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Ecco come chiedere il rimborso delle imposte pagate e non dovute

28 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2014



Il contribuente che ha diritto al rimborso deve inoltrare l’apposita richiesta all’ufficio competente entro determinati termini.

 

Chi, per errore proprio o dell’Amministrazione Finanziaria, paga un’imposta non dovuta o superiore rispetto a quella dovuta ha diritto al rimborso. È quanto si verifica, per esempio, quando il contribuente versa l’imposta o gli interessi e accessori sulla base di una dichiarazione dei redditi sbagliata, di un avviso di accertamento che contiene errori di calcolo, di un atto di riscossione duplicato ecc.

In questi e altri casi, il contribuente vittima dell’errore ha diritto ad essere rimborsato dal Fisco secondo i termini e le modalità che esamineremo e che variano a seconda del tipo di imposta.

In ogni caso il diritto di chiedere il rimborso si prescrive in dieci anni dalla data del pagamento dell’indebito.

Rimborso di imposte dirette (Irpef, Ires, Irap)

Il contribuente interessato al rimborso deve presentare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data del versamento. La richiesta presentata oltre tale termine è inefficace così come è inefficace la richiesta presentata ad un ufficio non competente.

Se il versamento riguarda ritenute indebitamente operate e versate, l’istanza di rimborso può essere presentata sia dal sostituto di imposta (cioè colui che ha versato – per esempio il datore di lavoro -) che dal sostituito (colui che ha subito la ritenuta – per esempio lavoratore -) [1].

 

Rimborso di imposte indirette (IVA, imposta di registro, ecc.)

L’istanza di rimborso deve essere presentata all’ufficio che gestisce il tributo indebitamente pagato entro un termine di decadenza che varia in base al tipo di imposta. In particolare:

entro tre anni dalla data del versamento non dovuto in caso di imposta di registro, imposta sulle successioni e donazioni, imposta ipotecaria e catastale, imposta sugli intrattenimenti, tributi doganali, tassa di concessione governativa;

entro due anni nel caso delle accise e dell’Iva e in tutti i casi in cui la legge disciplinante l’imposta non preveda un termine specifico [2].

Con riguardo all’Iva, il termine biennale non riguarda i crediti d’imposta non derivanti da indebito. Infatti, quando dalla dichiarazione annuale Iva emerga un’eccedenza (derivante dal superamento dell’Iva a credito), il diritto di credito del contribuente può essere compensato con debiti di imposta diversi dall’Iva o “riportato a nuovo” per compensare i debiti degli anni successivi o ancora chiesto a rimborso nella dichiarazione annuale [3].

Nel caso in cui il contribuente opti per il rimborso, può richiederlo nella dichiarazione annuale relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto di credito.

 

Rimborso d’ufficio

Come si è visto, il rimborso è generalmente subordinato all’istanza del contribuente. In alcune ipotesi, invece, il rimborso deve avvenire d’ufficio: cioè l’Amministrazione finanziaria, non appena riscontra un credito del contribuente, è tenuta a rimborsarglielo di propria iniziativa.

È il caso dei crediti risultanti durante il controllo formale o la liquidazione della dichiarazione dei redditi oppure delle somme indebitamente riscosse a causa di errori materiali e duplicazioni imputabili all’Agenzia delle Entrate.

Attenzione: la richiesta di rimorso finora esaminata riguarda le ipotesi in cui le somme indebitamente versate non siano state riscosse mediante ruolo dall’Amministrazione finanziaria. Quando vi è stata già iscrizione a ruolo delle imposte, infatti, il contribuente può tutelarsi chiedendo sia l’annullamento del ruolo che la condanna dell’Amministrazione finanziaria al rimborso delle somme indebitamente riscosse. In questo caso al rimborso provvederà l’Agente della riscossione su incarico dell’ufficio dell’Agenzia delle entrate [4].

note

[1] In questo caso il termine di decadenza decorre, per il sostituto, da quando ha versato se l’imposta o la ritenuta non erano dovute fin dall’origine, e, per il sostituito, da quando ha subito la ritenuta.

[2] Art. 21 D. Lgs. n. 546/1992.

[3] D. Lgs. n. 241/1997.

[4] Art. 26 D. Lgs. n. 112/1999.

Autore immagine: 123rf.com

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