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Come distinguere un vincente da un perdente

28 Gennaio 2021
Come distinguere un vincente da un perdente

Invidia, autostima, atteggiamento critico verso se stessi e verso gli altri: le distinzioni tra un vincente e un perdente. 

«Sai cos’è che distingue in vincente da un perdente? Il rimontare in sella quando hai ricevuto un calcio nei denti» si dice nel film Le Riserve. Vincente non è chi vince, ma chi affronta la vita con animo propositivo: è chi perde ma non si dà per vinto, è quello che cade e si rialza, è quello che non si lascia abbattere. Il che vuol dire che siamo tutti un po’ vincenti, anche chi non crede di esserlo. Non esistono in teoria veri perdenti. Tutti infatti affrontiamo le nostre difficoltà quotidiane: tutti abbiamo problemi col lavoro, subiamo sconfitte, umiliazioni, difficoltà economiche. E ciò nonostante andiamo avanti, col nostro carico più o meno gravoso, a volte anche controvoglia. Se non è questo “essere vincenti”, cos’altro lo è?

Bene, dopo questa infornata di autostima possiamo comunque individuare alcuni comportamenti che fanno di una persona un vero vincente e che possono aiutarla a raggiungere più facilmente i propri obiettivi. Ecco allora come distinguere un vincente da un perdente.

Quando vedi gli altri che fanno meglio di te cosa provi?

Cosa fai se vedi un tuo concorrente che fa meglio di te? Puoi provare ammirazione, invidia, sconforto, puoi girare gli occhi dall’altra parte e fingere che non esista, puoi trovargli la pagliuzza nell’occhio per giustificare la differenza che c’è rispetto a te. Ognuna di queste reazioni nasconde una diversa attitudine personale.

L’invidia, in sé per sé, può essere un sentimento produttivo quando ti stimola a fare meglio. Qualcuno la chiama “sana invidia”. Copiare, in questo caso, non è sbagliato. Lo stesso progresso si basa su una corsa col testimone, dove gli ultimi arrivati raccolgono l’esperienza dei primi e la tramandano ad altri, migliorandola laddove possibile e sicuramente personalizzandola. Pensa alla musica: le contaminazioni nascono proprio da un mix di differenti esperienze che vengono copiate e trasfuse in un nuovo prodotto.

Non vergognarti di prendere spunto, ispirazione e anche di copiare ciò che gli altri fanno meglio di te. Se ti è possibile, avvicinali, diventane amico, studiali da vicino per capire come migliorarti.

L’invidia fine a se stessa non può che nuocere solo a chi la prova, senza peraltro danneggiare o influire sul successo del concorrente. L’invidia paralizza: non consente di migliorarsi. È un sentimento sterile, che merita di essere sepolto. Eppure, c’è chi non ne può fare a meno. O c’è chi, quando vede qualcun altro fare meglio di sé, ne valorizza gli errori per rafforzare la propria autostima. Tapparsi gli occhi davanti all’evidenza, però, non cambia la realtà. L’obiettività, ma soprattutto un sano atteggiamento critico verso se stessi, è la prima chiave per renderti un vincente reale. 

Se sai apprezzare l’individualità altrui, sei un vincente. Se invece non sai riconoscere i meriti degli altri e ne trovi sempre i difetti, dentro di te prevale la parte del perdente.

Come ti comporti con gli altri?

Una caratteristica tipica del vincente è l’autenticità. Il vincente non si vergogna di essere ciò che è, consapevole del fatto che in ognuno di noi c’è una parte di vincente e una di perdente. Il vincente non nasconde i propri insuccessi, ne parla con disinvoltura e senza vergogna; nello stesso tempo, non esaspera i propri successi, non ne fa un vessillo: ne parla come semplici esperienze di vita, come tutte le altre. È consapevole che, in un solo giorno, può perdere tutto ciò che ha conquistato e, pertanto, non si innamora di se stesso e dei suoi risultati. La sua umiltà è anche sinonimo di sicurezza. 

Il vincente non si vergogna dei propri sentimenti: è sensibile ed empatico. È sostanzialmente spontaneo.

Il perdente invece indossa una maschera: costruisce un personaggio intorno a sé in cui, a volte finisce, finisce per credere. È tipico il caso di chi ha bisogno di sentirsi chiamato con il proprio titolo professionale, anche al di fuori degli ambienti lavorativi, perché si riconosce solo in quello e non come persona umana, dotata di una propria individualità e autenticità. Pensate a chi si fregia del titolo di professore e pretende di essere chiamato in questo modo in ogni circostanza. Si tratta di metodi che servono a rafforzare un’autostima che altrimenti mancherebbe per gli altri aspetti connessi alla persona.

Come ti comporti con te stesso?

Cosa vedi quando sei davanti allo specchio? Se apprezzi la tua individualità alla pari di quella degli altri, in te prevale un atteggiamento vincente. Se comunichi a te stesso i tuoi reali sentimenti, le tue paure, i tuoi sogni, sei un vincente. Sei hai fiducia nelle tue capacità ma le sottoponi ciò nonostante a critica e le eserciti quotidianamente, sei un vincente.

Ma se dai la colpa dei tuoi problemi agli altri, alla società, all’ambiente attorno, alle tue esperienze passate (magari ai tuoi genitori, alla tua ex moglie, ai tuoi amici) sei un perdente. Sei un perdente se non riesci a spolverarti di torno il passato, se gli errori sono per te un peso, una vergogna e non uno stimolo a migliorarti. 

Il perdente è concentrato su se stesso: si compiange e si lamenta. E in questa lamentela trova tutte le giustificazioni ai propri insuccessi. 

Come organizzi il tuo lavoro?

Il vincente organizza il proprio lavoro partendo da se stesso. Il vincente non ha bisogno di stimoli provenienti dall’esterno. È autonomo per antonomasia. Non fa affidamento sugli altri: non pensa inizialmente a delegare i propri compiti ma intende sperimentarli in prima persona. Parte quindi valutando ciò che è in grado di fare da solo. Non teme pertanto il fallimento, anzi lo mette nel business plan della propria vita. 

Il perdente, caratterizzato da poca autostima, organizza invece il proprio lavoro gestendo il lavoro degli altri e, quindi, delegando dall’inizio il più possibile. È difficile che un perdente si assuma la responsabilità delle proprie iniziative e tende sempre ad affidare i compiti agli altri anche per attribuire a questi ultimi le colpe del proprio fallimento.  

Come ti senti la mattina quando ti svegli?

Il vincente è propositivo e speranzoso: nel futuro vede potenzialità, occasioni e, per questo, non solo non lo teme, ma gli va incontro con emozione. Il momento migliore della giornata per il vincente è quindi la mattina appena sveglio. È lì infatti che si misura con se stesso e con le prospettive delle successive 24 ore. Non ho mai visto un vincente alzarsi stanco, demoralizzato e già sconfitto prima di iniziare. Il perdente, invece, è proprio così. Teme la sveglia, avverte un senso di dolore e pesantezza nell’intraprendere i propri compiti quotidiani, anche quelli più semplici. A volte, poco sincero anche con se stesso, non riesce a rivelare al proprio io quanto detesti ciò che fa. Si trascina così, sino a sera, possibilmente senza pensare che un altro giorno è stato in definitiva sprecato. 

A volte, pensiamo al modo migliore per ammazzare il tempo. Come se poi non fosse il tempo ad ammazzare noi…



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