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Come avere esenzione Imu prima casa

25 Gennaio 2021
Come avere esenzione Imu prima casa

Come si dimostra l’abitazione principale per non pagare l’Imu: il doppio requisito della residenza e della dimora abituale. 

La legge prevede l’esenzione Imu per gli immobili che costituiscono «abitazione principale» (impropriamente detti «prima casa»). 

Il fenomeno delle cosiddette “residenze di comodo” ha fatto sì che il legislatore e la giurisprudenza abbiano imposto una serie di limitazioni e controlli per fruire del suddetto beneficio. Sicché, oggi, molte famiglie, ignare di tali previsioni, rischiano un accertamento fiscale da parte del Comune avendo operato illegittimamente. 

È quindi bene sapere come avere l’esenzione Imu sulla prima casa (o meglio, «sull’abitazione principale») e quali sono i requisiti richiesti dalla normativa. Procediamo dunque con ordine.

L’accatastamento dell’immobile

Primo requisito per avere l’esenzione Imu prima casa è la categoria catastale dell’immobile. Il beneficio fiscale non si applica per le categorie di lusso ossia A/1, A/8 e A/9; in questi casi, dunque, l’Imu va sempre versata. Invece, per le altre categorie (A/2, A/3, ecc.) scatta l’esenzione a condizione che sussistano anche le ulteriori condizioni che vedremo a breve. 

L’esenzione riguarda anche le pertinenze dell’immobile. Si considerano pertinenze esclusivamente le unità immobiliari classificate nelle categorie catastali C/2, C/6, C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna categoria, anche se iscritte in catasto unitamente all’abitazione, e destinate in modo durevole al suo servizio od ornamento. Quindi, in tutto è possibile fruire dell’esenzione per massimo 3 pertinenze, una per ciascuna categoria catastale (come detto: una per C/2, una per C/6, una per C/7).

I fabbricati eccedenti rispetto al numero massimo ammesso sono soggetti a Imu.

La residenza della famiglia

Tutta la famiglia deve avere la residenza all’interno dell’immobile oggetto del beneficio fiscale. Non basta quindi che sia fissata la residenza di un solo componente il nucleo familiare. 

Pertanto, in caso di coppia di coniugi, sarà necessario che tanto il marito quanto la moglie abbiano fissato, all’ufficio dell’anagrafe, la propria residenza in tale abitazione.

Se due coniugi risiedono in Comuni diversi non hanno diritto entrambi all’esonero dal pagamento dell’Imu, poiché l’agevolazione può essere riconosciuta una sola volta al nucleo familiare.

La dimora abituale 

Ultimo requisito per far sì che si possa parlare di abitazione principale e, quindi, per ottenere l’esenzione Imu è la cosiddetta “dimora abituale”. Essa coincide con il luogo in cui l’intera famiglia – e non solo il titolare – vive abitualmente nel corso di gran parte dell’anno. Si tratta di un dato di fatto che non risulta da alcun registro anagrafico come invece la residenza. La dimora abituale è quindi una circostanza che (come vedremo a breve) va dimostrata con una serie di prove documentali diverse dalla registrazione all’anagrafe.

La ragione per cui la legge ha voluto inserire questo secondo requisito rispetto alla residenza è proprio per evitare che i contribuenti stabilissero, a proprio piacimento, la residenza all’interno di un immobile solo per fruire dell’agevolazione fiscale. Ad oggi, pertanto, se anche una persona è residente in un immobile ma non vi vive materialmente, l’Imu deve essere versata.

Come per la residenza, il requisito della dimora deve valere per tutti i componenti il nucleo familiare. 

Come chiarito dalla giurisprudenza, è quindi indispensabile, oltre alla residenza, anche l’utilizzo dell’immobile da parte del nucleo familiare per avere diritto al beneficio fiscale. 

Secondo la Cassazione [1], l’esenzione Imu per l’immobile adibito a prima casa non spetta a entrambi i coniugi anche nel caso in cui abbiano fissato la residenza anagrafica in Comuni diversi. 

Il trasferimento della residenza di uno dei coniugi, che fa presumere un intento elusivo finalizzato al risparmio d’imposta, non è giustificato neppure da esigenze lavorative. 

Residenza e dimora abituale dei coniugi devono coesistere. 

Solo la separazione legale consente a moglie e marito di fruire dell’esenzione su due immobili diversi. La tesi della Cassazione contrasta con l’interpretazione fornita dal ministero dell’Economia e delle Finanze [2], in base alla quale spetta la doppia agevolazione a entrambi i coniugi che risiedono in Comuni diversi. 

Anche le posizioni espresse dai giudici di merito spesso non sono in linea con il principio enunciato dalla Cassazione. Ad esempio, secondo le Commissioni tributarie regionali di Firenze [3] e dell’Abruzzo [4], l’esenzione Imu spetta anche quando l’immobile non è utilizzato da tutto il nucleo familiare. 

Come dimostrare la dimora abituale 

Se per dimostrare la residenza del nucleo familiare è sufficiente il certificato anagrafico, la dimora abituale non risulta da alcun documento pubblico, essendo un dato di fatto. Ed allora, dinanzi alla contestazione del Comune, come fare a dimostrare la dimora abituale? Secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Napoli [5], il pagamento della Tari, l’allaccio al sistema fognario, la domanda di condono edilizio, la presenza di un’utenza telefonica, la partecipazione alla vita sociale e culturale del Comune, non sono elementi idonei a provare che l’immobile è adibito a dimora abituale.

Invece, sono sufficienti a dimostrare l’uso dell’immobile come dimora abituale i consumi modesti di energia elettrica, di acqua e di gas durante l’anno. In buona sostanza, le bollette possono costituire una valida prova per dimostrare, insieme alla residenza, la dimora abituale e, quindi, l’abitazione principale. 

Del resto, è proprio dalla lettura delle utenze che i Comuni riescono ad effettuare i controlli fiscali e a richiedere l’Imu degli ultimi cinque anni (tale infatti è il termine di prescrizione). 

Coniugi con residenza diversa

Come anticipato, secondo la Cassazione, se ciascun coniuge è proprietario di un’abitazione in cui ha residenza anagrafica e dimora abitualmente e le abitazioni sono ubicate in comuni diversi (è il caso, ad esempio, di trasferimenti per lavoro), nessuno dei due può fruire delle agevolazioni per l’abitazione principale [6]. Secondo il Mef, entrambi possono fruirne [2].


note

[1] Cass. ord. n. 20130/2020

[2] Ministero Economia, circolare n. 3/2012.

[3] CTR Firenze, sent. n. 1493/2018

[4] CTR Abruzzo, sent. n. 692/2017.

[5] CTP Napoli, sent. n. 7835 del 16.11.2020.

[6] Cass. 15 dicembre 2020 n. 28534, Cass. 19 febbraio 2020 n. 4166 e n. 4170, Cass. 24 settembre 2020 n. 20130.

Autore immagine: depositphotos.com


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