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Abusi edilizi: le immagini di Google fanno prova?

9 Maggio 2021 | Autore:
Abusi edilizi: le immagini di Google fanno prova?

Come si usano nel processo le foto di Google Earth per dimostrare la realizzazione dell’opera e la data di costruzione; qual è la difesa dell’imputato.

Siamo sempre più sorvegliati, controllati, monitorati ed anche fotografati: l’occhio di Google è sopra di noi e le sue celebri mappe immortalano ormai qualsiasi luogo del pianeta.

Probabilmente sai che con il servizio Street View di Google puoi visualizzare i dettagli di una qualsiasi strada o posizione geografica, fino a vedere, ad esempio, com’è fatto il portone, se c’è un’insegna sulla vetrina di un negozio, quali sono le macchine parcheggiate davanti a una determinata casa (le targhe però sono oscurate) o se ci sono oggetti e panni stesi sul balcone.

Sin qui siamo solo alle foto terrestri, quelle scattate con le “Google car” che periodicamente percorrono le vie italiane e di quasi tutto il mondo. Google però dispone anche di un servizio molto più potente, chiamato Google Earth, che scatta fotografie aeree e satellitari e così costruisce un mappamondo virtuale accessibile gratuitamente a tutti. Dal tuo Pc o smartphone puoi vedere la via in cui abiti, il tetto della tua casa e di quelle circostanti, ma anche i grattacieli di New York e di Dubai o le isole sperdute nella Polinesia.

Capirai subito che in questo modo diventa fin troppo facile osservare dall’alto qualsiasi terreno ed edificio e verificare quali sono le costruzioni realizzate: comparando le immagini nuove con le precedenti e con la cartografia si può constatare se ci sono stati mutamenti edilizi, come sopraelevazioni, chiusure di parti scoperte, installazione di piscine, realizzazione di nuovi fabbricati. E le foto sono anche molto dettagliate nei particolari.

Adesso molti Comuni italiani hanno iniziato a sfruttare queste possibilità per individuare gli abusi edilizi e per documentarli nei processi, amministrativi e penali, a carico del trasgressore che non si è munito del titolo abilitativo necessario per realizzare l’opera, come il permesso di costruire o la Scia a seconda dei casi.

Ma negli abusi edilizi le immagini di Google fanno prova? Se la risposta è sì, i responsabili potranno essere facilmente scovati proprio sulla base delle fotografie che dimostrano la realizzazione delle opere sui terreni o edifici di loro proprietà.

Ma in tal caso l’imputato di abuso edilizio può contestare l’immagine e il suo valore probatorio, fornendo altri elementi per dimostrare che le cose stanno in maniera diversa e così evitare la condanna e le multe? La giurisprudenza si è occupata di questi casi ed in una recentissima sentenza che analizzeremo ha fornito le risposte a queste importanti domande. Proseguendo la lettura vedrai come l’occhio di Google entra nei processi e gioca un importante ruolo.

Le immagini di Google

Da parecchi anni Google non è più soltanto un motore di ricerca testuale, che ti consente di trovare determinati siti ed articoli partendo da determinate parole. Oggi Google è diventato anche un gigantesco atlante geografico: un mappamondo, molto particolareggiato, che può aiutarti nella navigazione di un percorso indicandoti le strade da percorrere oppure ad orientarti in un viaggio virtuale visualizzando da remoto qualsiasi angolo del pianeta.

Si tratta però di due servizi ben distinti tra loro: il navigatore è Google Maps, mentre il mappamondo virtuale è Google Earth.

Google Maps

Google Maps è una raccolta di immagini terrestri integrate in una carta geografica in modo da poterle ricercare zona per zona semplicemente digitando il nome della località o della via.

Le foto sono statiche, cioè sono state scattate in un determinato momento (in basso compare la data di ciascuna immagine) e talvolta non sono aggiornate di recente.

Orientandosi con la funzione Street View è possibile “camminare” lungo la strada interessata e visualizzare tutti i dettagli, come se la stessi percorrendo veramente. In qualsiasi momento puoi passare alla visualizzazione di mappa e impostare il percorso di navigazione per raggiungere la località prescelta.

Google Earth

Google Earth presenta immagini satellitari o aeree di tutto il mondo. Il formato è tridimensionale e la risoluzione delle foto è molto elevata, in modo da mostrare i particolari semplicemente cliccando sulla zona e usando la funzione zoom per ingrandire sempre di più la parte che ti interessa.

Il livello di dettaglio può arrivare fino a pochi metri quadrati ed è presente anche l’indicazione delle coordinate geografiche di riferimento, in modo da sapere l’esatta posizione di quel punto sul globo terrestre.

Con la funzione “misura distanza e area” puoi calcolare anche la superficie occupata da terreni, fabbricati e da qualsiasi cosa presente nella foto (parcheggi, veicoli, merci, giardini, ecc.).

In qualsiasi momento puoi passare, cliccando su un apposito pulsante, alla visualizzazione bidimensionale, cioè “piatta”, o a quella di Street View.

La data delle immagini di Google Earth

Google Earth presenta automaticamente in visualizzazione le immagini più recenti che sono pervenute dall’aereo o dal satellite. Così consultando la stessa zona a distanza di tempo i risultati possono variare. L’aggiornamento, però, non avviene in tempo reale: ciò che vedi potrebbe perciò non corrispondere alla situazione attuale del luogo.

La data di realizzazione delle foto è estremamente variabile a seconda delle zone: ve ne sono alcune con immagini che risalgono a diversi anni fa ed altre acquisite invece pochi giorni prima. La frequenza di aggiornamento non è prestabilita e non è conoscibile dall’utente.

Con la funzione “Tempo” è possibile vedere come sono cambiate le immagini del luogo, se esistono in archivio foto meno recenti.

Google raccoglie le immagini da fornitori esterni e per conoscere le informazioni complete bisogna rivolgersi all’autore delle foto, il cui nominativo compare in basso, nella barra del copyright.

L’uso di Google Earth per rilevare gli abusi edilizi

Attualmente molti Comuni italiani si avvalgono di Google Earth per rilevare gli abusi edilizi, in aggiunta ai sistemi di indagine tradizionali, come i sopralluoghi della polizia municipale, i rilievi degli uffici tecnici e le segnalazioni di privati cittadini o delle pubbliche autorità.

L’uso di Google Earth può risultare molto comodo per gli organi accertatori. Navigando su Google i funzionari comunali dotati di una buona conoscenza dei luoghi e in possesso della documentazione di confronto sono in grado, senza muoversi dalla propria scrivania e quasi a colpo d’occhio, di cogliere le difformità rispetto alle cartografie ufficiali presenti agli atti del Comune, come le mappe catastali e i disegni dei progetti tecnici depositati presso i loro uffici per documentare determinati lavori.

Inoltre la data delle foto più recenti e la comparazione con le precedenti gli consente di attribuire, con buona probabilità, una data di inizio ai lavori edilizi abusivi e di ultimazione delle opere.

Le immagini di Google come documenti nel processo penale

Le immagini di Google rappresentano, ai sensi della legge, un documento, perché sono idonee a rappresentare un fatto, che in questo caso consiste nella rappresentazione dell’esatto stato di un luogo in un determinato momento.

Nel processo penale la legge [1] ammette l’acquisizione non solo dei classici documenti scritti, ma anche di  tutti gli «altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia e qualsiasi altro mezzo”; dunque registrazioni, filmati e, appunto, le immagini fotografiche.

Perciò l’uso delle immagini di Google Earth per rilevare gli abusi edilizi è legittimo. Esse rappresentano direttamente proprio i fatti da provare, cioè la tipologia e consistenza delle opere ritenute abusive. E, come vedremo tra poco, forniscono anche utili elementi per stabilire la data della loro avvenuta realizzazione.

Tutto questo vuol dire che la polizia giudiziaria può acquisirle e riportarle nelle sue informative di reato al Pubblico ministero, il quale le verserà in atti, cioè nel fascicolo che contiene la documentazione posta come fonte di prova a carico dell’imputato.

L’uso delle immagini di Google nei processi per abuso edilizio

Normalmente le immagini tratte da Google si aggiungono ad altri e più consueti mezzi di prova, come i rilevamenti degli Uffici comunali e l’osservazione compiuta dalla polizia municipale o da altri organi accertatori mediante un’ispezione dei luoghi o altre forme di sopralluogo; perciò costituiscono uno strumento dimostrativo ulteriore e quasi mai l’unico.

Inoltre in un processo particolarmente tecnico come quello per stabilire se è stato compiuto un abuso edilizio le immagini non parlano da sé (come potrebbe avvenire per documentare altri reati, come un furto, una rapina o una violenza sessuale) ma vanno accompagnate da una descrizione precisa, che innanzitutto le associ al luogo ed al proprietario o possessore, ed inoltre spieghi in modo compiuto le caratteristiche tecniche dell’opera che si ritiene abusivamente realizzata.

Di solito, quindi, esse vengono accompagnate da una relazione descrittiva e particolareggiata redatta dagli accertatori, che potranno essere chiamati a testimoniare nel processo per esporre ciò che hanno constatato, rilevato e calcolato, ad esempio descrivendo i metodi utilizzati per stabilire le misure del manufatto e i materiali con cui è stato realizzato.

Talvolta a questi elementi si aggiunge una consulenza tecnica disposta dal Pubblico ministero o una perizia d’ufficio disposta dal giudice: così un tecnico qualificato (come un architetto, un ingegnere o un geometra) valuterà la consistenza dell’opera ed esporrà all’autorità giudiziaria, con una relazione scritta illustrata nel successivo esame dibattimentale, i risultati cui è pervenuto.

Come difendersi dalle immagini di Google Earth

L’imputato, nel contraddittorio con la pubblica accusa che gli è garantito durante il processo penale, può sempre contestare e confutare i dati che emergono dalle immagini con qualsiasi altro mezzo di prova a sua difesa.

Intanto però dovrà confrontarsi con quanto emerge dalle foto depositate in atti come prova a suo carico. In concreto, non sarà quasi mai possibile smentire l’autenticità e la genuinità delle immagini, in quanto esse provengono da rilevatori indipendenti ed affidabili, come le società specializzate che forniscono le immagini a Google.

A volte invece si possono valorizzare circostanze diverse, come il fatto di non aver avuto la disponibilità dell’area nell’epoca di presunta realizzazione dei lavori e dunque si può stabilire che il committente delle opere abusive è un altro soggetto.

Spesso è possibile contestare l’epoca di realizzazione dell’abuso proprio attraverso le foto e riuscire a dimostrare, ad esempio, che l’opera edilizia era stata compiuta in data di molto antecedente, quando magari il terreno o il fabbricato appartenevano a proprietari diversi; oppure, se l’immagine è sfocata, dimostrare con altre foto di qualità migliore e scattate a distanza più ravvicinata che il manufatto è diverso da quello che appare dalle foto di Google ed è stato realizzato in modo tale da non violare la normative urbanistica ed edilizia.

Spesso da questi elementi ulteriori e diversi può emergere che la data di realizzazione e di ultimazione dell’opera è più risalente rispetto a quella di acquisizione delle immagini di Google e dunque la prescrizione del reato può essere già compiuta, così escludendo la punibilità dell’autore.

Marco viene imputato di aver realizzato un fabbricato abusivo su un terreno di sua proprietà. La prova è rappresentata da immagini tratte da Google Earth scattate nel 2018. Marco si difende sostenendo, con foto più antiche, che il manufatto era presente e completato in tutte le sue parti già nel 2007. In questo modo può dimostrare che il reato è ormai prescritto.

Le immagini di Google Earth provano l’abuso edilizio?

In una recentissima sentenza [2]  la Corte di Cassazione si è occupata della realizzazione di una piscina in muratura senza permesso di costruire. L’accertamento era avvenuto proprio attraverso le immagini riportate da Google Earth e prodotte in giudizio.

Dopo la condanna in primo grado, confermata in appello, gli imputati erano ricorsi in Cassazione, ma la Suprema Corte ha ritenuto valido l’accertamento della presenza della piscina attraverso le foto tratte da Google Earth.

Uno dei punti di doglianza era la mancanza di attività istruttoria, dato che non erano stati effettuati accertamenti sui luoghi per rilevare la piscina: l’accusa si era basata esclusivamente sulle immagini di Google, cui era seguita la testimonianza di chi le aveva acquisite e ne ha illustrato il contenuto e spiegato il significato durante il dibattimento svolto nel processo.

Inoltre il ricorrente aveva contestato la data di realizzazione delle opere (gli inquirenti avevano preso a riferimento quella delle immagini di Google Earth) sostenendo che essa era più antica e dunque il reato era prescritto.

Ma gli Ermelllini hanno respinto queste tesi, rilevando che era onere dell’imputato produrre diversa documentazione comprovante la precedente data di esecuzione dei lavori, mentre egli si era limitato a contestare genericamente i risultati rilevati da Google.

In proposito il Collegio ha affermato che «grava sull’imputato, che voglia giovarsi della causa estintiva del reato rappresentata dalla prescrizione, l’onere di allegare gli elementi in suo possesso dai quali desumere la data di inizio del decorso del termine, diversa da quella risultante dagli atti».

La sentenza sottolinea come «i ricorrenti, invece, preso atto dell’intervenuto accertamento della presenza del manufatto per il tramite di immagini tratte dal software Google Earth, si sono limitati, senza porre in discussione la data dell’accertamento, a contestare che da esse potesse desumersi lo stato di usura dei materiali e, quindi, la recente o meno realizzazione delle stesse, senza dunque adempiere all’onere loro imposto».

Siccome le foto provavano che il manufatto era sicuramente non esistente in una certa data, ed invece risultava presente in una successiva, l’ultimazione della piscina (che segna il momento consumativo del reato, dal quale inizia a decorrere la prescrizione) è stata fatta decorrere dal momento dell’accertamento, che era avvenuto attraverso le foto prelevate da Google Earth.

Così gli Ermellini hanno, in definitiva, sancito che le immagini di Google Earth costituiscono valida prova documentale in sede penale, sia per accertare la commissione del reato sia per stabilire il momento temporale in cui è avvenuta. Leggi anche l’articolo “Abuso edilizio: come avvengono i controlli“.


Le immagini tratte da Google Earth sono valide ed utilizzabili nel processo penale per l’accertamento degli abusi edilizi. L’imputato può contestarle se fornisce elementi diversi.

note

[1] Art. 234 Cod. proc. pen.

[2] Cass. sent. n. 37611/20 del 29 dicembre 2020.


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