Diritto e Fisco | Editoriale

Padri separati: quali diritti?

28 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2014



Nonostante la legge preveda la parità dei genitori nei rapporti coi figli, anche dopo la separazione, si tratta di una dichiarazione spesso formale, perché i padri continuano ad avere un ruolo marginale nella cura dei figli.

 

Ne è passato di tempo da quando i nostri nonni uscivano al mattino per lavorare e portare i soldi in casa, lasciando i figli (spesso tanti) alle cure delle mogli, delle zie o di quelli che, nella famiglia allargata, se ne potevano prendere cura.

Nel corso degli anni, la figura paterna ha avuto un grosso cambiamento socio-culturale, mostrandosi sempre più desiderosa di veder tutelato il proprio ruolo non solo di sostegno materiale ed economico per la famiglia, ma anche di compartecipe alla crescita affettiva ed emotiva dei propri figli.

Ma, come noto, nel nostro Paese le cose non sempre vanno come dovrebbero. E, in caso di separazione dei coniugi, si sente sempre dire che i diritti dei padri vengono spesso calpestati. Sebbene la legge preveda la parità dei genitori nella cura e educazione dei figli, è proprio cosi?

La legge, almeno sul piano formale, afferma che i genitori sono uguali nei rapporti coi figli: essi hanno, nei loro confronti, non solo gli stessi doveri, ma anche gli stessi diritti [1]. Se da un lato, infatti, il figlio ha diritto a essere istruito, mantenuto ed educato dai propri genitori,  dall’altro questi ultimi hanno diritto a poter stare con la propria prole anche in caso di successiva separazione (tale, infatti, è lo scopo dell’istituto dell’affido condiviso [2], regola generale in caso di separazione).

Ma, di fatto, il ruolo paterno, nella maggior parte dei casi, non viene tenuto nella giusta considerazione.

Essere padre oggi in Italia per molti significa dover lottare quasi quotidianamente per vedere riconosciuto il proprio diritto a un tempo adeguato da trascorrere con i propri figli, per poterli educare, ascoltare e crescere, e a uno spazio fisico da condividere che non sia relegato a parchi gioco, cinema, fast food o case dei nonni.

I padri sono spesso spaventati dall’idea di non poter più frequentare i propri figli, vivendo la sensazione di perdere un pezzo di vita che, invece, hanno il pieno diritto di vivere tanto quanto le madri (per un approfondimento leggi l’articolo: “Mobbing familiare: quando un genitore ostacola il diritto di visita dei figli”).

La legge, le sentenze e qualsiasi provvedimento di un giudice hanno certamente importanza; ma – non va dimenticato – sono spesso il frutto delle guerre tra genitori, delle richieste formulate nei giudizi, delle prove esibite, delle consulenze psicologiche sui bambini, insomma della esasperazione del conflitto. Vi sono peraltro modi diversi di affrontare i problemi della separazione, percorrendo strade alternative alla causa, come quella della mediazione familiare o del diritto collaborativo.

 

Prassi giudiziaria

Non esistono, dunque, dei diritti dei padri separati, ma essi sono semmai quelli di vedersi garantiti dalla legge gli stessi diritti delle madri.

E in effetti, nonostante le nuove normative in materia di affido condiviso, è innegabile che, nel corso del tempo, si sia consolidata una prassi giudiziaria che, in misura percentuale, finisce col privilegiare le madri quali punto di riferimento nella cura e nella educazione dei figli,  stabilendo la collocazione prevalente della prole presso di loro e la conseguente assegnazione della casa familiare.

Per tale prassi, l’Italia è stata “bacchettata” dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in più di un’occasione. Emblematica, in tal senso, è una sentenza [3] secondo la quale i tribunali italiani non sono in grado di garantire i diritti dei padri separati con strumenti adeguati. In tale pronuncia, i giudici  hanno condannato l’Italia per non aver protetto una bambina, da anni privata della figura paterna dalla madre, condannata per calunnia, diffamazione, violazione delle sentenze.

I giudici di Strasburgo hanno accertato la violazione del diritto alla vita privata e familiare del papà e della bambina poiché “è stata resa impossibile la costruzione di una relazione stabile con la figlia”,  essendo state messe in campo dal Tribunale – per ristabilire i contatti tra genitore e figlio – “solo misure automatiche e stereotipate”, come la delega della gestione degli incontri ai servizi sociali, piuttosto che  misure più dirette e specifiche in relazione al caso concreto.

La contribuzione economica

Per quanto concerne, poi, gli aspetti economici della separazione, il più delle volte, ai padri viene assegnato un semplice ruolo di contribuzione economica alla famiglia, attraverso l’obbligo (senz’altro necessario), stabilito dal giudice, del versamento di un assegno di mantenimento per i figli  (oltre a quello spesso dovuto al coniuge) pari, in media, a un terzo dei propri redditi.

Ebbene, facendo le dovute eccezioni, va invece detto che, in oltre la metà dei casi di separazioni, i padri che hanno figli minori o figli maggiorenni non economicamente autonomi, appartengono a categorie sociali di ceto medio-basso (come operai, impiegati); ciò comporta un evidente pericolo che la separazione possa creare uno stato di povertà in tali soggetti.

Non solo la crisi economica in atto, ma anche l’inevitabile impoverimento della famiglia conseguente alla separazione, fa stimare che oggi siano circa 800mila i padri separati a rischio povertà in Italia. Molti di loro si rivolgono alla Caritas o ad altre strutture benefiche per trovare un posto in cui dormire o un pasto caldo da consumare.

In pratica, molti padri, prima messi in grado di dividere e condividere le risorse all’interno della propria famiglia, con la separazione sono messi in ginocchio.

Per tale motivo, esistono su tutto il territorio nazionale oltre settanta associazioni, spesso “intitolate ai padri separati”, e che, a dispetto del nome, si propongono un sostegno delle famiglie disgregate, con l’obiettivo di dare dignità alla genitorialità,  battendosi affinché i bambini siano messi nelle condizioni di frequentare entrambi i genitori, come la legge prevede.

 

Si tratta di associazioni che offrono ai genitori le adeguate informazioni e assistenza in merito a tutto ciò che dovranno affrontare nell’eventuale iter giudiziario, anche in merito ai risvolti psicologici di una separazione.

Vorrei concludere con una riflessione: spesso, per la propria separazione si cerca l’avvocato che sia in grado di farci vincere la nostra causa. Ma, specialmente pensando ai nostri figli, possiamo davvero parlare di vittoria? Ed è davvero una causa solo nostra?

note

[1] Art. 30 costituzione, art. 147 e 148 cod. civ.

[2] La Legge 8 febbraio 2006, n° 54.

[3] Corte Europea de Diritti dell’Uomo, sent.29 gennaio 2013.

Autore immagine: 123rf.com

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7 Commenti

  1. per favore vorrei un aiuto.Sono un padre separato da ben16 anni,avevamo l’abblico di mantenere io una bambina e lei un’altra.da premettere che la separaziona l’ha voluto leri, perche’ si era innamrata di un’altro uomo, mi ha cacciato fuori di casa si e’ preso tutto lei.Ora dopo tanta disperazione ho trovato un’altra donna mi sno sposato ed ho due bambini di 4 e 7 anni.Adesso la mia ex mi manda il conto dell’arretrato che n0n ho dato all’altra figlia ora 19 anni.Posso chiedere la rinuncia a questo assegno?poso dire no! non posso darteli visto che la mamma si e’ fragato tutt e mi ha lasciatop in mezzo ad una strada?ed or CHE HO PRESO UN PO’DIGNITA’ MI CHIEDONO SOLDI?VI PREGO RISPONDETEMI

  2. Riscontro che nel mio caso, come peraltro denunciato senza alcun risultato, sono stati i giudici a mettermi in condizioni di grave difficoltà non solo stabilendo un assegno esoso ed incontrollato per un bambino di due anni, ma anche sottomettendomi ad ulteriori oneri derivandi dalla distanza come acquisto di una adeguata vettura, spese di viaggio per prendere e riportare il figlio presso la casa materna spese di mantenimento di mio figlio quando era con me. Il tutto ammontava ad oltre mille euro al mese. Denunciai che per quanto sforzi potessi fare non avrei per molto tempo potuto far fronte a tali pesi e che prima o poi non sarei più stato in grado di prendere mio figlio oltre ad avere problemi personali per vivere la quotidianità. Avevo chiesto in prima istanza che mio figlio fosse collocato presso la casa paterna senza alcun onere per la madre che poteva vederlo e portarlo con se quando voleva compatibilmente con i bisogni di nostro figlio. Non mi è stato accordato, mi è stato permesso di prelevarlo per una settimana al mese e di dare alla madre seicento euro al mese. La madre con stipendio di 1.700 euro ed io di 1900 euro. Spese di prelievo e rientro 220 euro mensili (sicilia – Calabria) più albergo all’occorrenza più le spese e gli sprechi per tenere il bambino una settimana al mese. La madre lo consegnava non dotato dell’occorrente a cui provvedevo io. L’assegno successivamente e dopo spese legali sostanziose fu diminuito a 402.50 euro compresa rivalutazione., ma ormai il danno era fatto e mi sono trovato in gravissime difficoltà eonomiche. Oggi malgrado corrisponda l’assegno regolarmente non sono più nelle condizioni di prelevere mio figlio. Aggiungo: Tantissime volte la madre nei giorni previsti non lo ha consegnato, tutto denunciato ed archiviato. La madre mai mi ha reso partecipa della vita di mio figlio, ha cambiato tre residenze, tre asili nido e e lo ha iscritto a scuola senza mai informarmi di nulla, bugie e artifici sono il frutto del suo operato.

  3. Brava, complimenti. Sei una delle pochissime Donne in Italia che hanno il coraggio di dire la verità. Per i motivi da te riportati ho deciso in questi ultimi tempi di: 1) Non sposarmi per alcun motivo al mondo. 2) Se proprio dovessi rimbecillire a tal punto di farlo, non in Italia né in qualsiasi altro dell’Europa Occidentale. 3) Mia moglie, nel caso rimbecillissi, non sarebbe cittadina di uno stato dell’Europa Occidentale. 4) Non lo farò mai, al massimo convivenza non registrata. 5) Non mi interessa avere figli e prediligo tutte quelle Donne che non ne possono realmente avere.

  4. Sono separato da 15 mesi ed ho due figli uno di 17 ed uno di 5. Può la mia ex moglie costringermi a vedere i miei figli senza la presenza della mia nuova compagna?

    1. Separato da poco anche io e non intendo presentare nessuna donna ai miei figli, credo di poerli solo destabilizzare, non voglio sostituire la figura della mamma ( parere personale)

    2. ciao, ci tenevo a risponderti anche se sono una donna. Io mi chiamo Sara e sono compagna di un uomo con un bimbo di 4 anni, purtroppo lui a molti problemi con la madre del bambino ed io naturalmente non sono accettata da lei sentendomi chiamata anche T…A o P…..A. Il bambino con me sta benissimo e abbiamo stabilito un bel rapporto, ma questo non basta alla madre perché più di una volta lo porta via al papà. Io vedo soffrire e piangere il mio fidanzato tutti i giorni perché vede suo figlio 4 ore alla settimana… Quindi ti do un consiglio da donna diversa forse dalle altre, lei ti metterà sempre in difficoltà, tu e la tua compagna combattete per questo, perché se tutti si tirano indietro o si inginocchiano davanti alle mamme crudeli non vincerete mai. Tanti auguri a te e alla tua compagna e combatti sempre per ciò che ami.

  5. Buona sera mi chiamo Rodella guido vorrei gentilmente sapere da qualcuno che a esperienza in separazioni se l’uomo in caso di separazione consensuale può usufruire del divorzio breve, e visto che ho lasciato la mia meta casa a mia figlia e ho messo in condizione la mia ex di essere tranquilla cioè in una casa con tutto perché io ho lasciato come era dovendo affittare una casa e comprare mobili per vivere, ora il lavoro si è dimezzato, e sono in affitto di conseguenza alla fine del mese non rimane niente, Allora se chiedo il divorzio in comune oltre a 16 euro della pratica, la mia ex potrebbe chiedermi ancora qualcosa visto che essa è economicamente indipendente?

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