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Covid: chi rischia la discriminazione sui viaggi

23 Gennaio 2021 | Autore:
Covid: chi rischia la discriminazione sui viaggi

Si va verso la richiesta del passaporto vaccinale per entrare in certi Paesi Ue o per salire sugli aerei di certe compagnie.

Nei giorni scorsi, l’Unione europea ha ancora rimandato l’introduzione del cosiddetto «passaporto vaccinale», cioè del documento (cartaceo o in forma di app, si vedrà come rilasciarlo) con cui un cittadino dimostra di avere fatto il vaccino anti-Covid in modo da potersi muovere con maggiore libertà da uno Stato membro all’altro. Nella pratica, però, alcuni Paesi e diverse compagnie aeree si stanno attrezzando per consentire l’ingresso o per accettare a bordo solo passeggeri che abbiano accettato il siero.

Ryanair, tanto per citare la compagnia low cost più utilizzata in Europa, non ha ancora detto nulla in proposito, ma altri vettori come British Airways, Virgin Atlantic o United Airlines – come anticipato questa mattina dal quotidiano Italia Oggi – hanno già anticipato che al momento dell’imbarco accetteranno soltanto dei passeggeri con un certificato di immunità al Covid, vale a dire un test o, meglio ancora, un attestato di vaccinazione. Le stesse restrizioni sono appena scattate negli Stati Uniti: se non si dimostra di non essere potenzialmente contagiosi, non si entra.

E finché si tratta di un test, nulla da dire: vista la situazione, controllare in che condizioni un cittadino entra o esce da un Paese all’altro non solo è un diritto ma anche un dovere. Dove scatta il problema? Scatta nel momento in cui un passaporto vaccinale diventa obbligatorio, perché destinato a discriminare fortemente la popolazione. In due modi.

Il primo: dal momento che il vaccino anti-Covid non è obbligatorio in un Paese, non si capisce come può essere imposto un passaporto vaccinale per poter viaggiare all’estero. C’è un’evidente contraddizione, oltre che una discriminazione, poiché chi ha scelto liberamente di non sottoporsi alla fatidica puntura – scelta che ogni cittadino può ancora difendere come un suo diritto, al di là delle opinioni al riguardo – è destinato a rimanere a terra. Sarebbe come se a scuola venisse chiesto un certificato della vaccinazione facoltativa come condizione per potersi iscrivere.

Il secondo modo in cui il passaporto può essere discriminatorio riguarda il piano vaccinale. Senza entrare nel merito della scelta effettuata dal Governo e dagli scienziati su chi deve avere la priorità ad essere vaccinato, è un dato di fatto che riceveranno per primi il siero quelli che viaggiano di meno. Vale di più la vita di un ottantenne ricoverato in una Rsa rispetto a un viaggio alle Canarie, per carità. Ma a questo punto, i giovani e le famiglie più sane, cioè quelli che, ben che vada, riceveranno il vaccino a settembre-ottobre, rischiano di dover rinunciare ad un viaggio estivo oppure ad una vacanza-studio insieme ai coetanei in una capitale europea, dopo aver seguito per un anno la scuola guardando lo schermo di un pc e senza poter socializzare.

Si può rinunciare nel nome della salute collettiva, certamente. Ed è giusto che la priorità sia data a chi rischia di più in termini di salute, non a chi è meno a rischio ed il suo unico problema è quello di non poter andare in vacanza. Non si contestano le priorità della campagna vaccinale ma il metodo utilizzato per limitare ulteriormente il diritto alla mobilità. Già oggi, esistono altre soluzioni per impedire di continuare a limitare il diritto dei cittadini a muoversi all’interno del territorio dell’Ue, come i vari tipi di test. Che il sistema non venga applicato correttamente, che non si sia in grado di effettuare i controlli in tutti gli aeroporti, è un altro paio di maniche. Forse, perfezionare questo meccanismo già da oggi consentirebbe di non creare delle discriminazioni un domani. Chi vuole viaggiare, si fa un tampone ed in poco tempo presenta il risultato all’imbarco. Senza essere costretto ad attendere per mesi il proprio turno per ricevere vaccino e passaporto o essere obbligato ad accettare il siero contro la propria volontà.



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3 Commenti

  1. Sicuramente, prima di ritornare a viaggiare tranquillamente come un tempo dovrà passare tanto tempo però non possono importi di fare il vaccino, o meglio dire che se non ti fai il vaccino niente viaggio… sarebbe discriminatorio e costringerebbe una persona che vuole spostarsi magari per una vacanza o per altre ragioni a sottoporsi contro la sua volontà ad un trattamento sanitario. Non lo trovo giusto

  2. Io farei tranquillamente un tampone per accertarmi di non aver contratto il virus per la mia sicurezza e per quella degli altri…. Ci mancherebbe. Però se e quando sarà voglio essere libero di decidere se farmi il vaccino o meno senza che mi si venga a dire che se non lo faccio non posso usufruire di certi servizi

  3. Ora, io capisco che possa essere discriminatorio e rappresentare un problema il fatto di vaccinarsi, ma prima di andare in America e fare uno stage in un college mi sono state richieste una serie di vaccinazioni obbligatorie e altre facoltative per la mia sicurezza e quella degli altri. Devono sicuramente metterti in guardia e magari potranno indicare più in là il vaccino per il covid come facoltativo

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