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Note istruttorie e indicazione del nome del teste: valide anche se errato

27 gennaio 2014


Note istruttorie e indicazione del nome del teste: valide anche se errato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2014



Valida la prova testimoniale anche se il nome del testimone è stato indicato in modo errato.

Quanto precisa deve essere l’indicazione del nome del testimone, contenuta nelle note istruttorie, di cui l’avvocato intende valersi nella fase istruttoria del processo?

La Cassazione, in una sentenza di qualche mese fa [1], ha chiarito che, se il cognome è esatto, l’eventuale errore sul nome non rende viziata la richiesta. Anche l’eventuale sbaglio nell’indicazione del grado di parentela del teste con le parti in causa non è sufficiente a rendere nulla la richiesta testimoniale (nel caso di specie, l’avvocato aveva indicato che il testimone era figlio di un soggetto, mentre invece era il nipote).

Secondo la Corte è vero che la controparte ha diritto di conoscere in anticipo il nome del teste per potersi opporre e contestarne l’eventuale capacità, ma dall’altro lato chi ne chiede l’escussione non sempre è in grado di conoscerne l’esatto e completo nominativo (ciò – si legge ancora nella sentenza – è ancora più difficile se l’indicazione del teste non è stata preceduta da un contatto preliminare, cosa peraltro non corretta dal punto di vista deontologico).

Ricordiamo che, in passato, la giurisprudenza ha ritenuto valida l’individuazione indiretta del testimone tramite l’indicazione del ruolo da questi ricoperto nell’ufficio o in un ente. Ciò però a condizione che tale modalità non crei dubbi di sorta sull’identità del testimone, consentendo di identificarlo con sicurezza. Peraltro, nel rito del lavoro viene ammessa anche la possibilità della parte di omettere le generalità delle persone da interrogare, posti gli ampi poteri istruttori riconosciuti in tale materia al giudice, poteri che consentirebbero a quest’ultimo di integrare eventuali mancanze delle parti [2].

Per quanto attiene al rito ordinario, invece, la Cassazione ricorda che il giudice non può dichiarare la nullità di un atto del processo se tale nullità non sia prevista espressamente dalla legge, a meno che l’atto sia carente dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento del suo scopo. La nullità non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato. Il che vuol dire che, se anche un atto è stato posto in essere in modo difforme da quanto prescritto dalla legge, ciononostante, se lo scopo specifico di tale atto è stato raggiunto, allora il giudice non può affermarne la nullità.

Pertanto, laddove la richiesta di prova testimoniale sia macchiata da errore materiale, essa non può essere dichiarata nulla – bensì ammissibile – se comunque è formulata in modo tale da rendere comprensibile, senza ombra di dubbi, quale sia il soggetto indicato come teste.

Nel caso di specie, secondo la Corte, la controparte non aveva alcuna difficoltà nell’individuare il soggetto che sarebbe stato intimato come teste: tant’è, afferma la Corte, che la controparte non ha mai affermato che potesse sussistere un altro soggetto con il quale il teste (mal) indicato dall’attore avrebbe potuto essere confuso.

note

[1] Cass. sent. n. 26058 del 20.11.2013.

[2] Art. 421 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf.com

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