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Diffamazione medico: ultime sentenze

31 Gennaio 2021
Diffamazione medico: ultime sentenze

Condotta penalmente rilevante; consapevolezza dell’offensività e dell’intenzionalità delle espressioni denigratorie.

Risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa

In tema di risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa, la verità dei fatti oggetto della notizia non è scalfita da inesattezze secondarie che non alterino, nel contesto dell’articolo, la portata informativa dello stesso rispetto al soggetto al quale sono riferibili. Sono da considerare marginali le imprecisioni che non mutano in peggio l’offensività della narrazione e, per contro, sono rilevanti quelle che stravolgono il fatto “vero” in maniera da renderne offensiva l’attribuzione a taluno, all’esito di una valutazione del loro peso sull’intero fatto narrato al fine di stabilire se siano idonee a renderlo “falso” e, oltre che tale, diffamatorio.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva giudicato diffamatoria, senza una verifica concreta, una notizia per il fatto in sé che il giornalista aveva riferito due circostanze inesatte, vale a dire che un medico, indicato come autore della somministrazione di sostante dopanti ad un famoso ciclista, era stato radiato dalla Federazione sportiva, mentre il procedimento disciplinare si era concluso con l’archiviazione per via delle sue dimissioni, e che il medesimo sanitario era stato condannato “definitivamente” in appello, nonostante la proposizione di ricorso per Cassazione contro la sentenza che, peraltro, era stata alla fine confermata).

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7757

Responsabilità del giornalista e riparto dell’onere probatorio

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non si configura la responsabilità del giornalista per lesione dell’altrui onore o reputazione nel caso di legittimo esercizio del diritto di cronaca, che si configura sia quando il giornalista riferisce fatti veri, sia quando riferisce fatti che apparivano veri al momento in cui furono riferiti, in virtù del principio della cosiddetta verità putativa. Ne consegue che il giornalista, convenuto nel giudizio di risarcimento del danno da diffamazione, per andare esente da responsabilità deve dimostrare non la verità storica dei fatti narrati, ma anche soltanto la loro verosimiglianza. Ove tale prova sia fornita, è onere di chi afferma di essere stato diffamato, dimostrare che la fonte da cui il giornalista ha tratto la notizia, al momento in cui questa venne diffusa, non poteva ritenersi attendibile.

Nel caso di specie, la Corte d’appello ha confermato la statuizione di primo grado che negava l’esistenza di un danno da diffamazione, in relazione ad alcuni servizi televisivi che – come già precedentemente riportato da un quotidiano locale – avevano dato ampio risalto alla vicenda di un medico che in alcune occasioni si era fatto sostituire dai suoi studenti presso la clinica odontoiatrica universitaria.

Corte appello Bari sez. III, 08/01/2020, n.16

Diffamazione: concetto di “lettore medio”

In tema di diffamazione, onde apprezzare la diffamatorietà di quanto pubblicato (nella specie, trattavasi dell’abbinamento titolo/fotografia) il riferimento al concetto di “lettore medio” per inferirne il giudizio di lesività dell’altrui reputazione non può farsi coincidere con il concetto di “lettore frettoloso”, incapace cioè di andare oltre la lettura di titoli e foto, giacché, al contrario, per “lettore medio” deve intendersi un soggetto comunque perspicace e capace di individuare il reale significato delle espressioni utilizzate nel contesto narrativo.

(Da queste premesse, è stata esclusa la diffamatorietà, invece ritenuta in sede di merito, rispetto alla pubblicazione di un articolo che evocava una condotta penalmente rilevante di un medico, corredato da una fotografia che ritraeva altro professionista intento a prestare la sua opera: la Corte ha ritenuto che il “lettore medio” non avrebbe potuto confondere le due situazioni e attribuire al professionista ritratto la condotta dell’altro medico condannato).

Cassazione penale sez. V, 14/11/2019, n.10967

L’esimente del diritto di cronaca

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ricorre l’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca qualora, nel riportare un evento storicamente vero, siano rappresentate modeste e marginali inesattezze che riguardino semplici modalità del fatto, senza modificarne la struttura essenziale.

(In applicazione del principio, la S.C. Corte ha ritenuto immune da censure la decisione che aveva negato la sussistenza dell’esimente di cui all’art. 51 cod. pen. nei confronti del giornalista e direttore di un giornale per la pubblicazione di un articolo che, nel riferirsi all’attività professionale di un medico veterinario, aveva falsamente esposto che questi aveva millantato un intervento chirurgico mai eseguito, laddove invece, in realtà, detto intervento era stato eseguito, pur se in modo errato).

Cassazione penale sez. V, 20/07/2016, n.41099

Targa dello studio del medico specialista

È consentito al giornalista operare accostamenti tra notizie vere a condizione che essi non producano ulteriore significato che trascenda la notizia stessa, acquisendo autonoma valenza lesiva; integra, pertanto, il reato di diffamazione a mezzo televisivo di cui all’art. 30 l. n. 223 del 1990 la condotta del giornalista di telegiornale che abbia diffuso un servizio nel quale, nel contesto della descrizione di un’ampia operazione compiuta dai NAS dei Carabinieri su tutto il territorio nazionale e relativa ai “centri estetici con falsi medici”, venga citato il caso di una donna deceduta in seguito ad una seduta di ozonoterapia “in un centro ove operava un egiziano che da quel giorno è tornato al suo Paese”, con tanto di immagini riproducesti il portone e la targa dello studio del medico specialista, fatto effettivamente accaduto nel luogo indicato, ma non a seguito dell’esercizio abusivo della professione medica, bensì, appunto, in una struttura sanitaria ove operava del tutto legittimamente detto professionista.

Cassazione penale sez. V, 17/01/2014, n.14032

Le scelte del direttore medico responsabile

In tema di diffamazione, sussiste l’esimente dell’esercizio del diritto di critica sindacale nel caso in cui il segretario di un’organizzazione rappresentativa degli interessi dei lavoratori indirizzi una missiva a vari dirigenti amministrativi, con cui si censurano le scelte del direttore medico responsabile di un servizio di un’azienda Usl, in materia di espletamento di tale servizio, ponendone in dubbio la regolarità e denunciando favoritismi.

(Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto che nella missiva fossero rilevabili, da un lato, espressioni non già con carattere di aggressione personale, bensì funzionali allo svolgimento della rappresentanza dei lavoratori coinvolti, dall’altro, l’utilizzo di modalità di estrinsecazione del diritto di critica entro i limiti della continenza espressiva, benché aspre).

Cassazione penale sez. V, 04/06/2013, n.38962

Espressioni socialmente denigratorie

In tema di diffamazione, in presenza di espressioni socialmente denigratorie, specie se formulate da persone di elevato livello culturale (quale certamente è – sino a prova del contrario – un laureato), deve ritenersi che l’agente sia pienamente consapevole della portata offensiva delle stesse e nessuna particolare indagine appare necessaria per accertare, in assenza di concreti elementi di segno contrario, la mancanza della consapevolezza di tale offensività e della intenzionalità della condotta (confermata, nella specie, la condanna nei confronti di un medico, titolare di uno studio, che aveva inviato a 2.500 persone una mail con la quale comunicava l’interruzione del rapporto professionale con un altro dottore, in quanto quest’ultimo era stato allontanato per non “dequalificare” lo studio e perché si voleva salvaguardare la qualità delle prestazioni professionali che il detto studio poteva offrire, anche a scapito della quantità di tali prestazioni).

Cassazione penale sez. V, 24/02/2012, n.11660

Articolo giornalistico riportante scritto anonimo offensivo

In tema di risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa, nel caso in cui l’articolo giornalistico riporti il contenuto di uno scritto anonimo offensivo dell’altrui reputazione, l’applicazione dell’esimente del diritto di cronaca (art. 51 c.p.) presuppone la prova, da parte dell’autore dell’articolo, della verità reale o putativa dei fatti riportati nello scritto stesso (non della mera verità dell’esistenza della fonte anonima); con la conseguenza che, laddove siffatta prova non possa essere fornita, proprio in ragione del carattere anonimo dello scritto, la menzionata esimente non può essere applicata, anche per la carenza del requisito dell’interesse pubblico alla diffusione della notizia.

Cassazione civile sez. III, 19/05/2011, n.11004

Custodia cautelare nei confronti di un chirurgo

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini dell’operatività dell’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca, non determinano il superamento della verità del fatto modeste e marginali inesattezze che concernano semplici modalità del fatto senza modificarne la struttura essenziale.

(In applicazione di questo principio la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto integrata l’esimente di cui all’art. 51 c.p. nei confronti del giornalista e direttore di un giornale per la pubblicazione di un articolo concernente l’applicazione della custodia cautelare nei confronti di un chirurgo per il reato di cessione di stupefacenti, nel quale gli si attribuiva la paternità di un conversazione, non presente nel testo dell’ordinanza cautelare, del seguente tenore: “sbrigati, mi serve quella cortesia, non ho più tempo, devo operare” – considerato che l’ordinanza cautelare descriveva detto medico come assiduo assuntore di sostanze stupefacenti, facendo, inoltre, espresso riferimento ad operazioni chirurgiche effettuate sotto l’effetto dell’eroina e che, pertanto, la notizia era vera e di sicura rilevanza pubblica mentre le espressioni attribuite al medico non erano idonee a stravolgerla, trattandosi di mere inesattezze e, pertanto, di coloritura del nucleo essenziale di notizia relativa a fatto grave e allarmante.

Cassazione penale sez. V, 08/04/2009, n.28258

Diffamazione: limiti diritto di cronaca e di informazione

In tema di diffamazione a mezzo stampa, in tanto si può invocare l’esimente putativa del diritto di cronaca, in quanto l’agente abbia assolto l’onere di scegliere le fonti informative con grande oculatezza, esaminandone con diligenza la attendibilità e controllando e verificando i fatti appresi. Lo stesso deve inoltre offrire la prova della cura posta negli accertamenti svolti per vincere dubbi ed incertezze prospettabili in ordine alla verità della notizia.

(Fattispecie relativa ad un articolo che riportava notizie attinte da una fonte anonima, la quale riferiva circa il comportamento di un medico condotto operante in un piccolo centro. La S.C., nell’affermare il principio sopra riportato, ha osservato che, in considerazione della ristrettezza dell’ambiente sociale nel quale i fatti si sarebbero verificati, l’autore dell’articolo avrebbe potuto agevolmente effettuare i controlli cui era tenuto).

Cassazione penale sez. V, 31/03/1999, n.12024

Riconoscimento dell’ipotesi colposa

L’elemento psicologico del reato di diffamazione consiste nella volontà di usare espressioni offensive con la consapevolezza di ledere l’altrui reputazione.

(Nella fattispecie la Corte, rigettando il ricorso tendente al riconoscimento dell’ipotesi colposa per essere stato il risultato diffamatorio conseguente a scarsa perizia professionale nel montaggio dell’articolo, ha precisato che un articolo giornalistico, che dia per certa la notizia di violazione del segreto professionale da parte di un medico, contiene in sè una carica offensiva inequivocabile, la quale soprattutto non può sfuggire al giornalista autore e ciò indipendentemente dalla tecnica di redazione).

Cassazione penale sez. V, 05/06/1996, n.7713



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