Diritto e Fisco | Articoli

Cosa succede se un lavoratore non si presenta al lavoro?

24 Gennaio 2021
Cosa succede se un lavoratore non si presenta al lavoro?

Assenza ingiustificata: quali sanzioni disciplinari per il dipendente?

Il lavoratore che non si presenta al lavoro si considera “assente ingiustificato”. 

L’obbligo di comunicare l’assenza all’azienda sussiste anche quando le ragioni siano impreviste e urgenti. Tuttavia, le sanzioni vanno sempre commisurate alla gravità del comportamento. Sicché, anche quando il contratto collettivo preveda la possibilità del licenziamento per chi, dopo tre giorni, non si presenta al lavoro, il datore deve valutare le motivazioni che hanno determinato tale condotta. Ed allora, cosa succede se un lavoratore non si presenta al lavoro?

Dobbiamo distinguere due ipotesi: quella della semplice assenza temporanea, che si protrae cioè per qualche giorno, e quella invece di chi non intenda più proseguire il rapporto di lavoro e non si rechi più in azienda. Ma procediamo con ordine.

Assenza dal lavoro per qualche giorno: quali conseguenze?

Nel caso di malattia, il lavoratore ha l’obbligo di comunicare l’assenza al datore secondo le modalità indicate nel regolamento aziendale o nel Ccnl (ad esempio, con sms, telefonata, fax). Inoltre, deve sottoporsi alla visita del medico di base (il giorno stesso dell’assenza o, al massimo, quello successivo) affinché venga inviato il certificato medico all’Inps. 

Come chiarito dalla Cassazione [1], devono qualificarsi in termini di assenza ingiustificata i giorni di assenza risultati solo a seguito del tardivo invio di certificazione medica riconducibili ad uno stato di malattia.

Ogni altro motivo di assenza dal lavoro, diverso dalla malattia, va comunque comunicato preventivamente o, laddove impossibile, al più presto (si pensi a un lutto improvviso).

Il contratto collettivo nazionale (Ccnl) indica di solito le sanzioni che scattano nei confronti del dipendente che, seppure assente dal lavoro, non motiva tale comportamento e non avvisa l’azienda.

Le sanzioni possono essere, a seconda della gravità della condotta:

  • il rimprovero scritto;
  • la multa per un importo massimo corrispondente a 4 ore della retribuzione base, attuata mediante trattenuta in busta paga; 
  • la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni;
  • il licenziamento. 

Il licenziamento viene confinato ai casi più gravi. Tuttavia, la Cassazione [2] ha detto che l’assenza ingiustificata protrattasi per oltre tre giorni può non costituire giusta causa di licenziamento, anche nel caso in cui la contrattazione collettiva preveda, per tale ipotesi, la sanzione espulsiva.

Il fatto che un determinato comportamento sia individuato, dal relativo Ccnl, come giusta causa o giustificato motivo di licenziamento, non comporta che il giudice debba comunque accertare la reale entità e gravità delle infrazioni addebitate al dipendente, nonché il rapporto di proporzionalità tra sanzione e infrazione, tenendo conto delle circostanze del caso concreto e delle motivazioni sorrette alla condotta.

Il dipendente assente dal lavoro può perdere lo stipendio?

Il Ccnl può anche disporre che, al dipendente assente ingiustificato dal lavoro, venga applicata la sanzione della multa, con una trattenuta in busta paga di massimo 4 ore dello stipendio per ogni giorno di assenza. La sanzione può infatti essere applicata ad ogni successivo giorno di assenza. Tuttavia, la recidiva può essere considerata causa di licenziamento secondo le indicazioni del Ccnl. 

Il dipendente non torna al lavoro: che succede?

Se il dipendente non va più a lavorare, la sua condotta si considera come atto tacito di dimissioni. In ogni caso, il datore di lavoro può anche licenziarlo per giusta causa. In questa seconda ipotesi, il lavoratore può richiedere la Naspi; nel primo caso invece non gli è consentito, a meno che le dimissioni non siano state determinate da giusta causa (ad esempio, per mancato versamento dello stipendio).

Come detto dalla Cassazione, nel caso in cui la giusta causa di licenziamento sia costituita dall’assenza ingiustificata del lavoratore, il datore di lavoro può limitarsi a provare l’assenza nella sua oggettività. Grava invece sul lavoratore l’onere di provare le ragioni che possono giustificare l’assenza e, in particolare, la dipendenza della stessa da causa a lui non imputabile [3].


note

[1] Cass. sent. n. 18956/2020.

[2] Cass. sent. n. 9339/2018.

[3] Trib. Reggio Calabria, sent. del 22.07.2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube