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Revoca delle dimissioni: come e quando?

15 Maggio 2021 | Autore:
Revoca delle dimissioni: come e quando?

Quanto tempo ha il dipendente dimissionario per cambiare idea e non interrompere più il rapporto di lavoro?

Per contrastare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, ormai da anni sono entrate in vigore delle nuove modalità, valide per la generalità dei lavoratori dipendenti, per risolvere il rapporto di lavoro [1].

Le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro devono essere infatti effettuate esclusivamente con modalità telematiche, a pena di inefficacia. La comunicazione di dimissioni può essere inviata su un apposito form online, disponibile sul sito del ministero del Lavoro. Il modulo di dimissioni, una volta inviato, è trasmesso al datore di lavoro e all’Ispettorato territoriale del lavoro competente.

Ma che cosa succede se il lavoratore cambia idea e non vuole più rassegnare le dimissioni? La revoca delle dimissioni come e quando può avvenire?

Secondo quanto stabilito dalla legge, le dimissioni presentate online sono immediatamente efficaci, ma il lavoratore ha 7 giorni per il ripensamento, quindi per revocarle.

Rassegnare le dimissioni con modalità differenti da quelle telematiche le rende inefficaci, nella generalità dei casi: a questo proposito, bisogna comunque tener presente che non tutti i lavoratori devono presentare le dimissioni online, ma per particolari categorie sono previste procedure differenti. Inoltre, la nuova disciplina non costituisce una deroga al preavviso contrattuale che il lavoratore deve fornire al datore di lavoro, che va sempre rispettato. Ma procediamo con ordine.

Quali lavoratori non devono rassegnare le dimissioni online?

In base all’attuale normativa sulle dimissioni, la procedura on line è obbligatoria per la generalità dei lavoratori, fatta eccezione per:

  • i dipendenti pubblici;
  • i lavoratori domestici (esclusi i collaboratori domestici in somministrazione) e marittimi;
  • le lavoratrici, nel periodo tra la richiesta delle pubblicazioni del matrimonio e l’anno successivo alla celebrazione delle nozze, a pena di nullità;
  • le lavoratrici, durante il periodo di gravidanza;
  • le lavoratrici e i lavoratori, nei primi 3 anni di vita del bambino (o nei periodi equiparati in caso di adozione ed affidamento), a pena di inefficacia.

Nessuna procedura online è obbligatoria anche in relazione ai recessi:

  • intervenuti in una sede “protetta” (giudiziale, amministrativa, sindacale, arbitrale, o innanzi alla Commissione di conciliazione istituita presso l’Ispettorato territoriale del lavoro);
  • intervenuti innanzi alle Commissioni di certificazione;
  • effettuati nel periodo di prova.

Preavviso per dimissioni

Secondo quanto chiarito dal ministero del Lavoro [2], Nonostante le nuove modalità telematiche per l’invio delle dimissioni, restano ferme le regole generali in materia di preavviso. In sostanza, se le dimissioni presentate secondo il nuovo modello telematico non rispettano il termine di preavviso stabilito dal contratto collettivo applicato, sono immediatamente efficaci, ma obbligano il lavoratore a risarcire al datore di lavoro l’equivalente del periodo di mancato preavviso, fatte salve le ipotesi di dimissioni per giusta causa.

L’azienda riceve le dimissioni del lavoratore in data 6 aprile 2021 e il dipendente intende lavorare il periodo di preavviso prescritto dal Ccnl, pari nel caso di specie a 20 giorni di calendario: il preavviso inizia a decorrere dal giorno successivo alla presentazione delle dimissioni, cioè dal 7 aprile 2021; in base alle indicazioni del Contratto collettivo applicato, il preavviso si conclude il 26 aprile 2021; di conseguenza, la data da riportare nel modulo di dimissioni è il 27 aprile 2021 (primo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro).

Revoca delle dimissioni

Come inizialmente osservato, il dipendente che ha rassegnato le dimissioni con l’apposita procedura telematica ha 7 giorni di tempo per revocarle, utilizzando la medesima procedura. Trascorso questo termine, il dimissionario non può più procedere alla revoca.

Secondo una nota sentenza della Cassazione [3], comunque, il lavoratore può revocare le dimissioni se dimostra di averle rassegnate in stato di stress e di turbamento psicologico.

Se il dipendente è vittima di mobbing o di altre condotte illecite, da parte del datore di lavoro o dei colleghi e si licenzia per questo motivo, può sempre ripensarci.

In base a quanto chiarito dalla Suprema Corte, per la precisione, in casi simili manca temporaneamente una vera e propria capacità di intendere e volere: in pratica, l’interessato, a causa di un forte stato emotivo e non per propria effettiva volontà, perde momentaneamente la facoltà di comprendere il significato e le conseguenze del proprio gesto, con cui cessa il rapporto di lavoro.

Le dimissioni rassegnate dal dipendente per via di un forte stress lavorativo e di conseguenti malattie accertate, quindi, sono annullabili: è sufficiente lo stato di temporanea alterazione dell’equilibrio psichico in cui versa il lavoratore per l’annullamento, non è richiesta la verifica di un conclamato stato di incapacità di intendere e di volere.

Come si revocano le dimissioni?

Alla procedura di revoca delle dimissioni si può accedere all’interno dell’area riservata del portale Clic Lavoro, dalla stessa sezione Dimissioni volontarie. In particolare, per i 7 giorni successivi alla rassegnazione delle dimissioni, accanto al tasto “nuovo”, attraverso il quale si accede ad una nuova procedura di dimissioni, appare il tasto “revoca”, mediante il quale revocare, appunto, il precedente recesso dal rapporto di lavoro.

Bastano le dimissioni per cessare il rapporto di lavoro?

La cessazione del rapporto di lavoro può comunque non risultare o non avvenire, nonostante siano state rassegnate le dimissioni. L’invio delle dimissioni telematiche non annulla, infatti, l’obbligo di inviare la comunicazione di cessazione ai servizi per l’impiego, in capo al datore di lavoro, Unilav cessazione: l’azienda deve sempre inviarla, entro 5 giorni dalla data effettiva in cui il rapporto è terminato.

Non ha alcuna rilevanza, a tal fine, la data indicata nelle dimissioni telematiche: ciò significa che datore di lavoro e dipendente possono anche accordarsi per spostare la data di cessazione del rapporto, o per non risolverlo affatto.


note

[1] Art.26 D.lgs. 151/2015.

[2] Ministero del Lavoro, circ. 12/2016.

[3] Cass. sent. n. 30126/2018.


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