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Quanto è la trattenuta sul TFR?

12 Maggio 2021
Quanto è la trattenuta sul TFR?

In ogni ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore ha diritto a ricevere il trattamento di fine rapporto accantonato durante gli anni di servizio.

Hai deciso di dimetterti per cogliere una nuova opportunità professionale. Sei consapevole che l’ex datore di lavoro dovrà erogarti il trattamento di fine rapporto accumulato per tutta la durata del servizio prestato. Vuoi sapere quale sarà l’aliquota fiscale applicata sul trattamento di fine rapporto per calcolare l’importo netto da liquidare.

Il trattamento di fine rapporto è un istituto retributivo caratteristico dell’ordinamento italiano. Si tratta di una retribuzione differita che non viene erogata mensilmente in busta paga al dipendente ma che viene accantonata, anno per anno, ed erogata in un’unica soluzione alla fine del rapporto di lavoro.

Ma quale tassazione si applica al Tfr? Quanto è la trattenuta sul Tfr? Tale emolumento viene assoggettato ad una tassazione separata al fine di evitare una netta impennata dell’aliquota fiscale nell’anno del suo pagamento.

Tfr: che cos’è?

La legge [1] prevede che il datore di lavoro debba accantonare, per tutta la durata del rapporto di lavoro, una quota di retribuzione differita, anno per anno, detta trattamento di fine rapporto (Tfr). Si tratta di una porzione del reddito del lavoratore che non viene erogata mensilmente in busta paga, unitamente allo stipendio mensile, ma che viene accantonata di anno in anno e rivalutata sulla base dei meccanismi di rivalutazione previsti dalla legge.

Il trattamento di fine rapporto ha la funzione di tutelare il lavoratore in caso di perdita dell’occupazione.

Come si calcola il Tfr?

Il calcolo della quota annuale di Tfr che deve essere accantonata dal datore di lavoro deve essere effettuato seguendo le indicazioni fornite direttamente dalla legge. Secondo la norma codicistica, infatti, il datore di lavoro deve accantonare, ogni anno, una quota pari alla totalità delle retribuzioni erogate al lavoratore sulla base del rapporto di lavoro, in maniera continuativa e non occasionale e con l’esclusione dei rimborsi spese diviso 13,5.

La quota annuale deve essere, inoltre, rivalutata secondo i criteri previsti dalla legge al fine di tutelarne il potere di acquisto. Alla fine del rapporto di lavoro, dunque, il lavoratore avrà diritto ad ottenere il pagamento della somma delle quote annuali che sono state accantonate nel corso degli anni.

Quando scatta il diritto al Tfr?

Il diritto di ottenere il pagamento del Tfr accantonato scatta in ogni protesi di cessazione del rapporto di lavoro. È indifferente, per la maturazione del diritto, la motivazione che conduce alla conclusione del rapporto lavorativo. Ne deriva che il lavoratore ha diritto a ottenere tale emolumento in caso di:

  • licenziamento;
  • dimissioni;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro;
  • morte del lavoratore.

Il credito relativo al Tfr diventa liquido ed esigibile alla data stessa in cui il rapporto di lavoro cessa. Tuttavia, considerato che il datore di lavoro deve effettuare dei conteggi relativi al Tfr accantonato e alla tassazione da applicare, è normalmente necessario un periodo di tempo tecnico per l’erogazione del Tfr. Inoltre, alcuni Ccnl prevedono specifiche tempistiche per il pagamento di tale emolumento.

Tfr quanto è la trattenuta?

Il nostro sistema fiscale si fonda sul principio di progressività dell’imposta sul reddito. Ne deriva che il lavoratore paga sul proprio reddito annuale un’imposta maggiore se ha guadagnato di più.

Nell’anno di pagamento del Tfr, il reddito del lavoratore può risultare molto elevato, soprattutto in caso di rapporti di lavoro di lunga durata. Questo produrrebbe l’effetto di aumentare esponenzialmente l’aliquota fiscale da applicare e ridurre, quindi, notevolmente il netto percepito dal lavoratore a titolo di Tfr. Per evitare questo effetto di incremento esponenziale dell’aliquota fiscale la legge prevede che il Tfr debba essere assoggettato a tassazione separata [2].

Come si calcola la tassazione sul Tfr?

Innanzitutto occorre distinguere la quota capitale dalle rivalutazioni annuali del fondo accantonato. Queste ultime, infatti, devono essere tassate annualmente con un’imposta sostitutiva pari al 11% che viene versata annualmente dal sostituto d’imposta.

Una volta epurato il trattamento di fine rapporto delle rivalutazioni annuali si può procedere al calcolo della tassazione. Per farlo occorre seguire i seguenti passaggi:

  1. si calcola il trattamento fine rapporto complessivo;
  2. si procede a dividere il Tfr complessivo per il numero di anni e mesi preso come base di misurazione del Tfr. Il risultato si moltiplica per 12 mesi ottenendo così il reddito annuale di riferimento;
  3. si calcola l’aliquota Irpef media con cui questo reddito sarebbe tassato in base agli scaglioni Irpef vigenti alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Si applica l’aliquota alla base imponibile che deriva dalla seguente somma:

base imponibile = (TFR 1 – 309,87 x n1) + (TFR 2 – R)

Il significato degli acronimi riportati nella forma è il seguente:

  • TFR 1= Tfr maturato fino al 31 dicembre 2000;
  • 309,87= abbattimento annuale della base imponibile spettante con il sistema previgente;
  • n1= numero di anni;
  • TFR2= trattamento maturato dal 1 gennaio 2001;
  • R= rendimento finanziario, cioè, rivalutazione annuale tassata in forma sostitutiva con l’aliquota 11% applicata anno per anno dal datore di lavoro.

La misura della tassazione calcolata con la precedente formula deve essere ridotta di un importo fisso indicato dalla legge sulla base del reddito di riferimento che può andare da euro 70 ad euro 50. Il lavoratore, tuttavia, può ottenere tale riduzione del prelievo fiscale sulla liquidazione solo per una cessazione del rapporto di lavoro per ogni periodo di imposta.


note

[1] Art. 2120 cod. civ.

[2] Art. 11 D.Lgs. 47/2000, Art. 19 Tuir.


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