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Debito: come sopravvivere alla banca

27 Gennaio 2021 | Autore:
Debito: come sopravvivere alla banca

Le opportunità per gli indebitati in difficoltà con le restituzioni di mutui, finanziamenti e prestiti: come ottenere l’ esdebitazione anche per i nullatenenti.

Ci sono quasi due milioni di famiglie italiane sovraindebitate. Non riescono più a pagare i debiti accumulati e sfiorano l’insolvenza. C’è chi per il Covid ha perso il lavoro e non riesce più a rimborsare il mutuo ma non vorrebbe perdere anche la casa.

La pandemia di Covid-19 ha sicuramente aggravato questa crisi ma poi l’ha alleviata, grazie allo stop ai mutui che ha “congelato” i rimborsi, alla sospensione delle procedure esecutive sulla prima casa ed alla proroga degli sfratti. Ma sono misure tampone, destinate a cessare entro il 2021, salvo proroghe che comunque non risolvono la sostanza dei problemi.

Intanto, le banche e le società finanziarie che hanno erogato crediti e prestiti non rimborsati stanno a guardare e sono pronte, ad emergenza cessata, ad avviare, o a riprendere, i pignoramenti e le espropriazioni immobiliari per soddisfarsi sui beni dei debitori insolventi, che rischiano di non risollevarsi più se i loro conti e depositi vengono aggrediti e i loro immobili venduti all’asta.

Ma allora quando si sono accumulati pesanti debiti come sopravvivere alla banca? È possibile farlo e ci si può riuscire legittimamente. La buona notizia è che quasi in sordina, con molto anticipo rispetto ai tempi programmati, è arrivata la nuova legge sul sovraindebitamento; un’ancora di salvezza molto potenziata rispetto alla prima edizione del 2012, che non aveva riscosso un grande successo, soprattutto a causa dei limiti per accedervi, dei costi piuttosto elevati e della complessità delle procedure.

Ora, invece, grazie a queste nuove norme, le persone fortemente indebitate hanno una via d’uscita e possono ottenere la cancellazione, totale o parziale, delle somme dovute, al verificarsi di determinate condizioni. Vediamo da vicino quali sono le possibilità per uscire dalla morsa dei debiti.

Nuova legge sul sovraindebitamento: chi può beneficiarne

Via i debiti senza pagarli: ora è possibile“, titolavamo a dicembre 2020 non appena è entrata in vigore la nuova legge sul sovraindebitamento, chiamata anche legge “salvasuicidi”. Possono beneficiarne consumatori, professionisti, piccoli imprenditori non soggetti a fallimento e, come vedremo tra poco, anche intere famiglie.

Con le procedure di composizione della crisi, come il piano del consumatore e l’accordo di ristrutturazione del debito, si può ottenere dal giudice del tribunale l’esdebitazione (cioè la cancellazione del debito) che potrà essere, a seconda dei casi, parziale o anche totale, se si dimostra che i propri redditi e le disponibilità patrimoniali sono insufficienti per rimborsare i creditori.

La riduzione dell’ammontare residuo da pagare viene, infatti, proporzionata alle capacità concrete del debitore. Devono essere esposti tutti i beni e i redditi in suo possesso, c’è un’organismo che stabilisce la fattibilità delle proposte e, infine, il giudice decide l’ammontare del taglio ed i tempi di rimborso delle residue somme dovute.

Esdebitazione: ammessi solo i debitori meritevoli

Per accedere a queste procedure è, però, necessario risultare “meritevoli“, cioè indebitati senza colpa grave. Sarà il giudice a dare questo giudizio: solo se esso sarà positivo, si potrà ottenere la cancellazione dei debiti pregressi.

Francesco si è fortemente indebitato perché ha dovuto sostenere grosse spese mediche per curare la moglie malata e i genitori anziani. Poi, è stato licenziato e non è più riuscito a rimborsare le rate del finanziamento. L’indebitamento non è dovuto a sua colpa: potrà ottenere l’esdebitazione.

Non è invece considerato meritevole chi ha già beneficiato dell’esdebitazione per due volte oppure chi «ha determinato la situazione di sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode», ad esempio occultando i propri beni per apparire nullatenente o contraendo finanziamenti azzardati per spese non necessarie, come l’acquisto di beni di lusso.

Giovanni è un lavoratore precario; ha ottenuto un prestito per ristrutturare casa ma poi ha speso tutti i soldi al gioco e per acquistare beni superflui, tra cui una moto di grossa cilindrata, un costoso smartphone e qualche viaggio all’estero. Scadute le rate, per sottrarsi al rimborso, ha azzerato il conto in banca, ha venduto la moto a un amico ed ha fraudolentemente ceduto la sua unica proprietà immobiliare ad un parente. Il tribunale, esaminate queste circostanze, non gli concede la meritevolezza e nega l’esdebitazione.

Debiti insoluti: la posizione delle banche

I debiti insoluti non fanno comodo neppure ai creditori: le banche sono piene di crediti “deteriorati”, cioè difficilmente recuperabili, che appesantiscono i loro portafogli e peggiorano la qualità dei loro bilanci.

Le banche conoscono bene i loro clienti e sanno attribuire una classificazione ai crediti erogati – mutui, leasing, finanziamenti, prestiti – in base al loro più o meno probabile rimborso da parte dei debitori ed ai tempi in cui esso potrà avvenire. Sono consapevoli che quando la situazione è grave non riusciranno a recuperare tutto.

Perciò, in molti casi, gli istituti di credito preferiscono sbarazzarsi di questi crediti “non performanti”, vendendoli sottocosto, per una frazione del loro ammontare, a società specializzate nel recupero crediti: saranno poi questi soggetti, subentrati nella titolarità del credito ceduto loro dalla banca, ad aggredire i debitori con le azioni legali e giudiziarie del caso: prima solleciti e diffide, poi le procedure esecutive.

Tutto questo, però, peggiora la posizione degli indebitati, che perdono la possibilità di interloquire con la banca di cui sono clienti e si trovano di fronte a soggetti orientati al recupero della maggior somma possibile e che raramente concedono margini di trattativa o dilazioni nei rimborsi.

Per fortuna, però, si può saltare questo ostacolo e ricorrere al giudice attraverso gli strumenti previsti dalla legge sul sovraindebitamento; ora, ti spieghiamo come sono stati potenziati dalla recente riforma.

Famiglie sovraindebitate: cosa fare

Grazie alla nuova procedura di sovraindebitamento familiare [1] è possibile riunire tutti i debiti contratti dai membri conviventi nella stessa famiglia o anche non conviventi (fino ai parenti entro il quarto grado ed affini entro il secondo) se le obbligazioni hanno la medesima origine.

Il vantaggio è notevole: prima occorrevano distinte azioni avviate da ciascun singolo debitore, senza deroghe neanche per i coniugi in regime di comunione; adesso, invece, è possibile presentare un’unica domanda di esdebitazione per tutti i membri della famiglia, con i rispettivi debiti che verranno trattati in maniera unitaria nei confronti dei creditori.

Il giudice, valutata la situazione complessiva, potrà quindi concedere un trattamento più favorevole rispetto a quello che avrebbe accordato in caso di domande singole.

L’incapiente totale: quali rimedi per il nullatenente

Nella vasta platea dei debitori c’è anche chi proprio non ha nulla: la legge sul sovraindebitamento ora riformata [2] considera anche questo soggetto incapiente totale – in pratica, un nullatenente – che è definito come «il debitore persona fisica meritevole che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura».

Una volta accertate queste circostanze, il debitore meritevole potrà ottenere (solo per una volta) l’azzeramento del debito, con la possibilità di pagare il residuo entro i quattro anni successivi, ma solo se nel suo patrimonio sopraggiungeranno beni o redditi (la legge li definisce «utilità rilevanti») che consentano di soddisfare i creditori almeno per il 10% delle somme pretese.

Durante questo quadriennio, il debitore dovrà presentare una dichiarazione annuale delle eventuali sopravvenienze (esclusi i futuri finanziamenti ottenuti). Nel calcolo della percentuale da rimborsare, sono escluse le spese di mantenimento del debitore e della sua famiglia, calcolate in misura pari all’ammontare dell’assegno sociale aumentato della metà, con importo commisurato al numero dei componenti del nucleo familiare.

Tutto questo consente di realizzare l’esdebitazione totale anche se non si ha nulla per rimborsare; finora questa possibilità era preclusa, il debitore totalmente incapiente non poteva accedere alla procedura e subiva un irragionevole svantaggio, che adesso è stato colmato.

Gino è disoccupato, con moglie e due figli a carico, e non possiede beni immobili. Deve rimborsare un finanziamento bancario ottenuto in passato: le rate scadute e gli interessi maturati ammontano a 20mila euro. Ottiene l’esdebitazione dal giudice: questo debito è interamente cancellato ma rimane in osservazione nei 4 anni successivi. Dopo due anni, Gino trova lavoro: viene assunto come dipendente, con uno stipendio di 1000 euro mensili netti. Con queste somme – ma al netto delle spese di mantenimento della sua famiglia – dovrà rimborsare parzialmente e poco a poco la banca, per almeno 2mila euro (il 10% della vecchia somma dovuta).

Sconti e riduzioni sui mutui: come ottenerli

Se l’indebitato non riesce più a rimborsare le rate del mutuo sulla prima casa (garantito da ipoteca sull’immobile, come normalmente avviene) potrà raggiungere, attraverso una procedura di ristrutturazione della crisi [3] come il piano del consumatore o un accordo con il creditore, una transazione agevolata con la banca che glielo aveva concesso.

Anche qui, il risultato è la cancellazione del debito residuo o lo stralcio di una sua parte, anche consistente. Si può così arrivare alla rinegoziazione delle condizioni del mutuo in essere, che diventerà notevolmente “alleggerito” rimodulando in diminuzione le rate ed anche abbattendo parzialmente o del tutto il capitale scaduto.

È anche possibile ottenere la surroga del mutuo presso un altro istituto di credito, con la dichiarazione dell’esdebitazione per la parte del debito residuo (comprensivo di quote capitale ed interessi maturati) che non era non rimborsato ed è scaduto; così il mutuo proseguirà per le sole rate che devono ancora scadere, cancellando il vecchio.

Inoltre, in questo modo, ad accordo raggiunto, l’omologazione del decreto da parte del giudice bloccherà il pignoramento sull’immobile che la banca aveva preso a garanzia apponendovi l’ipoteca, evitando la vendita all’asta giudiziaria.

Quando la banca non può opporsi alla cancellazione del debito

Il creditore non ha sempre ragione: ora, la nuova legge [4] stabilisce che quando risulta che la banca, concedendo il finanziamento, ha «colpevolmente determinato o aggravato il sovraindebitamento non valutando adeguatamente il merito creditizio del debitore» non potrà opporsi al piano di esdebitazione proposto dal debitore.

Bisogna considerare che la banca è un operatore professionale tenuto a valutare i rischi e non dovrebbe mai erogare prestiti o mutui a chi non appare in grado di rimborsarli; essa ha tutti gli strumenti per accertare il merito creditizio (ad esempio, verificando la presenza di segnalazioni in Crif) e, perciò, se ha deciso di concedere un finanziamento senza i dovuti presupposti dovrà poi sopportare, almeno in parte, le conseguenze della mancata restituzione del prestito.

I soci indebitati: quali soluzioni

La riforma legislativa [5] ha esteso la definizione di consumatore, che ha diritto ad accedere alle procedure per eliminare il sovraindebitamento, comprendendo anche i soci di società di persone, purché i loro debiti siano estranei a quelli sociali.

Dunque, d’ora in poi, potranno essere esdebitati anche i soci delle Snc (società in nome collettivo) o delle Sas (società in accomandita semplice). In ogni caso, è previsto che l’accordo di composizione della crisi della società produce effetti anche sui soci illimitatamente responsabili, in modo da sgravare il loro patrimonio.

Cancellare i debiti: come procedere

La riforma della legge sul sovraindebitamento ha cambiato, come abbiamo visto, i requisiti di accesso in modo da favorire una più ampia platea di debitori ma le procedure per arrivare all’esdebitazione sono rimaste inalterate.

Bisognerà dunque sempre ricorrere al giudice formulando un piano del consumatore, una proposta di liquidazione del patrimonio o un accordo di ristrutturazione dei debiti (sono queste le tre vie praticabili) per ottenere l’omologazione del tribunale e solo a quel punto tutti i debiti accumulati saranno definitivamente ridotti o interamente cancellati.

Per conoscere nel dettaglio quali sono le procedure da seguire puoi leggere questi articoli:


note

[1] Art. 7 bis Legge n.3/2012, introdotto dalla Legge 18 dicembre 2020, n. 176.

[2] Art. 14 quaterdecies Legge n.3/2012, introdotto dalla Legge 18 dicembre 2020, n. 176.

[3] Art. 8, comma 1 ter, Legge n.3/2012, introdotto dalla Legge 18 dicembre 2020, n. 176 e art. 41 D.L. n.124/2019, conv. in Legge 19 dicembre 2019, n. 157.

[4] Art. 12, comma 3 ter, Legge n.3/2012, introdotto dalla Legge 18 dicembre 2020, n. 176.

[5] Art. 6, comma 2, Legge n. 3/2012, come modificato dalla Legge 18 dicembre 2020, n. 176.


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