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Che succede se l’avvocato non versa parte dei contributi

30 Gennaio 2021 | Autore:
Che succede se l’avvocato non versa parte dei contributi

Se l’iscritto alla Cassa forense non effettua tutti i versamenti dovuti, l’annualità può essere comunque accreditata ai fini della pensione?

Un periodo di difficoltà economica, un errore di calcolo o una semplice dimenticanza: se l’avvocato non versa alla Cassa forense tutti i contributi dovuti, qualunque ne sia la causa le conseguenze possono risultare molto gravi.

Che succede se l’avvocato non versa parte dei contributi? Se l’iscritto alla Cassa forense non adempie con esattezza all’obbligo contributivo, versando tutto il dovuto, può perdere l’accredito dell’annualità ai fini della pensione. A questo proposito, però, occorre fare una distinzione tra le pensioni con decorrenza precedente e quelle con decorrenza successiva all’entrata in vigore del Regolamento per la costituzione della rendita vitalizia reversibile [1]: la possibilità di recuperare le annualità inefficaci ai fini pensionistici, difatti, è differente nelle due ipotesi.

Dal 2021, la costituzione della rendita vitalizia per le annualità non utili a pensione a causa di omissioni contributive è disciplinata dal Regolamento Unico della previdenza forense.

La problematica è stata affrontata e chiarita dalla Cassazione, con una nuova ordinanza [2]. La Suprema corte chiarisce, comunque, che nessuna disposizione di legge prescrive il mancato accredito dell’annualità ai fini della pensione, in caso di versamenti inferiori ad una determinata soglia.

Ma procediamo con ordine.

Quali sono i contributi dovuti dall’avvocato?

Il legale iscritto a Cassa forense è obbligato a versare:

  • un contributo soggettivo [3], commisurato al reddito Irpef e determinato sulla base di scaglioni di reddito, con una misura minima predeterminata;
  • un contributo integrativo, corrispondente a una maggiorazione percentuale su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari ai fini dell’Iva.

Che cosa succede se l’avvocato versa meno contributi del dovuto?

Nessuna disposizione della legge professionale [3] prescrive che l’annualità non possa essere accreditata ai fini della pensione, se i versamenti risultano inferiori ad una determinata soglia: non è infatti previsto il cosiddetto minimale per la pensionabilità, come quello disposto per i lavoratori dipendenti.

Non è nemmeno previsto, tuttavia, il principio di automaticità delle prestazioni: in sostanza, l’avvocato non ha diritto alle prestazioni di previdenza della Cassa forense per il solo fatto di svolgere l’attività professionale, al contrario di quanto disposto per i dipendenti, che hanno diritto alle prestazioni Inps per il solo svolgimento dell’attività lavorativa subordinata (salvo prescrizione della contribuzione).

Gli anni non interamente contribuiti sono utili a pensione?

In base a quanto chiarito dalla Cassazione [2], poiché la legge [3] non prevede un ammontare minimo per l’accredito di un anno di contribuzione, se l’avvocato versa solo parte dei contributi previdenziali non perde l’accredito dell’annualità ai fini della pensione.

La carenza della normativa, infatti, può essere superata dalla cassa di previdenza adottando controlli rigorosi su comunicazioni e dichiarazioni inviate dagli iscritti, attuabili con l’ausilio della tecnologia.

In pratica, prevale l’esigenza di certezza dei rapporti giuridici rispetto a quella dell’esatta corrispondenza, senza limiti di tempo, delle annualità contribuite rispetto a quelle utili alla pensione: l’utilità ai fini pensionistici degli anni non interamente contribuiti non si scontra con il principio di uguaglianza, né lede il principio di solidarietà su cui si basa il sistema previdenziale.

Non rileva il fatto che Cassa forense abbia previsto, dal 2006, un Regolamento per la costituzione della rendita vitalizia reversibile [1], poi sostituito dal “Regolamento per il recupero di anni resi inefficaci a causa di parziale versamento di contributi per i quali sia intervenuta la prescrizione”, in seguito dal “Regolamento recupero anni inefficaci per contribuzione prescritta” ed infine dal Regolamento unico della previdenza forense.

Secondo la Cassazione, in particolare, la rilevanza dei regolamenti elencati non sussiste:

  • se la pensione ha una decorrenza antecedente all’entrata in vigore del primo regolamento;
  • se la Suprema corte non ha la possibilità di conoscere la data di decorrenza della pensione.

Come recuperare gli anni non interamente coperti?

In base al nuovo Regolamento unico della previdenza forense [4], gli anni di iscrizione alla Cassa per i quali risulti accertata un’omissione, anche parziale, nel pagamento di contributi, che non possono più essere richiesti per intervenuta prescrizione:

  • sono considerati inefficaci ai fini del riconoscimento del diritto a pensione;
  • risultano ugualmente inefficaci per il calcolo dello stesso trattamento pensionistico.

I contributi soggettivi versati per gli anni considerati inefficaci sono, comunque, rimborsabili su domanda, salvo che l’interessato, nel caso di omissione contributiva parziale, si avvalga dell’istituto della rendita vitalizia.

Come funziona la rendita vitalizia per gli avvocati?

Se l’avvocato, in relazione a una o più annualità, risulta non aver versato tutta la contribuzione dovuta, in base al Regolamento unico della previdenza forense [5]:

  • se non è intervenuta la prescrizione, può versare la quota mancante e recuperare l’intera annualità ai fini pensionistici;
  • se è intervenuta la prescrizione, può essere ammesso, a richiesta, alla costituzione di una rendita vitalizia

La rendita corrisponde al beneficio pensionistico riferito agli anni parzialmente scoperti, che diventano utili alla maturazione del diritto a pensione.

Può chiedere la costituzione della rendita vitalizia sia l’avvocato iscritto alla Cassa forense che un suo superstite avente diritto a pensione, a condizione che non sia intervenuta la decadenza dell’iscritto.

La costituzione della rendita vitalizia deve riguardare tutti i periodi per i quali vi sono contributi omessi e prescritti: non è possibile recuperare solo alcuni periodi.

L’avvocato deve provvedere al pagamento integrale ed in unica soluzione dell’ammontare necessario alla costituzione della rendita vitalizia, entro 120 giorni dal ricevimento della comunicazione da parte di Cassa forense, a pena di decadenza del beneficio.

Il pagamento dà diritto, all’atto del pensionamento, ad una rendita vitalizia reversibile, che integra la pensione e ha la stessa decorrenza del trattamento pensionistico, considerando anche il periodo recuperato.

La pensione integrata dalla rendita vitalizia decorre invece dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione, se questa è posteriore alla maturazione dei requisiti.

Quanto costa la costituzione della rendita vitalizia?

Per la costituzione della rendita vitalizia, l’avvocato richiedente deve corrispondere alla Cassa Forense un importo pari alla riserva matematica, da riproporzionare in base alla contribuzione omessa e dovuta.

Semplificando:

  • si calcola l’ammontare della pensione virtualmente spettante alla data della domanda di costituzione della rendita, considerando le annualità da recuperare;
  • si calcola l’ammontare della pensione virtualmente spettante alla data della domanda di costituzione della rendita, senza considerare le annualità da recuperare;
  • si calcola la differenza tra i due valori;
  • si moltiplica la differenza per il coefficiente di riserva matematica [6];
  • il risultato, o riserva matematica, si moltiplica per il contributo non versato e si divide per l’intero contributo dovuto.

La formula da utilizzare è la seguente:

  • Riserva matematica x Contributo omesso/ Contributo dovuto

In ogni caso, l’importo della riserva matematica da versare non può essere inferiore a quanto dovuto dall’iscritto per contributi non pagati, sanzioni ed interessi.

Entro quando si deve chiedere la costituzione della rendita vitalizia?

La domanda di costituzione della rendita vitalizia va inviata, a pena di decadenza, entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione con la quale la Cassa Forense dà notizia all’interessato delle omissioni contributive prescritte.

La Cassa deve:

  • indicare le modalità ed i termini per la presentazione della domanda di ammissione al beneficio;
  • comunicare al richiedente l’importo da versare per la costituzione della rendita vitalizia;
  • indicare il termine di pagamento.

L’avvocato iscritto può comunque richiedere la costituzione della rendita vitalizia in qualsiasi momento che preceda il ricevimento della comunicazione da parte di Cassa forense.

L’interessato decade dal beneficio:

  • se decorre inutilmente il termine stabilito per la presentazione della domanda di costituzione della rendita vitalizia reversibile;
  • se non effettua il pagamento integrale del dovuto.

note

[1] «Regolamento per la costituzione della rendita vitalizia reversibile in caso di parziale omissione di contributi per i quali sia intervenuta la prescrizione» deliberato dal Comitato dei delegati del 16/12/2005 e approvato con delibera interministeriale del 24/07/2006

[2] Cass ord. 694/2020 649/2021

[3] Art.10 L. 576/1980.

[4] Art.29 Regolamento unico della previdenza forense.

[5] Art.30 Regolamento unico della previdenza forense

[6] Art.2 L. 45/1990.

Autore immagine: 123rf.com


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