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Preavviso di fermo amministrativo: motivi di impugnazione

25 Gennaio 2021
Preavviso di fermo amministrativo: motivi di impugnazione

Fermo auto: motivi di nullità e di illegittimità: quando e come fare ricorso. 

Ormai, la giurisprudenza è unanime nel ritenere autonomamente impugnabile il preavviso di fermo auto: si tratta infatti di un atto del procedimento contro il quale è ammesso il ricorso al giudice. 

In assenza di indicazioni normative sul tema, si ritiene che il termine entro cui presentare detto ricorso è di 60 giorni dalla notifica, così come per tutti gli altri atti notificati dall’Agente della riscossione esattoriale. E ciò anche se il fermo può essere iscritto già dopo 30 giorni dalla notifica del preavviso (in tal caso, tuttavia, il ricorso si indirizzerà contro il fermo e non contro il preavviso) [1].

Bisogna però individuare con attenzione quali sono i motivi di impugnazione del preavviso di fermo amministrativo al fine di non incorrere in una successiva condanna alle spese processuali.

Ecco alcuni importanti chiarimenti.

Quando si può impugnare il preavviso di fermo auto

Il preavviso di fermo può essere notificato solo dopo il decorso dei termini per il pagamento della cartella esattoriale, ossia a partire dal 61° giorno successivo alla notifica della stessa. 

La cartella quindi è ormai divenuta definitiva e non più contestabile. Non si possono pertanto sollevare, contro il preavviso di fermo, motivi di contestazione che si sarebbero potuti sollevare invece contro la cartella. Ciò perché l’eventuale vizio della cartella può essere sollevato solo facendo ricorso contro la stessa nei termini e non già, a termini scaduti, contro il preavviso di fermo. Risultato: tutti i motivi di ricorso contro la cartella si sanano una volta scaduti i termini di impugnazione della stessa.

Da ciò consegue che il preavviso di fermo può essere contestato solo per vizi successivi alla formazione della cartella. Ecco quali sono.

Motivi di impugnazione del preavviso di fermo amministrativo

Una volta stabilito che il preavviso di fermo è un atto impugnabile entro 60 giorni dalla notifica, ma solo per “vizi propri”, ossia non inerenti alla precedente cartella, verifichiamo concretamente quali sono i possibili motivi per fare ricorso contro di esso.

Omessa notifica della cartella esattoriale

Come chiarito dalla recente giurisprudenza [2], il contribuente che riceve la notifica del preavviso di fermo senza tuttavia aver prima ricevuto le cartelle esattoriali a cui il preavviso fa riferimento, è legittimato a fare ricorso. 

Il preavviso di fermo infatti presuppone la notifica della cartella esattoriale, senza la quale è illegittimo e può essere annullato.

Incompletezza del preavviso di fermo

Il preavviso di fermo deve essere “motivato”, deve cioè indicare le cartelle sulla scorta delle quali lo stesso è stato emesso al fine di consentire al contribuente un controllo sulla legittimità della pretesa esattoriale.

È quindi nullo il preavviso di fermo che non indica la natura, il tributo e la data di avvenuta notifica delle singole cartelle di pagamento in esso elencate.

Inoltre, il preavviso di fermo deve indicare, a pena di nullità, il responsabile del procedimento a cui il contribuente può rivolgersi per contestare la fondatezza della pretesa.

Avvenuto pagamento del debito o presentazione dell’istanza di rateizzazione

Il preavviso di fermo è altresì illegittimo se, prima di esso, il contribuente ha estinto il debito, pagando l’importo relativo alla cartella o se ha presentato una domanda di rateazione e la stessa gli è stata accolta. Difatti, tale istanza blocca ogni procedura esecutiva o cautelare come appunto è il fermo amministrativo. 

Utilizzo dell’auto per lavoro 

Non è possibile iscrivere il fermo amministrativo sull’auto strumentale all’attività lavorativa. È tuttavia il contribuente a doversi attivare per dimostrare tale circostanza all’esattore nei 30 giorni successivi alla notifica del preavviso di fermo. Tuttavia, si ritiene che tale termine non sia perentorio, sicché tale prova potrebbe essere fornita anche in un momento successivo, ossia a fermo già eseguito.

È necessario dimostrare la “strumentalità” del veicolo che, pertanto, dovrà essere iscritto nel registro dei beni ammortizzabili. Tale strumentalità si deve riferire all’attività e non alla persona: non deve cioè essere un semplice mezzo di trasporto del titolare dell’azienda ma deve essere funzionale allo svolgimento dei compiti lavorativi (si pensi ad esempio a un furgoncino per il trasporto della merce o all’auto dell’agente di commercio o di un rappresentante).

Intervenuta prescrizione del debito

Altro motivo di illegittimità del preavviso di fermo è l’intervenuta prescrizione del debito, successiva cioè alla notifica della cartella.

Come noto, i termini di prescrizione della cartella esattoriale iniziano a decorrere dalla consegna della stessa al contribuente e sono:

  • 10 anni per le imposte dovute allo Stato (Irpef, Iva, Irap, bollo, ecc.);
  • 5 anni per le imposte dovute ai Comuni, Province, Regioni (Imu, Tari);
  • 3 anni per il bollo auto.

Esiste comunque un recente indirizzo giurisprudenziale che assegna una prescrizione di 5 anni anche all’Irpef e all’Iva.


note

[1] Tribunale , Civitavecchia , sez. lav. , 16/09/2020 , n. 430: «Deve ritenersi ammissibile l’impugnazione del preavviso di fermo amministrativo in quanto, sia se volta a contestare il diritto a procedere all’iscrizione del fermo, sia che riguardi la regolarità formale dell’atto, è un’azione di accertamento negativo a cui si applicano le regole del processo di cognizione ordinario, e come tale non assoggettata al terminedecadenziale di cui all’ art. 617 c.p.c.». Cassazione civile , sez. VI , 04/07/2019 , n. 18041 «L’impugnazione del preavviso di fermo amministrativo, sia se volta a contestare il diritto a procedere all’iscrizione del fermo, sia che riguardi la regolarità formale dell’atto, è un’azione di accertamento negativo a cui si applicano le regole del processo di cognizione ordinario, e come tale non assoggettata al termine decadenziale di cui all’ art. 617 c.p.c.»

[2] CTP Milano, sent. n. 1471/08/2020.


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