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Come si divide l’eredità quando manca il testamento?

16 Maggio 2021 | Autore:
Come si divide l’eredità quando manca il testamento?

La legge prevede un sistema di calcolo delle quote spettanti al coniuge, ai figli, ai genitori e ai fratelli del defunto, se questi non ha lasciato testamento.

Il Codice civile contiene una disciplina specifica per stabilire a chi spetta l’eredità quando una persona muore senza avere redatto testamento o quando le disposizioni ivi contenute non riguardano l’intero suo patrimonio. In tale ipotesi, si apre un tipo di successione, denominata legittima, complementare rispetto a quella testamentaria che avviene, appunto, tramite testamento.

Come si divide l’eredità quando manca il testamento? La ripartizione delle quote tra i chiamati all’eredità si effettua secondo un preciso ordine dipendente dal grado di parentela degli stessi con il defunto. Alcuni soggetti vengono prima di altri, in considerazione della particolare valenza affettiva che si reputa di per sé connaturata al rapporto familiare.

In particolare, le legge prevede che nella successione legittima, l’eredità si devolve ai legittimari – cioè al coniuge, ai discendenti (figli) e agli ascendenti (genitori) – ed agli eredi legittimi – ovvero ai collaterali (fratelli, sorelle e cugini), agli altri parenti entro il sesto grado e allo Stato, che intervengono nella successione solo in caso di mancanza dei legittimari [1].

L’eredità spetta anche al coniuge separato, tranne il caso in cui a quest’ultimo sia stata addebitata la separazione nella relativa sentenza, mentre non spetta al coniuge divorziato. In caso di addebito, il coniuge separato ha diritto ad un assegno vitalizio solamente se al momento dell’apertura della successione, godeva degli alimenti. Per quanto attiene ai figli, la legge equipara quelli adottivi a quelli nati fuori dal matrimonio e a quelli naturali.

Quali sono le quote dell’eredità nella successione legittima?

Per comprendere la ripartizione delle quote ereditarie nella successione legittima è opportuno fare alcuni esempi pratici delle possibili combinazioni tra i principali soggetti chiamati a succedere, rinvenibili in un’articolazione familiare.

Quindi, partendo dal presupposto che il defunto fosse sposato ed il coniuge è ancora in vita, se:

  • non ha lasciato figli, né ascendenti (genitori) e neanche collaterali (fratelli e sorelle), al coniuge superstite spetta tutta l’eredità [2];
  • vi è un figlio, 1/2 dell’eredità spetta al coniuge superstite e 1/2 spetta al figlio, anche se vi sono gli ascendenti e i fratelli o le sorelle del defunto;
  • i figli sono due o più di due, 1/3 dell’eredità spetta al coniuge e i residui 2/3 vanno divisi tra i figli in parti uguali, pur in presenza di ascendenti e di collaterali [3];
  • sono presenti gli ascendenti e non vi sono figli né fratelli/sorelle del defunto, 2/3 dell’eredità vanno al coniuge superstite mentre 1/3 va agli ascendenti in parti uguali;
  • sono presenti uno o più fratelli/sorelle del defunto e non vi sono figli né ascendenti, 2/3 dell’eredità spetta al coniuge ancora in vita e il restante 1/3 di eredità va ai fratelli/sorelle in parti uguali;
  • gli eredi sono i genitori e i fratelli/sorelle del defunto e non vi sono figli, 2/3 dell’eredità vanno al coniuge superstite e 1/3 di eredità va suddivisa tra gli ascendenti e i collaterali.

Invece, partendo dal presupposto che il defunto non si fosse mai sposato o il coniuge fosse già morto, accade che se ha lasciato solo:

  • un figlio, questi eredita tutto il suo patrimonio;
  • due o più figli, gli stessi ereditano in parti uguali [4];
  • i genitori e mancano figli, fratelli o sorelle o loro discendenti, il padre e la madre succedono in parti uguali [5]. Se mancano anche i genitori, succedono per metà gli ascendenti della linea materna e per metà quelli della linea paterna [6]. Se gli ascendenti sono di grado diverso (ad esempio un nonno e una bisnonna) eredita solo l’ascendente più prossimo (in questa ipotesi, il nonno);
  • i fratelli e le sorelle, questi succedono in parti uguali. Quando ci sono dei fratelli e delle sorelle unilaterali, ovvero che hanno in comune uno solo dei due genitori (si pensi ai figli di uno stesso padre ma di madri differenti o ai figli di una stessa madre ma di padri diversi), a questi spetta solo la metà dell’eredità che spetta ai fratelli e alle sorelle germani o bilaterali (a quelli, cioè, che hanno in comune entrambi i genitori). Pertanto, se ad esempio il defunto lascia un patrimonio di 300 e gli succedono un fratello bilaterale ed una sorella figlia della sola madre (cosiddetta “sorella uterina”), al fratello bilaterale spetta 200, mentre alla sorella unilaterale-uterina spetta solo 100 (la metà) [7];
  • i genitori e i fratelli/sorelle e mancano i figli, ai primi spetta non meno della metà dell’asse ereditario mentre la restante metà si suddivide fra i fratelli/sorelle [8];
  • parenti dal terzo al sesto grado, succedono quelli più prossimi – iniziando dagli zii, poi, i cugini, i prozii, ecc. – in parti uguali [9].

Cosa succede se non ci sono parenti?

Se non ci sono parenti, tutta l’eredità viene devoluta allo Stato senza necessità di accettazione e senza potervi rinunciare [10]. Lo Stato non è un comune erede, pertanto, non risponde dei debiti ereditari e del legati oltre il valore dei beni acquistati.

La devoluzione dei beni allo Stato può avvenire solo in presenza di determinati requisiti:

  1. il defunto doveva essere un cittadino italiano;
  2. mancano soggetti successibili, ovvero non c’è un testamento e non vi sono eredi o, pur essendoci, non vogliono accettare l’eredità o hanno compiuto gravi fatti lesivi nei confronti del defunto in vita e, quindi, sono “indegni a succedere”.

Quali sono i diritti del coniuge superstite

In mancanza di figli, ascendenti e fratelli/sorelle tutta l’eredità spetta al coniuge superstite, anche separato, purché senza addebito.

Se i coniugi erano in comunione dei beni, lo stato di comunione si scioglie e il coniuge superstite aggiunge alla sua metà il restante 50% dell’intero patrimonio. Altresì, al coniuge superstite, anche se concorre con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni [11].

In tema di unioni civili, la Legge Cirinnà [12] ha equiparato anche a livello successorio la parte dell’unione civile al coniuge, attribuendole gli stessi diritti che derivano dal vincolo matrimoniale. Dalla previsione legislativa rimangono escluse le coppie di conviventi eterosessuali.

Pertanto, in quest’ipotesi, per tutelare il proprio compagno o la propria compagna non rimane che il testamento, le cui disposizioni, però, in presenza di eredi legittimari, dovranno riguardare solo la quota disponibile dell’intero patrimonio ereditario.


note

[1] Art. 565 cod. civ.

[2] Art. 583 cod. civ.

[3] Art. 581 cod. civ.

[4] Artt. 566 e 567 cod. civ.

[5] Art. 568 cod. civ.

[6] Art. 569 cod. civ.

[7] Art. 570 cod. civ.

[8] Art. 571 cod. civ.

[9] Art. 572 cod. civ.

[10] Art. 586 cod. civ.

[11] Art. 540 cod. civ.

[12] L. n. 76/2016.


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