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Mantenimento figlio: si può ridurre se ha troppi soldi?

15 Maggio 2021
Mantenimento figlio: si può ridurre se ha troppi soldi?

La riduzione dell’assegno al minore è ammessa per fatti sopravvenuti, tali da giustificare un peggioramento delle condizioni economiche del soggetto obbligato.

Ti sei separato da tua moglie dopo undici anni di matrimonio. In realtà, sapevi fin dall’inizio che le cose tra voi non avrebbero funzionato a lungo. Adesso, sei libero di ricominciare e di frequentare altre persone. L’unico problema riguarda l’assegno che corrispondi per il tuo bambino di 7 anni. Ritieni, infatti, che la somma di mille euro al mese sia estremamente eccessiva per un ragazzino, nonostante la tua situazione economica agiata.

In questo articolo faremo il punto della situazione sul mantenimento del figlio: si può ridurre se ha troppi soldi? Devi sapere che, in caso di separazione o divorzio, il genitore non collocatario è obbligato a versare al minore un contributo periodico per far fronte alle sue esigenze di vita. L’entità dell’assegno viene decisa dal giudice sulla base del tenore di vita goduto dal bambino prima della crisi coniugale e dei redditi di mamma e papà. Il soggetto obbligato, però, può domandare la riduzione dell’importo solo qualora sia sopravvenuto un peggioramento della propria situazione patrimoniale.

Mantenimento figlio: di cosa si tratta?

Il dovere dei genitori di provvedere all’educazione, all’istruzione ed al mantenimento della prole non viene mai meno, neppure in caso di separazione o divorzio. L’unica ipotesi in cui la mamma e il papà non sono più tenuti ad occuparsi dei figli dal punto di vista economico è quando gli stessi raggiungono la maggiore età e provvedono a se stessi autonomamente.

Chiarito questo concetto, vediamo di capire cosa succede quando due coniugi decidono di lasciarsi. In situazioni del genere, è prassi che il giudice ponga a carico del genitore non collocatario l’obbligo di corrispondere all’altro (generalmente, ogni mese) una somma di denaro per il figlio. Come ti ho già anticipato in premessa, il tribunale deve quantificare l’importo tenendo conto delle attuali esigenze del minore, in rapporto al suo tenore vita goduto durante la convivenza con mamma e papà ed ai redditi di quest’ultimi. La ragione è molto semplice: si vuole evitare di pregiudicare la crescita e la formazione del bambino, la cui quotidianità risulta già stravolta dalla separazione dei genitori.

Mantenimento figlio: cosa comprende?

L’assegno di mantenimento corrisposto a favore del figlio copre tutte quelle spese qualificate come “ordinarie”, cioè relative alle sue abitudini quotidiane (come, ad esempio abbigliamento, vitto, alloggio, ecc.). Per tutte le altre spese necessarie per far fronte ad eventi imprevedibili ed eccezionali (come, ad esempio, un master universitario, un apparecchio ai denti, un viaggio all’estero, ecc.), i genitori devono provvedervi entrambi nella misura del 50% ciascuno.

Mantenimento figlio: si può ridurre se ha troppi soldi?

A questo punto, vediamo quando il genitore può rivolgersi al giudice per chiedere la riduzione del mantenimento corrisposto al figlio minore. Partiamo da un esempio.

A seguito della separazione, Tizio è tenuto a versare alla moglie la somma di 1500 euro per il loro figlio di appena 8 anni. Ritenendo la somma eccessiva rispetto alle esigenze del bambino, Tizio si rivolge al giudice per chiederne la riduzione.

Ebbene, la Corte di Cassazione [1] ha sancito, in un caso simile all’esempio riportato, che l’entità della somma versata al figlio minore a titolo di mantenimento deve essere parametrata alle sue attuali esigenze di vita che, ovviamente, dipendono dalle risorse economiche di entrambi i genitori. Ne consegue che se i coniugi lavorano e hanno un tenore di vita agiato, allora devono garantire al minore le medesime condizioni godute prime della separazione.

Pertanto, la revisione dell’assegno di mantenimento, ossia la possibilità di domandare al giudice un aumento oppure una riduzione della somma, è ammessa solamente in caso di circostanze sopravvenute che determinano un miglioramento o un peggioramento delle condizioni economiche del beneficiario o dell’obbligato. Pensa, ad esempio, al coniuge che ha perso il lavoro oppure ha messo al mondo un altro figlio. In queste ipotesi, è lecito chiedere una riduzione dell’importo versato, in quanto è cambiata la situazione reddituale di colui che è tenuto a corrispondere l’assegno stabilito in sede di separazione. Lo stesso discorso, tuttavia, non vale se il motivo per cui si chiede la revisione è unicamente quello di evitare che il figlio abbia molti soldi in quanto, come già detto, ciò che conta sono le esigenze attuali del bambino e la disponibilità economica dei genitori.

Mantenimento figlio: come chiedere la riduzione?

A questo punto, avrai capito che l’entità del mantenimento stabilita in sede di separazione non è fissa, ma potrebbe subire delle modifiche se variano le condizioni economiche dei coniugi. Entrambi, infatti, sono legittimati a rivolgersi al giudice per ottenere un aumento oppure una riduzione dell’importo.

In particolare, la misura del mantenimento del figlio può essere ridotta nelle seguenti ipotesi:

  • peggioramento della situazione economica del genitore obbligato: pensa, ad esempio, se il papà tenuto a corrispondere l’assegno viene licenziato da un momento all’altro per cause indipendenti dalla sua volontà;
  • creazione di un nuovo nucleo familiare: ad esempio, la nascita di un altro figlio frutto di una convivenza more uxorio con un’altra persona.

Ovviamente, la riduzione dell’assegno non è automatica, ma è necessario depositare un ricorso in tribunale e chiedere la modifica del provvedimento emesso dal giudice in sede di separazione. È importante sottolineare che devono essere allegate tutte le prove volte a dimostrare il peggioramento della situazione patrimoniale ed economica del genitore obbligato.


note

[1] Cass. civ. ord. n. 0303/2021 del 13.01.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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