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Covid: le domande e le risposte definitive

25 Gennaio 2021 | Autore:
Covid: le domande e le risposte definitive

Cosa si sa sull’immunità? Quando verrà raggiunta? Quanto durerà l’effetto degli anticorpi e dei vaccini? E che succederà a lungo termine?

Dopo quasi un anno di pandemia, da quel 21 febbraio 2020 in cui era stato ufficializzato il primo caso di Covid-19 in Italia, è stato detto tutto e il contrario di tutto sul virus che ha cambiato il mondo in modo irrimediabile e definitivo. Alcune cose, però, restano in sospeso: nessuno è in grado di spiegare con scientifica certezza quando finirà questo incubo, quando saremo tutti quanti immuni, se il Covid muterà ancora lasciandoci a lungo con il fiato sospeso. Di ipotesi se ne fanno tante, anche da parte degli esperti che un giorno sì e l’altro pure vengono interpellati dai media e che molte volte, anziché aiutare a fare maggiore chiarezza, propongono delle versioni tra loro contrastanti.

Quali sono le domande e le risposte definitive sul Covid da porre e da dare? Non riguardano più il passato: il fatto che il virus sia uscito da un laboratorio cinese o da un mercato di pipistrelli, è un dettaglio che può attendere e che, in questo momento, non ci cambia la vita. Quello che davvero interessa in questo momento riguarda il nostro futuro: quando e come potremo togliere la mascherina, baciare e abbracciare gli amici, riempire uno stadio, vedere i gruppi di adolescenti seduti sul muretto al parco o di fronte al liceo, rivedere la bellezza dei sorrisi, il tutto perché abbiamo raggiunto l’immunità?

Partiamo proprio da qui. Non c’è una risposta ufficiale, non è possibile fare una previsione con certezza sul momento in cui saremo immuni ed il virus non riuscirà più a trasmettersi. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, serve una diffusione massiccia dei vaccini per rendere immune la maggior parte della popolazione e ridurre la carica virale in circolazione.

Ma quanto massiccia deve essere quella diffusione del vaccino? Risponde sempre l’Oms: almeno il 70% della popolazione deve aver ricevuto il siero. Stima che contrasta, però, con quella dell’immunologo americano Anthony Fauci, già consigliere scientifico della Casa Bianca, che parla di almeno l’80% o il 90% delle persone vaccinate per raggiungere l’immunità di gregge. Insomma, anche qui una risposta uniforme non c’è, ma si capisce che più sono i vaccinati e più si va sul sicuro.

Arrivati a questo punto, ammesso e non concesso che sia stata raggiunta l’immunità di gregge, sorge un’altra domanda: quanto dura? Qui è già possibile dare una risposta più precisa. Gli studi effettuati in proposito sostengono che l’immunità cellulare di chi ha avuto e superato la malattia potrebbe durare fino a sei mesi. Ma altre ricerche condotte da un istituto scientifico della California parlano addirittura di anni, anche se è un risultato tutto da verificare.

Finora, è stato accertato che l’immunità dei vaccini ad altri tipi di coronavirus (quindi non al Sars-Cov-2, cioè a quello che ha invaso il mondo nel corso dell’ultimo anno) ha una durata tra almeno nove e 12 mesi. Per conoscere l’immunità garantita dai vaccini contro il Covid-19, invece, c’è bisogno di ulteriore tempo. Dicono gli esperti americani: «Non sapremo quanto dura l’immunità dopo la vaccinazione fino a quando non avremo più dati su quanto funzionano bene i vaccini contro il Covid-19 in condizioni reali».

Così come ancora non è possibile sapere se i vaccini attualmente in circolazione saranno efficaci al 100% contro le varianti del Covid che si stanno pericolosamente sviluppando in diversi Paesi, in particolare nella Gran Bretagna, in Sudafrica e in Brasile. Mentre sulle due prime si è ottimisti, non è così per la variante brasiliana, se non altro perché meno conosciuta rispetto alle altre.

C’è, infine, da chiedersi se dopo il vaccino, dopo tutte le sperimentazioni, dopo le conferme e le smentite, a lungo periodo potremo essere tranquilli nel caso in cui il coronavirus incrociasse di nuovo nelle nostre vite. Il problema, a questo proposito, è vedere in quale versione si potrebbe presentare, cioè come potrebbe mutare il Covid. Sempre dall’America si sostiene, ricerche alla mano, che un domani il coronavirus sarà poco più di un raffreddore. Questa volta davvero, non come sosteneva un anno fa chi sottovalutava il rischio della pandemia.



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