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Chi paga le spese processuali in caso di estinzione del processo?

29 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2014



Se le parti rinunciano alla causa o non compiono gli atti necessari alla sua prosecuzione: ecco chi paga le spese del giudizio.

Se il processo civile si estingue, le spese processuali si ripartiscono tra le parti secondo regole diverse a seconda del motivo di estinzione. In particolare occorre distinguere tra:

  • estinzione per rinuncia agli atti (le parti si mettono d’accordo e dichiarano di rinunciare al processo);
  • estinzione per inattività delle parti (le parti, dopo aver trovato l’accordo, decidono di non presentarsi più in giudizio, circostanza che consente al giudice, dopo due udienze, di cancellare la causa dal ruolo).

Estinzione per rinuncia agli atti

Tale ipotesi ricorre quando una o più parti rinunciano a proseguire il giudizio e tale rinuncia è accettata dalle altre parti che avrebbero potuto avere interesse alla sua prosecuzione.

In questo caso, il giudice, se rinuncia e accettazione sono regolari, dichiara l’estinzione del processo.

Per esempio: si pensi a Tizio che, durante la causa, comprende di aver torto e, allora, chiede alla controparte Caio di poter chiudere il giudizio senza arrivare alla sentenza definitiva che, molto probabilmente, lo vedrebbe soccombere. Se Caio accetta, i due ex contendenti potranno non presentarsi alla successiva udienza. In tal caso, il giudice, constatata la mancata comparizione delle parti, rinvia a un’ulteriore data. Se anche in questa seconda udienza consecutiva le parti non sono presenti, la causa viene cancellata dal ruolo del magistrato.

Salvo diverso accordo, le spese processuali sono a carico del rinunciante il quale deve rimborsare le altre parti. Si pensi al caso di chi agisce in giudizio e poi abbandona la causa: egli deve rimborsare le parti che sono state costrette a costituirsi nel giudizio e affrontare le relative spese.

Tale regola non è, tuttavia, inderogabile: la legge ammette, infatti, la possibilità che le parti si accordino diversamente, dividendo le spese [1].

Estinzione per inattività delle parti

L’ipotesi di estinzione per inattività delle parti sussiste quando queste ultime non compiano, nei termini appositamente fissati, quegli atti necessari alla prosecuzione del processo (per esempio: non riassumano il giudizio dopo la sospensione o l’interruzione dello stesso oppure non rinnovino l’atto di citazione nonostante l’ordine del giudice).

Per esempio: si pensi a Tizio che, durante la causa, decede, lasciando come eredi Caio e Sempronio. La causa, in tali ipotesi si interrompe affinché gli atti vengano notificati agli eredi. Se tale adempimento non viene rispettato, la causa si estingue.

In questo caso le spese del processo estinto sono a carico delle parti che le hanno anticipate [2]. In altre parole, ciascuno paga il proprio avvocato e le spese che ha già sostenuto.

In ogni caso, quando sorga una controversia circa l’estinzione del processo e il giudice si sia pronunciato sulla stessa tramite sentenza, la ripartizione delle spese processuali segue il principio di soccombenza: il giudice, cioè, condanna alle spese la parte che ha perso la causa [3] oppure può decidere di compensare le spese tra le parti (il che avviene, per esempio, quando la controversia è stata di difficile interpretazione e soluzione) [4].

Inoltre, indipendentemente dalla soccombenza, il giudice condanna una parte al rimborso delle spese che ha causato all’altra per aver violato i doveri di lealtà processuale [5].

note

[1] Art. 306 cod. proc. civ.

[2] Art. 310 cod. proc. civ.

[3] Art. 91 cod. proc. civ.

[4] Art. 92 cod. proc. civ.

[5] Art. 88 cod. proc. civ.

Autore Immagine: 123rf.com

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