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Il principio di buona fede

10 Maggio 2021 | Autore:
Il principio di buona fede

Obbligo di lealtà e correttezza nei confronti della controparte: cos’è e come funziona la buona fede in senso oggettivo? Quando non c’è mala fede?

Durante una trattativa è normale cercare di spuntarla con le condizioni più vantaggiose possibili. Soprattutto in una compravendita, si tenta di tirare sul prezzo oppure di ottenere clausole di favore. Ciò vale tanto più quando in gioco ci sono beni di valore, come ad esempio gli immobili. Non tutti sanno che, durante un’operazione giuridica, la legge impone alle parti di comportarsi con correttezza, tanto durante la fase delle trattative quanto successivamente, quando si deve dare esecuzione all’accordo. Con questo articolo vedremo come funziona il principio di buona fede in ambito giuridico.

Sin da subito, possiamo anticipare che esistono due modi per intendere la buona fede: in senso oggettivo, per buona fede deve intendersi un generale obbligo di correttezza nei confronti della controparte; in senso soggettivo, invece, buona fede significa ignoranza di ledere, con il proprio comportamento, un diritto altrui. In entrambe le accezioni, è comunque importante sapere cosa prevede la legge a proposito della buona fede, così da non incorrere in sanzioni inaspettate. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno cinque minuti per capire cos’è e come funziona il principio di buona fede.

Buona fede: cos’è?

In ambito giuridico, la buona fede può individuare due situazioni diverse:

  • l’obbligo, imposto dalla legge, di mantenere un atteggiamento di lealtà nei confronti della controparte (buona fede in senso oggettivo);
  • la circostanza per cui un soggetto ha agito ledendo inconsapevolmente i diritti altrui (buona fede in senso soggettivo).

Buona fede: cos’è l’obbligo di correttezza?

Secondo la legge [1], il creditore e il debitore devono comportarsi secondo le regole della correttezza. Questo obbligo si identifica con quello di buona fede inteso in senso oggettivo, cioè come dovere di protezione nei confronti delle esigenze della controparte.

Comportarsi secondo buona fede significa mantenere una condotta quanto più leale e collaborativa nei confronti dell’altra parte, creditore o debitore che sia.

Come si traduce, in pratica, l’obbligo di correttezza (buona fede in senso oggettivo)? Ad esempio, nel dovere del creditore di far notare al debitore che la sua obbligazione è estinta perché ha pagato quanto dovuto, oppure nell’obbligo di non aggravare la posizione del debitore. Di seguito, un caso concreto tratto dalla giurisprudenza [2].

È contrario a correttezza e buona fede (è quindi illegittimo), il comportamento del creditore che, potendo chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione in un’unica volta, frazioni senza alcuna ragione la richiesta di adempimento in una pluralità di giudizi davanti a giudici differenti.

Buona fede durante le trattative: cos’è?

Secondo la legge [3], le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede.

Il Codice civile impone l’obbligo di correttezza sin dalle trattative, cioè prima ancora che tra le parti sia sorto un vincolo giuridico vero e proprio.

Ciò significa che, durante la fase delle trattative, tutte le parti dovranno improntare la loro condotta a principi di lealtà e correttezza. La violazione di questo dovere comporta il sorgere di responsabilità precontrattuale, con l’obbligo di dover risarcire i danni.

Ad esempio, viola la buona fede precontrattuale colui che abbandona le trattative senza un giustificato motivo, oppure le intraprende solamente per avere conoscenza di alcune informazioni personali dell’altro.

Viola la buona fede anche colui che intavola una trattativa senza avere seriamente intenzione di portarla a termine oppure chi non informa l’altra parte di alcune circostanze che possono influire sulla validità dell’accordo.

In tutte queste ipotesi, colui che ha violato la buona fede durante le trattative potrebbe essere chiamato a rispondere dei danni provocati alla controparte, la quale aveva fatto legittimo affidamento sulla lealtà altrui.

Buona fede durante l’esecuzione del contratto: cos’è?

Secondo la legge [4], il contratto deve essere eseguito secondo buona fede. Cosa significa?

L’esecuzione del contratto secondo buona fede vuol dire che le parti, una volta stretto l’accordo, devono impegnarsi a darne attuazione tenendo conto dei legittimi interessi altrui.

Ad esempio, viola il principio di buona fede colui che, approfittando delle clausole poco chiare del contratto, obbliga la controparte a sostenere spese non previste per ottenere quanto gli spetta.

Si pensi al venditore che, con il pretesto di aver cambiato improvvisamente domicilio, obblighi il compratore a raggiungerlo in un luogo molto distante da quello prefissato, costringendolo a un lungo e dispendioso viaggio per ottenere ciò che gli spetta.

Interpretazione del contratto secondo buona fede

Secondo il Codice civile, il contratto deve essere interpretato secondo buona fede.

L’interpretazione dell’accordo secondo buona fede significa che bisogna evitare interpretazioni formalistiche e pretestuose che ciascuno potrebbe utilizzare per avvantaggiarsi a danno dell’altra parte.

In pratica, interpretare in buona fede il contratto significa non tentare di rifugiarsi in astruse spiegazioni delle clausole, ma di tener conto del loro significato comune anche nell’ottica di ciò che intendeva evidentemente significare la controparte.

Buona fede in senso soggettivo: cos’è?

Finora, abbiamo analizzato solamente le ipotesi di buona fede in senso oggettivo, cioè intesa come obbligo di correttezza e lealtà nei confronti della controparte. Come anticipato, però, la buona fede ha anche un’accezione soggettiva, da intendersi come condotta inconsapevole della lesione degli altrui diritti. In questo senso, la buona fede è l’esatto opposto del dolo, cioè dell’intenzionalità nell’arrecare un pregiudizio ad altri.

Secondo la giurisprudenza [5], per buona fede in senso soggettivo si intende lo stato di ignoranza o l’erronea conoscenza circa una data situazione giuridica o di fatto, contrariamente alla mala fede, che intende la consapevolezza, l’esatta conoscenza di un fatto o di una data situazione giuridica.

Un tipico esempio di buona fede in senso soggettivo è quella che regola il cosiddetto principio del “possesso vale titolo[6]: colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà.

Anche in tema di usucapione di immobili rileva la buona fede in senso soggettivo. Per legge [7], colui che acquista in buona fede da chi non è proprietario un immobile, in forza di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà e che sia stato debitamente trascritto, ne compie l’usucapione in suo favore col decorso di dieci anni dalla data della trascrizione.


note

[1] Art. 1175 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 11271 del 14.11.1997.

[3] Art. 1337 cod. civ.

[4] Art. 1375 cod. civ.

[5] Cass., sent. n. 9651/2016.

[6] Art. 1153 cod. civ.

[7] Art. 1159 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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2 Commenti

  1. Buongiorno, come ed in che modo rivalersi nei confronti di un potenziale cliente, durante una trattativa di vendita servizi consulenziale/vendita contratti forniture luce e gas se ci sono solo accordi verbali (spiegati e compresi) ed il cliente fa il furbo per non ottemperare agli accordi, trattenendosi il lavoro di consulenza svolto e non pagare o non fare i contratti?

    Grazie, buona giornata.

  2. Buongiorno, come ed in che modo rivalersi nei confronti di un potenziale cliente, durante una trattativa di vendita servizi consulenziale/vendita contratti forniture luce e gas se ci sono solo accordi verbali (spiegati e compresi) ed il cliente fa il furbo per non ottemperare agli accordi, trattenendosi il lavoro di consulenza svolto e non pagare o non fare i contratti?

    Grazie, buona giornata.

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