Diritto e Fisco | Articoli

Manifestazione non autorizzata: cosa si rischia?

9 Maggio 2021 | Autore:
Manifestazione non autorizzata: cosa si rischia?

Scatta il penale se si fa un corteo in città e non si avvisa la Questura? Quando ed entro quanti giorni bisogna comunicarlo? La richiesta può essere respinta?

La protesta è il motivo della stragrande maggioranza di cortei e manifestazioni che spesso inondano vie e piazze delle città. Si protesta perché non c’è lavoro o perché ce n’è troppo, perché quel tale Governo deve «andare a casa» o perché gli avversari vogliono che se ne vada a casa. Si protesta perché si guadagna poco, perché l’ideologia di chi la pensa in modo diverso deve essere annientata. Si protesta perché non si protegge abbastanza l’ambiente, perché la scuola non funziona bene, perché mancano dei diritti, perché una legge è ingiusta e perché non lo è. Insomma, gli argomenti non mancano. Come non deve nemmeno mancare il permesso di scendere in piazza per difendere ad alta voce le proprie ragioni.

Per una manifestazione non autorizzata cosa si rischia? La nostra Costituzione difende il diritto di riunione sia nei luoghi aperti al pubblico, come un circolo culturale, una palestra, un teatro, sia nei luoghi pubblici come quello più comune, cioè la piazza. Ci sono, però, delle regole da osservare per questioni di sicurezza: le autorità devono essere informate dell’iniziativa e rilasciare il relativo permesso. Vediamo cosa rischia chi non lo fa ed organizza una manifestazione non autorizzata.

Il diritto di manifestare

Alla base del diritto di manifestare c’è il diritto di riunione, tutelato dalla Costituzione. L’articolo 17 recita: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica».

In altre parole, i cittadini hanno la libertà di riunirsi e di manifestare il proprio pensiero anche in maniera collettiva, purché lo facciano – come sottolinea la Costituzione – «pacificamente e senza armi». Solo per le iniziative organizzate in un luogo pubblico, come una strada o una piazza, è necessario dare comunicazione al Questore per iscritto ed almeno tre giorni prima dell’evento.

La richiesta deve riportare:

  • giorno, ora e luogo della manifestazione;
  • oggetto della riunione;
  • generalità e firme degli organizzatori;
  • generalità delle persone che prenderanno la parola.

È dunque chiaro: per una manifestazione non ci vuole un’autorizzazione ma una comunicazione preventiva, che quindi non è soggetta a successiva approvazione o autorizzazione. Quindi, a ben vedere, non è corretto parlare di «manifestazione non autorizzata» perché la manifestazione non necessita mai di  autorizzazione; tuttavia il diniego alla manifestazione potrebbe intervenire successivamente alla comunicazione alla Questura. In tal caso le autorità, ritenendo la manifestazione in qualche modo pericolosa per l’ordine pubblico, potrebbero vietarla.

Non è quindi corretto parlare di «manifestazione non autorizzata» ma bisognerebbe tutt’al più dire «manifestazione vietata».

Quando può essere vietata una manifestazione

Può succedere, però, che la richiesta non venga accolta. L’autorità pubblica può ritenere che dare il nulla osta alla manifestazione possa comportare un grave rischio per l’incolumità non solo dei partecipanti ma anche di cose e persone che nulla c’entrano con la riunione. Può essere il caso di due cortei organizzati lo stesso giorno, alla stessa ora ed in luoghi vicini, da altrettante tifoserie o da sostenitori di due partiti agli antipodi. L’esperienza, purtroppo, dice che è molto facile arrivare alle mani. E non solo.

Lo stesso può succedere se l’oggetto della manifestazione è contrario alle leggi o ai princìpi della Repubblica. Si pensi, ad esempio, ad una riunione in cui si vogliono difendere i valori del fascismo.

Non bisogna, poi, dimenticare il vincolo che pone la stessa Costituzione riguardo alla libertà di riunione: la manifestazione, affinché possa essere autorizzata, deve essere pacifica e senza armi. Ed è, in particolare, quest’ultimo punto quello che può destare le maggiori preoccupazioni. Tant’è che il Questore può decidere di sciogliere una riunione o una manifestazione solo perché qualcuno ha un coltello o una pistola in tasca, ancor prima che scattino i disordini. Anche se la giurisprudenza dice che per fermare una manifestazione occorre che siano molti i manifestanti armati oppure se non si riesce a intervenire sui singoli soggetti.

Le sanzioni per una manifestazione non autorizzata

A stabilire le sanzioni previste per chi organizza e porta in piazza una manifestazione non autorizzata ci pensa il Tulps, cioè il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Se non è stato comunicato il preavviso all’autorità competente, cioè al Questore, i promotori dell’iniziativa rischiano l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da 103 a 413 euro.

Ma non rischia solo chi organizza: è passibile della stessa sanzione anche chi interviene alla manifestazione come oratore, cioè chi prende la parola, nel caso sia a conoscenza del fatto che la manifestazione non ha ricevuto la necessaria autorizzazione.

Ci può essere un’ulteriore «grana» per chi vuole scendere in piazza con «effetto sorpresa»: il Questore può decidere, infatti, che la manifestazione deve essere sospesa. Nel caso in cui organizzatori e partecipanti non diano ascolto a questo divieto, partirebbero le sanzioni penali. Secondo quanto stabilito dal Tulps, infatti, «i contravventori al divieto o alle prescrizioni dell’autorità sono puniti con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da 206 a 413 euro». Lo stesso vale anche in questo caso per chi prende la parola in pubblico durante la manifestazione.

Non viene punito, però, chi partecipa ad una riunione che non ha ottenuto il via libera dalla Questura per mancanza di preavviso o per qualsiasi altro motivo, e coglie l’invito della Polizia ad andarsene via.

Da precisare che quanto detto sopra non viene applicato alle manifestazioni di tipo elettorale, cioè ai comizi.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube