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Rinvio della causa a sette anni: per il giudice nessuna sanzione disciplinare

27 gennaio 2014


Rinvio della causa a sette anni: per il giudice nessuna sanzione disciplinare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2014



Non rischia la sanzione disciplinare il magistrato che rinvia le cause a sette anni: il giudice deve lasciarsi uno spazio per poter fissare a breve le le questioni più urgenti.

Il magistrato che dispone un rinvio della causa a distanza anche di sette anni non subisce alcuna sanzione disciplinare: egli, infatti, non può fissare un numero di cause pari al limite delle sentenze che può emettere, altrimenti poi mancherebbe lo spazio per poter assicurare a breve le cause più urgenti.

È questa la sintesi di una sentenza emessa questa mattina dalla Cassazione [1] che ha assolto sette magistrati di Corte d’Appello ai quali era stato addebitato di avere rinviato la decisione di numerose cause con rinvii a distanza anche di 4/7 anni, benché sarebbe stata possibile la definizione in termini più brevi in relazione ai carichi di lavoro.

Massima libertà per i magistrati.

A parere della Suprema Corte, ogni giudice è libero di autoregolarsi la propria agenda del processo se la dilazione non appare palesemente incongrua in relazione ai carichi di lavoro e alla difficoltà dei processi.

Così il magistrato ben può organizzarsi le udienze secondo priorità stabilite non in base all’anzianità della causa (ossia dell’ordine di iscrizione a ruolo) ma in base alle caratteristiche dei processi pendenti sul ruolo, della loro difficoltà, dell’urgenza legata ad alcune vicende specifiche o alle caratteristiche del procedimento. Con la conseguenza che eventuali rinvii particolarmente distanti nel tempo non possono originare alcuna responsabilità disciplinare se giustificati, appunto, per dar priorità ad altri fascicoli ritenuti più urgenti o importanti.

È, infatti, del tutto ovvio – dice la Cassazione – che se ogni giudice fissasse per la decisione un numero di cause pari al limite delle sentenze che può redigere in un anno, non avrebbe poi spazio per poter fissare a breve le cause che presentassero connotati di urgenza.

La Corte comunque non perde l’occasione per censurare quegli atteggiamenti di alcuni magistrati volti a procrastinare le decisioni senza motivo apparente se non quello di scansare il lavoro, allontanando in là nel tempo le decisioni, allo scopo di alleggerire l’impegno più imminente.

note

[1] Cass. sent. n. 1516 del 27.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com

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