Covid: sfratto per il bar che riapre e non paga l’affitto

27 Gennaio 2021
Covid: sfratto per il bar che riapre e non paga l’affitto

Esercenti inadempienti coperti solo fino a un certo punto dal decreto Cura Italia: chi rialza la saracinesca e continua a non saldare deve lasciare i locali.

Finché il lockdown ha comportato la chiusura forzata, dunque zero incassi, per i titolari di attività con locale in affitto, ritardi o mancati pagamenti potevano essere giustificati.

Se, però, l’attività riapre e comunque il titolare continua a non versare il canone mensile, il padrone delle mura può ottenere lo sfratto. Lo dice una sentenza della sesta sezione civile del tribunale di Roma, la numero 17729 del 2021.

Il giudice Massimo Corrias ha fissato al 28 febbraio l’esecuzione dello sfratto di un commerciante cinese residente nella Capitale. L’uomo ha un bar tabaccheria e paga mensilmente un affitto per il locale in cui ha sede l’attività.

Il bar tabaccheria è rimasto chiuso durante il lockdown. È tuttora chiuso al pubblico ma può fare asporto e consegne a domicilio, dal momento che Roma, come tutto il Lazio e le altre regioni italiane, si trova in zona arancione. Tra la primavera scorsa e oggi, comunque, aveva riaperto per un periodo; dunque, l’attività era ripartita.

Inoltre, i ritardi dell’esercente nel saldo dell’affitto erano risalenti a prima della pandemia. Il decreto Cura Italia giustifica lo stop all’adempimento e, dunque, al dovere di pagare il canone, soltanto a causa della chiusura forzata per il lockdown. Non copre anche mancati pagamenti precedenti o successivi.

Quando il proprietario del locale ha intimato lo sfratto, il titolare del bar ha detto che avrebbe pagato. Le trattative tra locatario e locatore non vanno in porto e, passato il lockdown, l’uomo continua a non saldare.

Dunque, se le sue difficoltà erano ampiamente giustificate tra marzo e maggio 2020, per effetto del decreto Cura Italia e delle eccezionali chiusure imposte dall’emergenza, i ritardi successivi non possono essere ammessi. Ecco perché si può procedere a liberare l’immobile.



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