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Governo: anche il Pd spinge per le dimissioni

25 Gennaio 2021
Governo: anche il Pd spinge per le dimissioni

L’obiettivo di allargare la maggioranza non sta riuscendo. Perfino la sua squadra fa pressing sul premier perché salga al Colle e dia inizio al Conte-ter.

I beninformati parlano di un lavorio ai fianchi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un pressing forsennato per le dimissioni il prima possibile. O almeno prima del voto sulla relazione sulla giustizia del guardasigilli Alfonso Bonafede.

Il segretario Pd Nicola Zingaretti, intervistato dalla web radio dem Immagina, l’ha fatto capire parlando di «soluzioni di alto respiro e credibili» e di un «Governo che guardi agli interessi nazionali, al bene comune, di stampo europeista, che fa un’agenda di contenuti breve ma concreta».

Un Governo nuovo, insomma. Perché rinnovando la squadra e passando al Conte-ter si avrà forse qualche chance in più di allargare gli orizzonti e, dunque, la maggioranza. Il consigliere di Zingaretti, Goffredo Bettini, è stato ancora più chiaro, stamattina, intervenendo al programma Omnibus di La 7: quello che ci vuole, a suo dire, è «un Governo nuovo, con una maggioranza più larga ma con lo stesso presidente del Consiglio». Al tempo stesso, però, dalle parti del Nazareno, si nega ostinatamente di aver chiesto a Conte di andare subito al Quirinale.

I tentativi di scouting fatti in questi giorni, weekend compreso, con profusione di sforzi da parte di Conte stesso, non avrebbero sortito l’effetto desiderato: niente pienone di senatori «pescati» tra le fila dell’opposizione, pronti a improvvisarsi «costruttori», «responsabili» ecc. Conte non è al sicuro dal suo scranno più alto del Conte-bis.

La conferma arriva dall’Udc, serbatoio cui, dalle parti di Palazzo Chigi, si pensava di attingere. «Serve un Esecutivo nuovo – si sente dire anche da Paola Binetti, senatrice in forza al gruppo Forza Italia Berlusconi presidente – Unione di centro -. Sicuramente Conte si deve dimettere e quello che deve nascere è un Governo nuovo. Se deve essere un Conte ter, voglio sapere con chi verrà fatto e quali obiettivi si propone, perché noi riteniamo che finora il Conte uno e il bis si siano veramente dispersi su una serie di obiettivi del tutto secondari e non necessari per il Paese».

Parziale apertura dunque solo a patto di un restyling. Questo i suoi l’hanno capito, ecco perché spingerebbero a dimissioni-lampo e, quindi, a salire al Quirinale già oggi, con pronta una bozza di squadra rinnovata di ministri da mostrare al presidente della Repubblica. Fonti parlamentari ritengono probabile un colloquio Conte-Mattarella già in giornata.

Nel pomeriggio, è arrivata anche la porta in faccia da Silvio Berlusconi. E dire che su Forza Italia si accendevano le maggiori speranze. «Nessuna trattativa è in corso – ha precisato il presidente del partito -, né ovviamente da parte mia, né di alcuno dei miei collaboratori, né di deputati o senatori di Forza Italia, per un eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica. La strada è una sola: rimettere alla saggezza politica e all’autorevolezza istituzionale del capo dello Stato di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo Governo che rappresenti l’unità sostanziale del paese in un momento di emergenza, oppure restituire la parola agli italiani».

Far passare altro tempo, fino al voto sulla relazione sulla giustizia di giovedì, sarebbe troppo rischioso. Esporrebbe al sole la fragilità del Governo, dal momento che il voto contrario di Italia Viva e di tutta l’opposizione in blocco manderebbe il Conte-bis in minoranza. Forse, anche con qualche voto contrario dei partiti che lo compongono, dato che il ministro Alfonso Bonafede non riscuote simpatie nemmeno tra quelli che dovrebbero essere i suoi sodali. Insomma: attendere fino a giovedì, giorno fissato per la discussione della relazione del guardasigilli, sarebbe un piano kamikaze.



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