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Vaccino Covid: cosa dice il contratto AstraZeneca-Ue

28 Gennaio 2021 | Autore:
Vaccino Covid: cosa dice il contratto AstraZeneca-Ue

L’azienda non si è mai impegnata a fornire le dosi con frequenza settimanale ma trimestrale. Le conseguenze per l’Italia.

Nessun obbligo di fornitura settimanale ma soltanto trimestrale. Ecco il punto rilevante del contratto tra la casa farmaceutica britannica AstraZeneca e l’Unione europea che sta facendo discutere e che rischia, oltre che di avviare una battaglia legale, di compromettere i piani degli Stati dell’Ue sulla campagna vaccinale contro il Covid.

I contenuti dell’accordo siglato tra le parti, anticipato questa mattina in esclusiva dal Corriere della Sera, parlano chiaro: AstraZeneca non si sarebbe mai impegnata a consegnare le dosi ogni sette giorni ma ogni trimestre, sulla base delle quote fissate nel contratto. Nel corso di ogni trimestre, l’azienda può decidere se accelerare o rallentare il ritmo di distribuzione delle fiale, a seconda delle proprie esigenze di produzione. Quello che conta, insomma, è che ogni tre mesi venga garantita la fornitura prevista.

L’accordo, inoltre – sempre secondo il racconto del Corriere – non prevede granché in termini di penali. Per stabilire le responsabilità di AstraZeneca in caso di inadempimento trimestrale ci vuole un ulteriore contratto tra le parti. La penale può arrivare al 20% del valore delle dosi non consegnate, il che, per un’azienda come AstraZeneca, può non essere così destabilizzante. Di certo, la Commissione Ue non opterebbe per la risoluzione del contratto in un momento in cui si ha bisogno del vaccino come di mangiare e bere ogni giorno.

Tutto è nato dal taglio del 60% delle forniture annunciato qualche giorno fa, ancor prima del via libera dell’Ema (l’Agenzia europea per il farmaco) alla commercializzazione del vaccino inglese. In termini numerici, per l’Italia vuol dire avere a disposizione nel primo trimestre nemmeno 3,5 milioni di fiale contro i 16 milioni attesi in un primo momento, poi dimezzati a 8 milioni. Il nostro Paese non ha ancora un planning delle forniture settimanali ma solo di quelle trimestrali, come peraltro prevede il contratto firmato tra l’azienda farmaceutica e Bruxelles. Il che significa che la riduzione delle forniture è stata fatta in fase preventiva.

Si attende, infatti, l’ok di Ema e dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Che potrebbero decidere per la piena autorizzazione oppure di destinare il vaccino a una determinata fascia di età, probabilmente agli under 65 o a chi ha meno di 55 anni, visto che l’efficacia del vaccino AstraZeneca è inferiore nelle persone anziane. Questo potrebbe lasciare scoperto il piano italiano di agire, dopo aver vaccinato gli operatori sanitari, sugli over 80.



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