HOME Articoli

Lo sai che? Investimenti: se la banca non dà le informazioni, risarcimento al cliente

Lo sai che? Pubblicato il 26 gennaio 2014

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 26 gennaio 2014

Bond a rischio: il consumatore-risparmiatore deve essere messo al corrente dei rischi dell’investimento cui va incontro.

Risarciti i risparmiatori cui la banca non ha fornito tutte le informazioni circa i rischi dell’investimento: lo sottolinea una recentissima sentenza della Cassazione [1]. La pronuncia ha dato soddisfazione a un uomo che aveva investito sui titoli Cirio ben 109mila euro.

La banca è tenuta a illustrare al cliente “di normale accortezza” tutti i rischi dell’investimento nonché le informazioni della società emittente che potrebbero compromettere l’investimento.

La Cassazione è consapevole della propensione del risparmiatore ad acquistare “titoli tranquilli“, cioè a basso rischio di insolvenza, ma sarà meglio – in una eventuale causa contro la banda – dare prova di ciò depositando la documentazione relativa a titoli acquistati in precedenza ed a quelli posseduti, desumendone la propensione al rischio del risparmiatore.

Qualora il cliente abbia sporadicamente acquistato titoli ad alto rischio ciò non fa di lui un “operatore qualificato” [2] se il suo portafoglio titoli (passato e presente) mostra un atteggiamento prudente, cioè un risparmiatore orientato all’acquisto di obbligazioni di società con alto rating o con capitale garantito, ovvero titoli del debito pubblico (btp, cct, bot).

Quale risarcimento?

La Cassazione chiarisce anche l’entità del danno risarcibile. Il risarcimento da versare al risparmiatore, secondo i giudici, è pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello al momento della domanda giudiziale o (se anteriore) al valore al momento in cui il cliente ha avuto consapevolezza della caduta del titolo.

Non si tiene presente il danno che il cliente subisce per aver versato un prezzo eccessivo per l’acquisto dei titoli: infatti nulla consente di affermare che, al momento dell’investimento, quei titoli avessero un valore di mercato inferiore a quello corrisposto dal cliente.

Il danno consiste invece nel fatto che i titoli incorporano in sé un rischio (quello di futura perdita del capitale investito) che il cliente ben informato avrebbe di certo evitato.

Per quantificare il danno subìto dall’investitore, bisogna dunque fare riferimento alla perdita di valore del titolo, prendendo in considerazione il momento in cui il cliente avrebbe potuto avere consapevolezza della caduta del titolo [3]. Da tale momento in poi, infatti, tutto ciò che accade è presumibile frutto di una scelta autonoma, e non più inconsapevole, del cliente. Il rischio inerente alla scelta se mantenere o meno l’investimento anche dopo aver avuto coscienza del rischio, non riguarda più la banca e ne risponde solo l’investitore.

note

[1] Cass. sent. n. 1511 del 24.01.2014.

[2] Cass. sent. n. 17340/2008 e n. 22147/2010.

[3] In proposito si richiama il precedente espresso dalla sentenza 29864/2011 della Cassazione, secondo la quale le conseguenze dell’indebito accollo del rischio al cliente inconsapevole cessano – o quanto meno non sono più direttamente riconducibili alla violazione da parte dell’intermediario degli obblighi d’informazione – a partire dal momento in cui l’investitore, adoperando l’ordinaria diligenza cui ciascuno è tenuto nella gestione del proprio patrimonio, sia stato in grado di percepire l’esistenza di tali rischi.

Autore immagine: 123rf.com

 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI