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Il modello di constatazione amichevole non vale come confessione

26 Gennaio 2014 | Autore:
Il modello di constatazione amichevole non vale come confessione

Incidenti: le dichiarazioni rese dal responsabile nel modello Cid e da lui sottoscritte non costituiscono prova piena e certa delle dinamiche del sinistro.

Con una recente sentenza [1] la Corte di Cassazione ha ribadito un importante principio in materia di sinistri stradali.

La compilazione e la sottoscrizione del cosiddetto modello Cid (modello di constatazione amichevole) da parte del responsabile del danno, che sia proprietario del veicolo assicurato, non può essere considerata una prova piena e certa nemmeno nei confronti dello stesso soggetto che ha reso e sottoscritto quelle dichiarazioni.

Al contrario, queste dichiarazioni devono essere liberamente apprezzate dal giudice. Questo in applicazione di una precisa regola processuale secondo cui è il giudice che deve prudentemente valutarle insieme a tutte le altre eventuali prove raccolte nel corso del procedimento.

Il motivo è semplice: siccome nel processo sono coinvolti anche altri soggetti, ad esempio la compagnia assicuratrice, assenti al momento della compilazione del modello di constatazione amichevole, le dichiarazioni in esso contenute non possono costituire prova piena e certa nei confronti di tutte le parti processuali e nemmeno nei confronti di chi le ha rese.

Possiamo ricavarne un prezioso insegnamento: se dovessimo essere coinvolti in un sinistro stradale, raccogliamo con calma e precisione (sempre che sia possibile) tutte le prove esistenti (comprese le dichiarazioni di eventuali testimoni) in modo da fornirle alla nostra compagnia e, ove occorra, anche al nostro legale di fiducia e non confidiamo solamente su quanto il responsabile avrà ammesso sottoscrivendo il Cid.


note

[1] Cass.  ord.  n. 1394 del  23.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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