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Le Guide Partita IVA per giovani: ecco i costi per aprirla. Conviene?

Le Guide Pubblicato il 27 gennaio 2014

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Alcuni consigli pratici per gli under 35 in cerca di un regime fiscale conveniente: quanto costa aprire la partita IVA? È davvero vantaggiosa per un giovane appena laureato?

Sempre più giovani diventano titolari di una partita Iva, segno anche della crisi economica che spinge le nuove leve a cercare nell’autoimprenditorialità una soluzione alla disoccupazione. La Partita Iva non è più un regime tipico dei liberi professionisti, ma anche dei creativi (fotografi, musicisti, registi, programmatori, ecc.) e di giovani imprenditori freschi di laurea.

I principali destinatari restano comunque i professionisti: architetti e ingegneri, avvocati neo iscritti o praticanti con il patrocinio, fisioterapisti e commercialisti.

Ma quanto costa aprire una partita Iva se si ha meno di 35 anni? E conviene davvero?

Le spese

Per chi sbriga le pratiche da solo, l’apertura della partita Iva è del tutto gratuita.

Se, invece, si affida la pratica al proprio commercialista, si potrà spendere una somma tra 200/250 euro a seconda di quale delle due categorie ci si voglia iscrivere:

a) commerciante o artigiano (imprenditore individuale):

il pagamento dello studio si aggira in media sui 200 euro di cui

– 50 euro per l’apertura della partita Iva,

– dai 110 euro in su per l’iscrizione alla Camera di Commercio o per l’iscrizione all’Albo degli artigiani, 50 euro per l’iscrizione all’Inps in gestione commercianti o artigiani.

b) libero professionista (imprenditore autonomo):

in questo caso si spendono 50 euro per l’apertura della partita Iva e 50 euro per l’iscrizione all’Inps separata.

I vantaggi dei “nuovi minimi”

Chi ha la partita Iva ha la possibilità di dedurre dal compenso tutti i costi lavorativi. Inoltre può accedere al regime fiscale dei “superminimi” (imposta sul reddito del 5%, con tempistiche più elastiche proprio per professionisti sotto i 35 anni d’età).

Per quanto riguarda le deduzioni fiscali, il titolare della partita Iva ha il diritto di detrarre da quanto guadagna tutti i “costi inerenti” alla sua attività. Se l’inerenza è completa, la deduzione è del 100%. Viceversa, se l’inerenza è parziale, la deduzione scatta con determinate percentuali. Ad esempio un abbonamento telefonico è considerato inerente solo a metà perché può servire non solo per la vita lavorativa, ma anche per telefonate private: pertanto è soggetto a una deduzione del 50%. L’acquisto di un manuale, invece, è considerato del tutto inerente e può essere dedotto al 100%.

Quanto alle tasse, le neo-partite Iva rientrano nello schema fiscale dei cosiddetti “nuovi minimi” che prevede una tassa fissa sul reddito del 5% e il taglio dell’Iva sulle fatture da emettere. In più, i propri compensi non sono assoggettabili a ritenuta d’acconto e non si prevede l’applicazione di studi di settore.

Può accedere a tale regime fiscale chi abbia ricavi inferiori ai 30mila euro nei 12 mesi che hanno preceduto l’apertura della partita Iva, purché non utilizzi dipendenti o collaboratori, anche se vincolati da formule elastiche come il contratto a progetto.

Per maggiori informazioni si rinvia all’approfondimento: “Il regime fiscale dei minimi per giovani e professionisti

Per chi ha appena iniziato a lavorare conviene davvero aprire la partita Iva?

Dipende. Il confine tra lavoro abituale e lavoro occasionale può essere sfumato. “Varia molto a seconda del tipo di attività. Ad esempio, se si conduce un’attività commerciale e ci si mantiene sempre sotto la soglia di 30mila euro, tra tasse e acquisti di merce si rischia di perdere più di quello che si è ottenuto con agevolazioni e “nuovi minimi” del caso.

note

Autore immagine: 123rf.com


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