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Quali sono le norme imperative di legge?

9 Maggio 2021 | Autore:
Quali sono le norme imperative di legge?

Norme cogenti: cosa sono? Quali sono le disposizioni derogabili? Norme dispositive e norme suppletive: qual è la differenza?

L’ordinamento giuridico italiano è composto di tutte le norme che possono essere applicate sul territorio nazionale. In pratica, l’ordinamento giuridico è l’insieme delle leggi e i precetti vigenti in Italia. Non tutte le regole contenute nella legge, però, devono essere obbligatoriamente rispettate. Soprattutto in ambito civile, ci sono alcune norme che le parti possono decidere di derogare per applicarne delle altre: si parla in questo caso di norme dispositive. Si pensi ad esempio all’articolo del codice civile secondo cui, in caso di mutuo, chi ha effettuato il prestito ha diritto agli interessi, a meno che le parti non prevedano il contrario. Del tutto opposte alle norme derogabili sono le norme imperative, inviolabili per natura. Quali sono le norme imperative di legge?

Come suggerisce la denominazione, le norme imperative sono inderogabili: in altre parole, non possono essere mai violate dai cittadini, nemmeno se le parti sono tra loro d’accordo. Tornando agli interessi di un prestito, si pensi alla norma che impedisce l’applicazione di tassi usurari: in un caso del genere, la norma è imperativa perché non si può derogare, nemmeno se tutte le parti coinvolte lo volessero. Quali sono le norme imperative di legge? Qual è la differenza con le norme dispositive e con quelle suppletive? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno cinque minuti per trovare le risposte che cerchi.

Norme imperative: cosa sono?

Le norme imperative di legge sono quelle inderogabili, cioè che non possono essere violate dalle parti in ragione della loro importanza.

Le norme imperative sono dette anche cogenti proprio perché obbligatorie, senza possibilità di sottrarsi ad esse.

Norme dispositive: quali sono?

Le norme dispositive di legge, al contrario di quelle imperative, sono derogabili dalle parti.

Riprendendo l’esempio fatto in apertura, costituisce norma dispositiva quella che prevede il pagamento degli interessi nel caso di contratto di mutuo, salvo diversa volontà delle parti [1].

La circostanza per cui i singoli individui di un rapporto possano accordarsi per derogare la norma rende questa dispositiva.

Norme suppletive: cosa sono?

Le norme suppletive, così come quelle dispositive, possono essere derogate dalle parti.

La differenza tra le norme suppletive e quelle dispositive sta in ciò: mentre queste ultime sono norme che disciplinano una certa fattispecie, ma le parti possono decidere di derogare ad esse, le norme suppletive si applicano solamente se le parti non hanno stabilito nulla in merito.

In altre parole, mentre le norme dispositive devono essere espressamente derogate dalle parti, le norme suppletive si applicano solamente se i privati non hanno previsto nulla a riguardo. In questo caso, per non lasciare tali circostanze scoperte da regolamentazione, intervengono le norme suppletive

Ad esempio, secondo il codice civile [2], solo se il luogo nel quale la prestazione deve essere eseguita non è determinato dalla convenzione o dagli usi e non può desumersi dalla natura della prestazione o da altre circostanze, si osservano le norme stabilite dalla legge.

In pratica, il codice dà prevalenza alla volontà delle parti; se questa però non c’è, si applicherà la disciplina prevista dalla legge, la quale quindi subentra solamente in seconda battuta, cioè in assenza della regolamentazione delle parti.

Norme imperative: quali sono?

Come ricordato, le norme imperative di legge sono tutte quelle che non possono essere derogate. Le norme imperative sono norme inviolabili che, se non rispettate, fanno scattare delle sanzioni. Di seguito qualche esempio.

Come già ricordato, la legge dispone che, nel caso di mutuo, chi ha preso in prestito del denaro deve restituirlo con gli interessi, a meno che il mutuante non disponga il contrario, dando vita a un mutuo gratuito. Questa norma è dispositiva, in quanto le parti possono derogarla.

La stessa disposizione del codice civile, però, dispone che se, in un mutuo, sono convenuti interessi usurari, allora la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

È quest’ultima una norma imperativa, inderogabile dalle parti. Se sono pattuiti interessi superiori al limite stabilito dalla legge, la clausola è radicalmente nulla, senza possibilità che le parti possano fare alcunché.

Ancora, è nullo il contratto con cui una persona offre come controprestazione la propria libertà personale, oppure un organo vitale: il diritto all’integrità fisica e a quella morale è un diritto assoluto del quale non si può disporre né rinunciare. Trattasi di altra norma imperativa.

È nullo il contratto che viola una norma penale oppure una di diritto amministrativo: è il caso di chi acquista un bene demaniale oppure di chi sottoscrive un contratto con cui è commissionato un furto o un qualsiasi altro reato.

Infine, sono senz’altro imperative tutte le norme pubblicistiche dettate in ambito amministrativo, tributario e penale: è infatti impensabile che le parti possano stipulare un accordo con cui decidono di rendere legale il furto o l’omicidio, oppure l’edificazione di una costruzione senza i necessari titoli edilizi.


note

[1] Art. 1815 cod. civ.

[2] Art. 1182 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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