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9 cose da sapere sugli investigatori privati

28 Gennaio 2021
9 cose da sapere sugli investigatori privati

Attività di detective: ecco tutti i segreti delle agenzie investigative. Cosa possono fare e che valore hanno le prove raccolte. 

Li abbiamo visti nei film, coperti sempre da un impermeabile e un cappello, muniti di cannocchiale e macchina fotografica, mimetizzati nell’ombra, nascosti dentro un’auto o tra le pagine di un quotidiano. In verità, quella dell’investigatore privato è una vera e propria professione, con tanto di regolamentazione. Si tratta insomma di un mestiere come potrebbe essere quello dell’ingegnere, del commercialista, dell’avvocato. Anzi, con quest’ultimo ha più di un punto in comune: la conoscenza delle leggi, delle norme che regolano le prove in un processo, che disciplinano la privacy e numerosi altri aspetti della vita quotidiana. Ecco perché, ad oggi, per diventare investigatore privato è obbligatorio possedere una laurea attinente a materie giuridiche (come giurisprudenza, criminologia o scienze delle investigazioni).

L’immaginario collettivo li dipinge come 007, agenti in missione di cui nessuno conosce l’identità. Magari, sono loro stessi a non rivelare la propria professione per non essere scoperti mentre sono all’opera. Potrebbero essere nostri conoscenti, che si spacciano come imprenditori o che crediamo essere disoccupati quando invece sono ombre di altre persone: oggi di un dipendente che si finge malato per non andare a lavorare, domani del socio di una società che sta spacciando alla concorrenza i segreti industriali, dopodomani di una moglie che tradisce il marito con l’amante. 

Chi sono gli investigatori privati? Cosa fanno? Dove si nascondono? È vero che possiamo trovarli anche sotto casa nostra, pronti a pedinarci quando andiamo al lavoro o usciamo con gli amici e a spifferare al loro cliente tutto ciò che facciamo? Ecco allora 9 cose da sapere sugli investigatori privati che vi apriranno gli occhi su questa misteriosa categoria.

Chi è davvero un investigatore privato?

L’investigatore privato è un professionista come tanti altri. La sua attività è assolutamente lecita, tant’è che è regolamentata da un decreto ministeriale del 2010 [1] che stabilisce, tra le tante cose, le condizioni e l’iter per avviare questa attività in forma individuale o imprenditoriale.

Del resto, per chi ancora avesse dubbi, nel nostro Paese è legale pedinare le altre persone, se ciò non avviene all’interno di luoghi privati come il condominio o l’ambiente di lavoro. È anche legale spiare gli altri e fotografarli di nascosto con lo zoom di una potente macchina fotografica o un cannocchiale. 

Addirittura, come tanti altri professionisti, anche l’investigatore privato ha le sue specializzazioni: c’è quello esperto in ambiti privati (come ad esempio le questioni familiari, matrimoniali, la ricerca di persone scomparse, ecc.); quello rivolto agli ambienti aziendali (che magari controlla i dipendenti o la fuga di informazioni riservate come il know-how); quello competente in materia commerciale (che verifica gli ammanchi e le differenze negli inventari); quello che fa indagini patrimoniali sulle persone per consentire ai creditori di eseguire i pignoramenti. E poi ci sono gli investigatori specializzati nell’ambito assicurativo, che stanano le truffe alle assicurazioni, o quelli esperti di processi, delegati dagli avvocati nella ricerca delle prove per le cause.

Insomma, tutte le volte in cui c’è da fare un’indagine molto complicata e complessa, che richiede tempo e competenze, ecco che entra in scena un investigatore. Investigatore che chiaramente, essendo un soggetto privato, avrà un proprio cachet che di solito si basa sulle ore di lavoro.

È legale assumere un investigatore privato?

Non dovete pensare alle agenzie investigative come a case di appuntamenti dove, per avere un incontro, bisogna vantare amicizie e confidenzialità. Al contrario, si tratta di comuni esercizi aperti al pubblico, reperibili su internet o qualsiasi altro elenco telefonico. 

Chiunque si può rivolgere a un investigatore privato, concordare il prezzo per l’incarico e poi pagarlo in piena trasparenza con la carta di credito o il bancomat.

L’unico limite è imposto dallo Statuto dei lavoratori che stabilisce il divieto, per il datore, di effettuare controlli sul personale dipendente mentre svolge le proprie mansioni, attraverso soggetti esterni. Ma questo divieto cade non appena il dipendente finisce il proprio turno e varca i cancelli dell’azienda. Da quel momento in poi, torna ad essere un comune cittadino e può pertanto subire un pedinamento. Ad esempio, il datore di lavoro potrebbe mettergli alle calcagna un investigatore privato per controllare se, durante i giorni di malattia, va allegramente a spasso con gli amici o se chiede dei permessi per degli scopi diversi da quelli imposti dalla legge. O se svolge un secondo lavoro per conto della concorrenza.

Come si diventa investigatore privato?

Come dicevo in partenza, per diventare investigatore privato bisogna rispondere a una serie di requisiti fissati da un decreto ministeriale [1]. Bisogna innanzitutto possedere una laurea attinente alle attività investigative, bisogna fare una pratica di tre anni presso un investigatore privato autorizzato (che ha un’esperienza di almeno 5 anni); è necessario possedere i requisiti morali previsti dalla legge, non aver riportato condanne penali, aver frequentato dei corsi di formazione e aggiornamento professionali riconosciuti dalle Regioni e accreditati dal ministero dell’Interno.

Bisogna poi richiedere una licenza al prefetto presentando un progetto operativo in cui si indica l’attività che si vuole svolgere, l’ambito territoriale della stessa, le tecnologie utilizzate, ecc. 

Ottenuta l’autorizzazione del prefetto, è necessario iscriversi alla Camera di Commercio, gestione commercianti e aprire una partita Iva.

Come avvengono gli appostamenti?

Nessuno ha mai visto un investigatore privato all’opera. E se così fosse vorrebbe dire che non è un buon investigatore. La loro capacità è infatti quella di non farsi notare e, nello stesso tempo, raccogliere prove. Prove attraverso fotografie o filmati. Ecco perché gli appostamenti avvengono proprio come si vede nei film: dentro l’abitacolo di un’automobile o tramite pedinamenti furtivi. 

Quando l’agenzia investigativa è organizzata con più persone, è probabile che, per non destare sospetti, l’investigatore messo alle calcagna di una persona cambi quotidianamente. Così nessuno si accorge di essere seguiti sempre dallo stesso individuo. 

Peraltro, l’investigatore parte già con una base di informazioni riservate sul soggetto da pedinare, fornitegli dal proprio cliente: abitudini quotidiane, orari di lavoro, domicilio, hobby, amicizie. In questo modo, lo 007 ha già dei primi riferimenti da cui iniziare la propria attività.

Che valore hanno le prove di un investigatore?

Le prove che fornisce un investigatore sono innanzitutto documentali: ci sono le fotografie, le registrazioni audio e i filmati. L’investigatore fornisce poi al proprio cliente un report, un’analisi scritta dettagliata di ciò che ha fatto e visto. 

La rilevanza però che queste prove hanno in un eventuale processo non è diversa da quella attribuita all’attività di qualsiasi altro privato. La fotografia fatta da un detective ha lo stesso valore di quella fatta da un comune cittadino. E lo stesso dicasi per i filmati e le registrazioni. Del resto, l’investigatore non è un notaio o un pubblico ufficiale le cui affermazioni hanno pieno valore legale.

Questo significa che nessun valore ha il report scritto, perché si tratta di un’attività di parte, priva di alcun riscontro obiettivo. Invece, le fotografie, i filmati e le registrazioni fanno prova solo se la loro attendibilità non è contestata e scalfita dall’avversario. Così, ad esempio, se il marito, inchiodato dalle foto che lo ritraggono mentre incontra un’altra donna, afferma che gli scatti si riferiscono al periodo anteriore al matrimonio e non c’è modo di dimostrare il contrario, l’immagine non potrà valere come prova contro di lui. 

Ecco perché, il più delle volte, per non rendere vana l’attività degli investigatori, li si chiama a testimoniare davanti al giudice: la loro deposizione, infatti, in quanto testimoni oculari, ha rilievo nel processo e diventa prova a tutti gli effetti.

L’investigatore può pedinare e usare microspie?

L’investigatore può svolgere pedinamenti, stando attento però a non ingenerare ansia nella vittima (nel qual caso incorrerebbe in un reato). Deve poi preservarne la privacy, per cui non può ad esempio fotografarla mentre è in casa, appollaiato su un albero o su un balcone adiacente. 

Non può usare microspie e registratori invisibili (le cosiddette “cimici”). Non può neanche registrare una conversazione telefonica intrattenuta dal soggetto “pedinato” all’interno della propria auto nella quale il detective ha inserito di nascosto un registratore.

L’investigatore può registrare una conversazione da lui intrattenuta con il soggetto “controllato”, anche a insaputa di quest’ultimo. Registrare una conversazione tra presenti del resto è lecito, anche all’insaputa degli altri. Non è legale invece lasciare un registratore e allontanarsi in un altro luogo: chi registra deve essere presente al dialogo, anche se non partecipa in forma attiva (rimanendo cioè muto). 

Quali sono i principali incarichi di un investigatore privato?

Ecco alcuni degli incarichi più frequentemente affidati agli investigatori privati:

  • controllo delle false malattie dei dipendenti e dell’uso dei permessi (si pensi ai permessi previsti dalla legge 104);
  • controllo sulla fuga di notizie riservate attinenti informazioni commerciali (know-how e altri segreti industriali);
  • controllo di relazioni adulterine da parte di coniugi;
  • controllo del tenore di vita di un ex coniuge o dell’avvio di una convivenza con un nuovo partner, ai fini della riduzione o cancellazione dell’assegno di mantenimento;
  • controllo delle consistenze patrimoniali di un debitore nei cui confronti avviare un pignoramento, accertando se ha beni intestati, redditi, investimenti, ecc.;
  • controllo sull’affidabilità di un imprenditore, verificandone eventuali fallimenti pregressi, protesti, ecc.;
  • controllo di furti in azienda e uso indebito dei badge.

Quanto costa un investigatore privato?

Non esistono tariffe imposte per gli investigatori privati. Ciascuno è libero di fare il proprio prezzo. In generale, i prezzi variano in base all’impegno, alla durata e alla complessità dell’incarico. In alcuni casi, le parcelle vengono effettuate in base alle ore di lavoro. Si va dalle 1.500 euro per 5 giorni di indagini per una infedeltà coniugale alle 2.500 euro per 7 giorni di pedinamenti su un dipendente falsamente malato.

Cosa può fare e cosa non può fare un investigatore privato?

Per finire, vediamo schematicamente tutto ciò che può fare e che non può fare un investigatore privato in modo tale da sapere in anticipo cosa ci si può aspettare da queste figure. 

Lo 007 può:

  • fare pedinamenti;
  • scattare foto e girare filmati, purché ciò avvenga in luogo pubblico o aperto al pubblico;
  • registrare conversazioni che avvengano in sua presenza;
  • effettuare sopralluoghi anche in luoghi privati, purché vi sia il consenso del titolare del posto;
  • avvalersi di strumenti di localizzazione Gps satellitare, onde ad esempio monitorare gli spostamenti di un’autovettura;
  • raccogliere informazioni estratte da documenti di libero accesso anche in pubblici registri come visure immobiliari, catastali, registro protesti, ecc.;
  • avvalersi di collaboratori.

L’investigatore privato non può invece:

  • intercettare telefonate che avvengono tra altre persone oppure conversazioni tra persone non presenti;
  • introdursi in luoghi privati senza permesso;
  • effettuare riprese audio e/o video all’interno di privata dimora senza consenso;
  • accedere a conto corrente personale o ad altri dati coperti dalla privacy.

note

[1] Dm n. 269/2010.

Autore immagine: depositphotos.com


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