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Quanto tempo deve durare la pausa caffè: la normativa

14 Maggio 2021
Quanto tempo deve durare la pausa caffè: la normativa

La legge prevede il diritto del dipendente a dei periodi di pausa se l’orario giornaliero eccede determinate soglie.

Sei stato assunto da poco tempo in un’impresa di comunicazioni. Ti sei accorto che nessuno dei tuoi colleghi si concede la pausa caffè. Vuoi sapere se tale interruzione della prestazione di lavoro è prevista dalla legge o meno.

La pausa caffè è ormai diventata, nell’immaginario collettivo, il simbolo della scarsa efficienza sul lavoro. Ma è davvero così? La pausa caffè è un vizio figlio di una scarsa cultura del lavoro o è un diritto del lavoratore? Quanto tempo deve durare la pausa caffè? Cosa dice la normativa in merito?

In questo articolo cercheremo di dare una risposta a queste domande. In ogni caso, un’esaustiva disamina della materia non può prescindere dall’esame delle disposizioni del contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro.

Pausa caffè: cos’è?

Quando si parla di pausa caffè si fa riferimento ad una interruzione temporanea della prestazione di lavoro da parte del dipendente. Il riferimento alla consumazione del caffè è meramente esemplificativo. Spesso, infatti, i dipendenti, durante la pausa, si prendono un caffè o un’altra bevanda.

Nell’immaginario collettivo, un elevato numero di pause caffè è sintomatico di scarsa efficienza al lavoro e viene associato al fenomeno dei cosiddetti fannulloni della pubblica amministrazione. Ma è davvero così? Andare in pausa caffè è un abuso o un diritto?

Pause sul lavoro: la normativa

Per capire se la pausa caffè è un diritto previsto dall’ordinamento occorre fare riferimento alla normativa in materia di orario di lavoro.

La legge [1] prevede che il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa se l’orario di lavoro giornaliero eccede il limite di sei ore. Lo scopo della pausa è il recupero delle energie psico-fisiche nonché l’eventuale consumazione del pasto. Inoltre, tale interruzione serve anche ad attenuare il lavoro monotono e ripetitivo. La norma, tuttavia, non disciplina né la durata della pausa né le modalità di fruizione rimandando, sul punto, alla regolamentazione dei contratti collettivi di lavoro.

Solo se nel Ccnl è assente qualsiasi disciplina delle pause è possibile fare riferimento alla regolamentazione di legge, in base alla quale al lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul posto di lavoro, tra l’inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di durata non inferiore a dieci minuti e la cui collocazione deve tener conto delle esigenze tecniche del processo lavorativo.

Ne consegue che la pausa caffè è un diritto, in base alla legge, quando:

  • l’orario di lavoro giornaliero eccede il limite di sei ore;
  • l’interruzione non supera i dieci minuti.

La pausa caffè, inoltre, è un diritto quando viene esercitata nel rispetto della disciplina prevista dal Ccnl di riferimento.

Pausa caffè: lavoratori addetti al videoterminale

I lavoratori addetti al videoterminale, oltre alle pause già esaminate, hanno diritto a delle pause aggiuntive rispetto a quelle previste per la generalità dei dipendenti. In particolare, tali lavoratori hanno diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale [2]. Questi lavoratori, durante le interruzioni, devono svolgere altre mansioni che non comportino l’uso del videoterminale ma se non vi sono altre attività da svolgere possono prendersi una pausa caffè.

Occorre ricordare che la predetta disciplina si applica al lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di quindici minuti ogni due ore che abbiamo esaminato.

Troppe pause caffè: è possibile il licenziamento?

Al di fuori delle ipotesi che abbiamo visto, la pausa caffè non è consentita e il lavoratore che interrompe l’attività di lavoro senza averne diritto può essere considerato inadempiente e, conseguentemente, sanzionato attraverso un provvedimento disciplinare. Per quanto concerne la possibilità di intimare al lavoratore che abbia effettuato troppe pause caffè il licenziamento disciplinare occorre evidenziare che le decisioni della Cassazione non sono univoche.

In una recente ordinanza [3], la Cassazione ha confermato l’illegittimità del licenziamento intimato ad un autista che, secondo il datore di lavoro, aveva effettuato delle soste non autorizzate durante l’attività di lavoro. Gli Ermellini hanno ritenuto che, nel caso di specie, la sanzione espulsiva fosse sproporzionata rispetto all’illecito addebitato al lavoratore.

In precedenti occasioni, tuttavia, la Cassazione aveva risolto la questione giungendo ad esiti opposti. In una decisione del 2015 [4], ad esempio, la Suprema Corte aveva confermato la legittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore che si era allontanato dalla sede aziendale in orari compresi tra le 6,30 – 6,45 e le 10,45 – 11,30 per trattenersi in bar o locali di tavola calda o comunque fuori della zona di attività dell’impresa, per conversare, ridere o scherzare con i colleghi.

La legittimità del recesso deve essere, dunque, valutata caso per caso, sulla base delle circostanze oggettive e soggettive che possono conferire maggiore o minore gravità alla condotta del lavoratore.


note

[1] Art. 7 D. Lgs. 66/2003.

[2] Art. 175, D. Lgs. 81/2008.

[3] Cass. n. 17065/2020.

[4] Cass. n. 20440/2015.


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4 Commenti

  1. Ecco è bene dirlo perché ci sono i soliti scansafatiche che con la scusa della pausa caffè e la sigaretta interrompono puntualmente il loro lavoro e non solo perdono tempo, ma fanno perdere del tempo anche ai colleghi. Mica l’azienda può risentire della mancanza di produttività di certi soggetti che vogliono fare i loro comodi e perdono tempo!

  2. Una persona deve essere onesta e fare una piccola pausa giusto per staccare quei 5 minuti necessari a riprendersi. Ma c’è chi si prende pure 15 minuti ogni ora. Mi sembra che si voglia essere pagati senza lavorare e senza portare i benefici all’azienda o all’ufficio pubblico. Questi soggetti andrebbero redarguiti come si deve perché c’è chi invece lavora senza sosta perché tiene a cuore il suo lavoro e le persone con cui lavora

  3. E non vi dico come si sono trasformate queste pause con la scusa dello smart working. Come al solito, chi è un furbetto in ufficio lo è anche a casa, anzi peggio. e poi ci si ritrova a dover coprire le mancanze altrui rischiando di creare un danno alla società. C’è sempre chi lavora tanto e chi la prende alla leggera in tutti i lavori e in tutte le tipologie contrattuali. Ma si sa che per molti il lavoro non è la priorità e fanno solo il minimo e indispensabile

  4. Pausa caffè? certi soggetti fanno pause interminabili e si spostano dalla propria postazione per le scuse più assurde, lasciando il lavoro in arretrato e trovandosi un malloppo di cose da fare, nella speranza che poi le faccia qualcun altro. C’è chi dice: tanto si tratta di soli 5 minuti. Ma in realtà non sono mai 5 minuti, ma si perde molto più tempo, anche ripetutamente. Ora, glielo dici una volta e poi due, ma poi devi chiedere di fermarsi oltre l’orario se quel lavoro non è stato portato a conclusione

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