrebbe loro) ad accettare un eventuale allungamento delle rate di finanziamento concordato.

Diversamente, la Banca stessa rischierebbe di non recuperare più le somme che vanta, in quanto Lei potrebbe non riuscire, o non volere pagare più, con tutte le conseguenze del caso.

La legge, sul punto, non riconosce alcun diritto al cliente di esigere la rinegoziazione del finanziamento a meno che non sia previsto dal contratto; difatti, essendo un accordo tra due privati (la Banca è una società privata), il legislatore non può intervenire, avendo l’obbligo di lasciare intatta l’autonomia contrattuale.

Tuttavia, si potrebbe fare affidamento, invocandole, sulle clausole generali della buona fede e correttezza nell’esecuzione dei contratti, che nel caso di specie dovrebbero agire proprio nel senso di imporre alle finanziarie di rinegoziare le clausole del prestito al consumo.

Pertanto, il mio consiglio è quello di procedere ad una richiesta formale alla banca, ben corredata delle motivazioni e dell’opportunità di rinegoziare le rate, posto che, in mancanza, sarebbe costretto a non poter sostenere più quel determinato salasso economico.

Nel mentre, avvierei anche la richiesta di sospensione delle rate, approfittando di questa opportunità, nella speranza di ottenere, nel mentre, delle condizioni migliorative di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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