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Condizionatori sulla facciata dell’edificio: se l’assemblea vota no, vanno rimossi

28 Gennaio 2014
Condizionatori sulla facciata dell’edificio: se l’assemblea vota no, vanno rimossi

Il condomino non può posizionare il condizionatore sulla facciata dell’edificio se la delibera assembleare lo ha espressamente vietato perché la modifica danneggerebbe il decoro e l’estetica dello stabile, e ciò anche se gli stabili attigui invece lo permettano.

Se l’assembla dice “no”, è “no”! Qualora il condomino voglia installare, sul proprio balcone, un condizionatore, mentre la maggioranza degli altri condomini ritiene che ciò pregiudichi il decoro e l’estetica dello stabile, egli non potrà farlo o, diversamente, l’apparecchio dovrà essere rimosso. Inutile invocare, a proprio sostegno, la circostanza che sugli altri palazzi attorno sono presenti numerosi altri condizionatori, così da ritenere che, comunque, uno in più non potrebbe dare nell’occhio tanto da incidere sull’estetica dell’immobile.

È quanto disposto da una recente sentenza del tribunale di Milano [1].

Il padrone di casa, dunque, ha le mani legate dall’assemblea: senza l’autorizzazione del collegio non può posizionare l’impianto di condizionamento, tanto più se vi è l’esplicito divieto nel regolamento di condominio. In tal caso, si finirebbe peraltro per occupare illegittimamente delle parti comuni.

A favore di tale tesi, il giudice ha richiamato due argomentazioni:

1) innanzitutto, buone o cattive che siano, le disposizioni del regolamento condominiale hanno carattere vincolante e, quindi, sono obbligatorie per i condomini; così se esse prevedono il divieto di installare le macchine di caldo/freddo, non vi sono modi per aggirare il problema;

2) il codice civile [2] stabilisce che tutti i condomini possono servirsi della cosa comune, purché non ne alterino la destinazione e non impediscano agli altri condomini di farne lo stesso uso secondo il loro diritto. E non vi è dubbio che la facciata dell’edificio, su cui i condizionatori andrebbero collocati, rientrino tra le parti dello stabile in comunione.

Per il singolo condomino resta sempre la possibilità – sottolinea il tribunale meneghino – di realizzare un impianto di condizionamento nel proprio appartamento, ma giammai fuori dalla finestra o dal balcone, posto che tali impianti sono sporgenti e ben visibili da chiunque e, dunque, finiscono per modificare negativamente il prestigio e l’estetica del palazzo.


note

[1] Trib. Milano, sent. n. 12037/2013.

[2] Art. 1102 cod. civ.


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